Pellegrini: "Ban 2035? Stop dei termici sarà diluito, transizione non sta avvenendo"

Pellegrini: 'Ban 2035? Stop dei termici sarà diluito, transizione non sta avvenendo'
di

Sono molti quelli convinti che il ban di benzina e diesel dal 2035, divenuto legge un anno fa, possa essere seriamente rimesso in discussione con le elezioni europee del prossimo giugno. Fra coloro che storcono il naso anche Gian Luca Pellegrini, noto direttore di Quattroruote.

Parlando negli scorsi giorni con La Verità ha spiegato: “La mia previsione, abbastanza condivisa dagli analisti ma anche dagli stessi costruttori, è che da adesso si iniziano a capire tutte le implicazioni negative (energetiche, occupazionali, competitive e di geopolitica) di questa transizione studiata male. Che la politica ha tranquillamente ignorato. Ma adesso il Green deal, un edificio al cui interno ci sta il “phase out” del 2035 potrebbe essere messo in discussione. Stavo giusto scrivendo l’editoriale da pubblicarsi nel prossimo numero in uscita. Fra molte cose Jean Philippe Imparato, capo di Alfa Romeo, si chiede se effettivamente il piano messo a punto potrà essere realizzato qualora cambi la maggioranza a Strasburgo”.

Secondo Pellegrini il processo di elettrificazione rimarrà madiluito nei tempi e nei modi”, non ci sarà quindi il taglio netto della produzione dal 2035 previsto: “Tutti quanti si rendono conto che la transizione sta segnando il passo e non sta andando alla velocità che i politici disinformati - ma anche le case automobilistiche - si aspettavano”. E anche le aziende hanno fatto un errore secondo Pellegrini “Pensavano che siccome la politica aveva deciso per imperio lo standard tecnologico futuro, il mercato avrebbe seguito. Ma non sta succedendo”.

Un mercato che purtroppo sembra fortemente dipendere dagli incentivi auto 2024, che tra l'altro da noi arriveranno solo ad aprileSe togli gli incentivi, come in Germania – prosegue il direttore di Quattruote - scopri che sono 12 su 100 le persone che scelgono autonomamente l’elettrico. Le altre 88 continuano a comprare auto “normali” incluse le ibride”. Per il giornalista “È stato commesso un errore di visione”, ma non soltanto della politica, anche dell'industria: “che ha seguito questo approccio pensando che fosse l’occasione per rifare da zero l’intero parco circolante. Invece il consumatore si è messo di traverso”, precisando che con questi obiettivi e questo percorso “quei traguardi non li raggiungeremo mai”.

Ma perchè in Italia l'elettrico non va oltre il 2,8%? “Vedo proprio un rifiuto culturale degli italiani verso la mobilità elettrica. E non è giustificato solo dal prezzo”. Secondo Pellegrini era giusto introdurre l'alternativa elettrica, ma il problema è stato renderlo lo standardÈ vero che le auto elettriche costano di più in fase di acquisto. Ma meno in corsa per la manutenzione. E chi la compra non lo fa certo per una sensibilità verde. Il cortocircuito è dato dal rifiuto all’imposizione, l'Europa ha imposto una cosa che non poteva imporre”.

Ciò che si è ottenuto è quindi la reazione contraria di quanto sperato: “Volevano meno auto che inquinassero di meno. Invece ne abbiamo di più e che inquinano di più”. E le prospettive sono tutt'altro che rosee: “Siamo a 40 milioni di vetture in Italia. Sempre più vecchie in media perché il ritmo di sostituzione delle auto rallenta a causa dei prezzi altissimi delle macchine nuove passati in media da 17- 18.000 euro a 28.000 euro in dieci anni. Costano tantissimo. Ad un certo punto diranno che nonostante l’auto elettrica ci sono troppe macchine in circolazione e quindi andranno ridotte. La giunta di Milano nel suo piano di mobilità parla di città senza auto fra 20 anni. Lo stesso Londra e Parigi”.

Tornando al 2035, e alle ipotesi di un clamoroso cambio di rotta, le case automobilistiche stanno iniziando ad agitarsi: “Hanno sposato questo progetto dicono: 'oh, ragazzi non scherziamo. Mica cambierete idea?'”. E ancora: “Semplicemente spostare di sette anni il divieto dal 2035 al 2042 obbliga molte case ad inventarsi un nuovo prodotto perché nel settore auto il ciclo di vita dura mediamente sette anni. Molte case, quelle concentrate sull'Europa, hanno fatto la scelta elettrica e si troverebbero in grossa difficoltà”.

E in questo scenario ne gioveranno i concorrenti asiaticiOvunque in tutto il mondo saranno avvantaggiati perché hanno un’impronta globale a differenza dei costruttori europei che sono stati obbligati a scegliere l’elettrico. Il 2035 è una scadenza solo europea. I cinesi mica lo hanno fatto. Mica sono sc*mi. Loro hanno messo obiettivi a step di avanzamento in termini auto elettriche sul totale (il 23% etc). Come gli Usa. Lo stop brutale sarebbe stato un bagno di sangue. È una cosa stupida”.

Pellegrini in ogni caso non disdegna le elettriche, anche perchè ne guida una: “Devo conoscere le cose di cui scrivo – sottolinea - e nel mio caso specifico l’elettrico va bene perché posso caricare la macchina di notte. È tra l’altro una tecnologia che è appena all’inizio. E non può che migliorare in termini di efficienza e prestazioni. Ma imporre l’elettrico come standard è stato una stupidaggine enorme. E non sto considerando gli effetti occupazionali, le infrastrutture che mancano, come produrre e distribuire l’energia. Problemi enormi. Considera che i tedeschi hanno abbracciato l’elettrico con l’obiettivo di invadere la Cina coi loro prodotti", ma non è andata proprio come previsto: “Prima Mercedes e Volkswagen erano leader in quel mercato. Ora non toccano palla proprio”, conclude.

Questo testo include collegamenti di affiliazione: se effettui un acquisto o un ordine attraverso questi collegamenti, il nostro sito potrebbe ricevere una commissione in linea con la nostra pagina etica. Le tariffe potrebbero variare dopo la pubblicazione dell'articolo.

Iscriviti a Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News! Seguici
Unisciti all'orda: la chat telegramper parlare di videogiochi