Francia, i gilet gialli hanno distrutto il 60% degli autovelox del Paese

Francia, i gilet gialli hanno distrutto il 60% degli autovelox del Paese
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Non si placa la rabbia dei gilet gialli, l'eterogeneo gruppo di manifestanti che ha messo la Francia a ferro e fuoco in protesta contro la Presidenza Macron. E non c'è pace nemmeno per gli autovelox, vittime anche queste della ferocia della folla: il 60% dei dispositivi per monitorare i limiti di velocità è stato letteralmente demolito.

In totale la Francia ha circa 3200 telecamere per monitorare il traffico. Ma sarebbe più coretto usare il passato, perché oltre il 60% di queste non è più in funzione. Tutte demolite dai gilet gialli.

Gli autovelox sono uno degli obiettivi del movimento francese, nato in risposta agli aumenti dei prezzi del carburante lo scorso novembre. Nei mesi i motivi della protesta sono diventati meno chiari, colpa di un susseguirsi di nuove richieste, sempre più eterogenee tra loro, a volte contraddittorie, che hanno forse distolto l'attenzione dall'iniziale rivolta anti-accise. Eppure per molti manifestanti la questione dei diritti degli automobilisti (se così si possono chiamare) rimane chiaramente un chiodo fisso.

Meno tasse sulla benzina, dunque. Ma anche tanta rabbia per le multe per gli eccessi di velocità, impennate notevolmente dopo che in alcuni tratti stradali i limiti sono scesi da 90Km/h ad 80Km/h, contestualmente all'inizio di una maggiore diffusione degli autovelox. Molti dei quali, sono stati rispediti al mittente. Nel senso che ora sono completamente fuori servizio, e dovranno essere sostituiti.

Probabilmente si tratta dell'iniziativa anti-autovelox su più vasta scala che abbia mai visto il nostro continente. Anche in Italia è capitato che l'ira per qualche multa di troppo portasse all'esasperazione —qualche autovelox, va detto, è finito crivellato a colpi di revoler. Ma ad oggi si è sempre parlato di episodi isolati.

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