Al lavoro in e-bike, l'Italia sogna ed è il terzo Paese d'Europa: vantaggi e ostacoli

Al lavoro in e-bike, l'Italia sogna ed è il terzo Paese d'Europa: vantaggi e ostacoli
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Nell’ultimo anno, anche grazie al Bonus Mobilità 2020, c’è stato un vero e proprio boom dei monopattini elettrici e delle e-bike. L’Italia in particolare sembra essere il terzo Paese europeo più interessato alle nuove biciclette elettriche secondo un nuovo studio commissionato da Shimano.

Sono sempre di più le persone che vorrebbero lasciare la vettura a casa per recarsi al lavoro in bicicletta elettrica. Secondo il suddetto studio, il 34% degli intervistati ha pensato di fare lo switch per tenersi meglio in forma, il 30% ha pensato soprattutto ai benefici legati all’ambiente, mentre un 30% per risparmiare sulle spese e un 22% per raggiungere in modo più semplice il lavoro rispetto a una bici muscolare.

A tal proposito si dice spesso che una e-bike non sia ugualmente efficace, a livello motorio, di una tradizionale, in realtà però non è così. I motori limitati a 250W aiutano soprattutto nelle ripartenze da fermi, inoltre i 25 km/h massimi sono modulabili, possiamo sempre scegliere il grado di assistenza. È stato così provato che chi si reca al lavoro in e-bike ha i medesimi miglioramenti cardiovascolari di chi usa bici muscolari.

A livello di equivalente metabolico (MET) una bici muscolare si attesta su valori pari a 6,4-8,2, mentre le e-bike sono su 4,1-6,1, un po’ meno ma comunque molto efficace. Tuttavia, secondo lo studio Shimano, esistono ancora degli ostacoli allo switch: il 37% degli intervistati ha paura delle pessime condizioni meteo, per il 34% le e-bike sono ancora troppo costose, per il 31% il tragitto casa-lavoro è ancora troppo lungo per le e-bike, mentre un 25% non vuole arrivare a lavoro sudato.

FONTE: BikeItalia
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