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Alcuni giorni fa, durante un track day tenutosi al Toronto Motorsports Park, il conducente di una Dodge Charger Hellcat ha deciso di umiliare una quantità considerevole di rivali in gare di accelerazione.

Chiaramente costui sapeva quello che faceva, e infatti ogni partenza è stata eseguita alla perfezione, a testimonianza di una esperienza da non trascurare. Attualmente la Charger Hellcat è stata adombrata dalle nuove Demon ed Hellcat Redeye ma, considerando quanto visto oggi, dobbiamo dire che almeno l'esemplare del video in alto si è difeso alla grande.

A ogni modo, anche eseguire una drag race con cambio automatico può essere più arduo di quanto sembri, e qualunque drag racer vi dirà che è necessaria una certa dose di abilità per non fare errori e inanellare gare multiple senza sbavature. Non basta quindi spingere a fondo il pedale dell'acceleratore al semaforo verde, ma bisogna apportare grande reattività, conoscenza del proprio mezzo e controllo dello stesso dopo alcuni metri dal via.

La Dodge Charger del video, l'avrete sicuramente intuito, non è per nulla in condizioni di fabbrica, e infatti monta cerchi aftermarket e pneumatici appositi, che garantiscono un grip eccezionale. Anche grazie a questi cambiamenti la macchina ha umiliato in fila una Corvette C7 Z06, una Tesla Model 3, una BMW M5 e una Mustang GT. Giusto per fare una comparativa scientifica, una Charger Hellcat non modificata conclude il quarto di miglio in 11,9 secondi, mentre l'esemplare del video fa registrare a ogni prova circa 10 secondi netti: niente male davvero.

Giusto per restare in clima di drag race, se siete interessati vi rimandiamo a una sfida tra Alfa Romeo 4C e Mini JCW Roadster, dove l'esito è stato davvero umiliante. Infine ecco una griglia di partenza davvero significativa per quanto concerne l'alimentazione elettrica delle vetture: una Porsche Taycan Turbo S, il non plus ultra dell'elettrificazione tedesca, si è scontrata con una Tesla Model S P100D, rappresentante della velocità della casa americana: chi vince?

FONTE: motor1
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