Max Biaggi: 'Diffidenza verso di me perché non ero del nord, c'era un clima ostile'

Max Biaggi: 'Diffidenza verso di me perché non ero del nord, c'era un clima ostile'
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La star delle moto, Max Biaggi, ex pilota oggi 52enne con alle spalle sei titoli mondiali, si è raccontato ai microfoni di Libero denunciando una certa diffidenza nei suoi confronti visto che lo stesso non proveniva dalle regioni del nord, come tutti i precedenti campioni delle due ruote.

«Nel mondo delle moto i grandi campioni erano tutti del Nord – racconta Biaggi - dall’Emilia Romagna in giù c’era il vuoto. Ero il primo che aveva scardinato un sistema appannaggio solo del Nord Italia. Essere romano e macinare successi è stato un motivo di grande diffidenza nei miei confronti».

Max Biaggi, che di recente ha raccontato di essere felice di non avere un erede, si è affacciato al mondo delle due ruote in maniera tardiva rispetto ai suoi colleghi, salendo per la prima volta su una motocicletta all'età di 18 anni: «Capirossi a sedici anni già era campione del mondo delle 125. E soli tre anni dopo ci siamo trovati a gareggiare nel mondiale delle 250 e l’ho battuto. All’inizio il clima intorno a me era molto ostile».

Un successo incredibile, nel giro davvero di pochi anni, a cui Biaggi è arrivato grazie ad una perseveranza che lo stesso definisce quasi “diabolica”: «Ho cambiato radicalmente la mia vita. Basta uscite, basta discoteche pomeridiane con gli amici. Solo Vallelunga e ore e ore inchiodato a guardare filmati di moto cercando di recuperare il tempo che avevo perso».

Una carriera costellata di grandi successi e di straordinarie vittorie e battaglie, non solo con Capirossi, che ha confessato del polmone esploso nel 2005, ma anche con Valentino Rossi, una lotta senza esclusione di colpi che ha appassionato milioni di italiani, dividendo le masse.

Come molti altri suoi colleghi Max Biaggi ha dovuto avere a che fare con incidenti e cadute, fra cui quello più terribile del 9 giugno del 2017: «Il professore che mi ha operato per ben due volte disse che da quel trauma solo il 20 per cento delle persone ne escono vive. Ho avuto paura di morire. Mi è passata davanti la mia vita come quei vecchi rullini delle macchine fotografiche. Ho capito che non siamo invincibili, che tutto può cambiare da un momento all’altro. Ho cambiato le mie priorità. Figli, famiglia e affetti sono diventati l’essenziale. Tutto il resto un contorno. Uscito da quell’ospedale non ero più lo stesso».

Oggi Max Biaggi è ambasciatore del marchio Aprilia in giro per il mondo e incontra tantissimi piloti in erba: «La differenza la fa la tecnologia. Il telefonino, i social. Oggi i ragazzi non montano in sella se prima non hanno postato sui social ciò che stanno facendo. Telefono in mano anche durante le prove come se non riuscissero a fare nulla se prima non lo raccontano», conclude.

FONTE: Libero

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