Stop alle auto a benzina e diesel: l'Unione europea è divisa

Stop alle auto a benzina e diesel: l'Unione europea è divisa
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Il tema dello stop alla vendita di veicoli con motori a combustione interna, che siano a benzina o diesel, è delicatissimo in Europa. La differenza culturale dei rispettivi paesi e tra le industrie nazionali rende una scelta omogenea, che accontenti tutti, impossibile.

Secondo la testata Politico una coalizione di nove paesi ha chiesto alla Commissione Europea di fissare una tempistica definitiva per l'eliminazione graduale del motore a combustione interna. Fanno parte dell'alleanza Austria, Belgio, Danimarca, Grecia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi. Manca l'Italia, ma anche altri protagonisti dell'industria automobilistica come Germania e Francia. Inoltre anche la Norvegia, regina delle auto elettriche, stranamente non figura tra le nazioni coinvolte.

Un dato interessante è che nessuno dei nove paesi ha un ruolo primario nella produzione automobilistica. Di fatto il tessuto industriale di queste nazioni non verrebbe danneggiato se lo stop a benzina e diesel scattasse molto prima del 2050, anno in cui l'Unione europea vuole raggiungere l'obiettivo zero emissioni.

Le critiche più severe sono giunte da Daniel Caspary, europarlamentare capo della delegazione conservatrice tedesca: “è significativo che la maggior parte degli Stati membri che chiedono il divieto dei motori a combustione non abbiano quasi nessuna produzione di auto degna di nota”.

Matthias Schmidt, noto per le sue approfondite analisi sull'auto elettrica, ha chiarito a Politico il punto di vista tedesco sulla vicenda. Stando a Schmidt la Germania teme che l'eliminazione precoce dei motori tradizionali porti a ritardare la transizione all'elettrico. Un rapido stop alla produzione spingerebbe gli automobilisti a tenere più a lungo veicoli vecchi e più inquinanti, costringendo i governi a finanziare, tramite incentivi, il passaggio a modelli più ecologici.

Senza dubbio la Germania ha in ballo interessi economici enormi rispetto alle nove nazioni della coalizione. Al tempo stesso è evidente come le loro industrie, Volkswagen in primis, siano nel pieno della conversione elettrica. Un altro tema centrale è quello delle infrastrutture, un aumento repentino delle auto elettriche in circolazione porterebbe ad un collasso. A riguardo l'European Automobile Manufacturers' Association (ACEA), la T&E (Transport & Environment) e la BEUC European Consumer Organisation hanno inviato una lettera alla Commissione Europea: servono 3 milioni di colonnine entro il 2029. (foto cover: Volkswagen ID.3)

FONTE: Jalopnik
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