Salvini contro lo stop alle auto a benzina e diesel del 2035: 'Ci vuole un referendum'

Salvini contro lo stop alle auto a benzina e diesel del 2035: 'Ci vuole un referendum'
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A pochissimi giorni dalle elezioni politiche, che saranno il 25 settembre, partiti ed esponenti di spicco cercano di toccare quanti più argomenti possibile alla ricerca di voti fra i cittadini indecisi. Oggi Matteo Salvini della Lega ha parlato dello stop alle auto a benzina e diesel: "Faremo un referendum".

Come ben saprete, l'Unione Europea ha deciso che a partire dal 2035 non si potranno più vendere nuove auto a benzina, diesel, a metano o a GPL. Nelle concessionarie e online troveremo soltanto nuove auto elettriche alimentate a batteria o a idrogeno. Un provvedimento che in alcuni Stati d'Europa potrebbe benissimo applicarsi a partire dal 2023, pensiamo alla Norvegia dove le elettriche sono già la maggioranza assoluta fra le nuove immatricolazioni, ma che da noi trova più di un attrito.

Di certo la nostra infrastruttura non è pronta adesso, nel corso dell'estate abbiamo percorso 4.500 km in auto elettrica da nord a sud e ritorno proprio per capire lo stato di salute della nostra rete di ricarica, c'è però chi sta lavorando per rendere possibile e indolore lo switch nel 2035 (100 stazioni di ricarica Free to X entro il 2023). Matteo Salvini dal canto suo cerca obiettivamente di intercettare quei cittadini delusi dalla messa al bando delle nuove auto termiche (solo nuove, ricordiamole, non quelle vendute fino al 31 dicembre 2034), promettendo un referendum.

Queste le parole del leader della Lega: "Un referendum popolare sullo stop alla produzione dei veicoli benzina e Diesel dal 2035. Siano gli operai di Mirafiori e di tutta Italia a decidere. Devono essere gli italiani a dire sì o no alla follia contro cui la Lega si è battuta, imposta da Bruxelles, che mette fuori legge le auto a benzina e diesel dal 2035. Dire che non si producono più auto in Europa e si va avanti solo con l'auto elettrica significa licenziare a Torino e far lavorare a Pechino.
Ci vanno di mezzo i lavoratori italiani, gli operai e i commercianti. Se la Lega va al governo sarà referendum. Gli ultimi eurodiesel hanno emissioni zero e impatto ambientale zero, quindi è una scelta anti-italiana fatta dal Pd. Ed è giusto che sia il popolo italiano, con un referendum popolare che è il trionfo della democrazia, a dire sì o no alla chiusura delle fabbriche"
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Su queste pagine dovremmo mantenere un distacco professionale rispetto alle parole dei politici, non possiamo però non notare che si tratta di una narrazione un po' romanzata. La Cina ci sta divorando sul fronte delle auto elettriche perché nel nostro Paese gli investimenti sono rimasti immobili per anni, proprio perché le grandi aziende nazionali non hanno mai creduto sul serio allo switch. Prendersela ancora più comoda potrebbe significare essere - nei prossimi anni - schiacciati ancora di più dalla Cina, dagli USA e da qualsiasi altro Paese abbia già deciso (o deciderà) di investire pesantemente in veicoli elettrici e in infrastruttura di ricarica.

Regolamentazione europea o no, dovremmo in ogni caso lavorare per evolvere l'industria, aggiornare gli impianti nazionali (e dunque non perdere neppure un posto di lavoro) e migliorare la rete di ricarica, solo in questo modo il nostro Paese sarà davvero competitivo. In caso contrario allungheremo soltanto di qualche anno l'inevitabile fine dei motori termici. Per quanto possano essere validi questi motori oggigiorno, UE e sempre più Stati USA stanno scegliendo lo stop dal 2035 (la California dice stop ai nuovi motori termici), il loro declino è già scritto, sono decine le grandi aziende che hanno già interrotto lo sviluppo e molto presto accadrà alla produzione. Ma, come giustamente ha detto Salvini, saranno gli italiani - eventualmente - a scegliere.

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