Dyson restituisce allo Stato 8 milioni di sterline dopo il flop dell'auto elettrica

Dyson restituisce allo Stato 8 milioni di sterline dopo il flop dell'auto elettrica
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Come deve comportarsi un'azienda che ha fallito nel portare a termine un progetto co-finanziato anche da soldi pubblici? A darci una lezione di stile è questa volta Dyson, proprio lei, la marca famosa in tutto il mondo per gli avanzati aspirapolvere senza fili.

La gigantesca azienda inglese ha tempo fa tentato di debuttare nel mondo dell'automotive, creando una vettura elettrica totalmente da zero. Un progetto certamente ambizioso, molto difficile per una compagnia che nella sua storia si è occupata di tutt'altro, che non a caso è naufragato qualche mese fa - a ottobre 2019. Per la realizzazione del progetto Dyson aveva ottenuto nel 2016 dal governo inglese, intento a finanziare la corsa all'elettrico, la bellezza di 7,8 milioni di sterline, poco più di 9 milioni di euro, che ora ha restituito fino all'ultimo centesimo visto l'abbandono dell'obiettivo.

Con quei soldi Dyson aveva finanziato anche la costruzione di un nuovo dipartimento di Ricerca e Sviluppo e sostenuto il boom di nuovi posti di lavoro presso il suo quartier generale nel Wiltshire. Qui la compagnia sta ancora lavorando allo sviluppo delle batterie a stato solido, finanziando però tutto privatamente. "Il giorno in cui abbiamo deciso di chiudere il progetto", ha detto un portavoce della compagnia, "abbiamo contrattato un modo per restituire i soldi".

Un comportamento che in un Paese "normale" non fa neppure poi così tanto clamore ma che per noi italiani fa certamente effetto; viviamo del resto in una nazione in cui diverse aziende in passato sono state capaci di incassare fondi pubblici solo per poi aprire succursali all'estero e delocalizzare la produzione - lasciando senza lavoro i nostri operai. Notate qualche differenza?

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