Come Elon Musk costruirà la Tesla economica: distruggendo il metodo Ford vecchio 100 anni

Come Elon Musk costruirà la Tesla economica: distruggendo il metodo Ford vecchio 100 anni
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Che la Cina sia tecnologicamente molto avanzata sull’elettrico è ormai chiaro, secondo Luca De Meo il vantaggio sull’Europa sarebbe “di un’intera generazione”. Vincere la guerra dei prezzi non sarà semplice ma Elon Musk ha un piano: rivoluzionare la classica catena di montaggio di Henry Ford.

100 anni fa Henry Ford ha saputo guardare al di là dell’orizzonte creando in fabbrica la cosiddetta “catena di montaggio”, una formula ancora oggi utilizzata dai grandi costruttori di automobili. Ora però Elon Musk vuole scardinare le regole e rinnovare un processo produttivo che - per l’appunto - è vecchio di un secolo. Per il CEO (e non solo), è l’unico modo per battere la concorrenza cinese e produrre un’elettrica economica da 25.000 dollari, la tanto attesa Model 2 di cui oggi sappiamo ben poco (lo stesso nome potrebbe non essere questo...).

Le intenzioni di Tesla di rivoluzionare il processo produttivo sono chiare da almeno un anno, ovvero da quell’Investor Day 2023 durante il quale Elon Musk ha svelato l’Unboxed Process, un processo che renderebbe le auto molto più simili a dei LEGO - tanto per intenderci. Oggi per essere assemblata una vettura deve passare attraverso diverse stazioni, con ognuna di queste che si occupa di aggiungere specifiche parti (per saperne di più: vi abbiamo spiegato come Lamborghini costruiva la Huracàn a Sant’Agata Bolognese). È la classica catena di montaggio che richiedo però spazio e tempo. Nell’idea di Elon Musk, i vari pezzi di un’auto andrebbero soltanto uniti tra loro attorno a un telaio unibody forgiato da una singola pressa (questo già accade con Model Y). Teoricamente, con questo sistema basterebbe una singola postazione per assemblare un veicolo, e più velocemente, abbattendo i costi del 50%. Ovviamente se la produzione costa meno, anche le auto hanno prezzi di listino inferiori. È così che Tesla pensa di produrre un’auto economica da 25.000 dollari, senza lesinare sulla qualità.

Lars Moravy, VP dell’ingegneria dei veicoli Tesla, ha detto un anno fa all’Investor Day 2023: “Se vogliamo espanderci sul serio, come abbiamo intenzione di fare, dobbiamo ripensare al modo in cui si producono le auto”. Sognare fortemente una cosa però non significa realizzarla: gli investitori sono ancora alquanto scettici in merito, del resto si parla della “Tesla economica” dal 2020 ma ancora - di fatto - non si ha nulla fra le mani. Inoltre, trattandosi di un metodo di assemblaggio totalmente nuovo, potrebbe riservare dei dubbi sulla sicurezza dei veicoli; infine, Bloomberg ha provato a calcolare i costi del nuovo sistema di Elon Musk e ha calcolato che le spese sarebbero ridotte del 33%, non del 50%. Tesla a tal proposito non ha commentato lo studio, noi però aggiungeremmo che il 33% è comunque una cifra ragguardevole, anche se non è il 50%. Se la Tesla Model 3 costasse il 33% in meno, oggi in Italia potremmo averla a poco più di 28.000 euro, non a 42.490 euro, dunque il salto sarebbe in ogni caso enorme.

Tesla è comunque sicura che la classica catena di montaggio vada scardinata, poiché poco efficiente e costosa. Per gli analisti di mercato, è bene che Musk faccia in fretta per tamponare quanto prima l’avanzata cinese: “Attualmente esistono poche auto elettriche di fascia bassa” ha detto Susan Helper, professoressa di economia alla Case Western University, “il pericolo è che la Cina porti sul mercato i suoi modelli a basso costo prima che possano farlo le aziende americane, se queste non riusciranno a tagliare i costi”. Sembra dunque che Elon Musk e soci non abbiano molta scelta: ancora una volta, dopo l’utilizzo della Gigapress (la mega pressa che ha convinto anche Toyota) per la Model Y, la società americana dovrà pensare a un metodo rivoluzionario per assemblare le automobili. Se il sistema fallirà, Tesla e buona parte dell’industria potrebbero perdere la guerra della fascia bassa di mercato, in caso di successo invece la partita sarebbe del tutto riaperta - con altri produttori che potrebbero adottare metodi simili e abbassare a loro volta i costi di produzione. È in realtà ciò di cui avrebbero bisogno le case europee, che però al momento non hanno denaro da investire in soluzioni avanguardistiche come questa, anzi, devono lottare contro l’assenza di sussidi statali a sostegno dell’elettrico e modelli EV che si vendono poco per via dei prezzi troppo alti. Il proverbiale cane che si morde la coda.

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