Richiamate 100.000 vetture Opel, la società si oppone e si difende

Richiamate 100.000 vetture Opel, la società si oppone e si difende
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Dopo lo shock di ieri, in seguito alle perquisizioni delle autorità tedesche nelle sedi di Kaiserslautern e Rüsselsheim, Opel risponde alle presunte accuse.

Il caso riguarderebbe 95.000 unità delle Opel Zafira, Cascada e Insignia prodotte fra il 2013 e il 2016, per le quali è stato disposto un richiamo ufficiale dal Ministero dei Trasporti tedesco. Un richiamo davvero indigesto per la compagnia, che si sta difendendo con le unghie e con i denti tramite note stampa ufficiali.

In una di queste, Opel ha dichiarato di essere assolutamente in regola e di non aver alterato nulla, nel comparto software delle auto. Al contrario, sembra che la società abbia già aggiornato molte delle auto "incriminate", con motori diesel 1.6 e 2.0, richiamandone a migliaia negli ultimi mesi.

Sotto accusa infatti ci sarebbero dei software non autorizzati: secondo AutoNews gli inquirenti avrebbero trovato ben cinque software non previsti installati sulle auto diesel del marchio, da qui il richiamo disposto dalle autorità.

Una brutta tegola per Opel, arrivata fra l'altro in un pessimo momento per tutto il mercato, che sembra però avere la coscienza pulita e pronta ad affrontare tutto a testa alta. Di certo, a uscirne con le ossa rotte ancor prima di una sentenza definitiva, è come sempre il diesel, oramai vero Re Mida al contrario, che trasforma in disastro tutto ciò che tocca.

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