Niente celle 4680 per le Tesla Model Y europee? Ecco il punto della situazione

Niente celle 4680 per le Tesla Model Y europee? Ecco il punto della situazione
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Tempo fa il CEO di Tesla, Elon Musk, aveva affermato che le batterie delle Model Y prodotte in Europa sarebbero state composte dalle nuove celle 4680, ma a quanto pare la situazione è complicata. La costruzione dello stabilimento di Berlino e lo sviluppo delle unità hanno avuto qualche contrattempo, per cui inizialmente si andrà di celle 2170.

Questi numeri servono a distinguere il formato e le dimensioni delle celle. Le 4680 infatti saranno molto più grandi delle attuali, e porteranno vantaggi importanti in termini di densità energetica, e quindi di autonomia, peso o entrambe le caratteristiche.

Fino ad alcuni anni fa la casa di Palo Alto faceva uso delle celle cilindriche 1865 importate dal Giappone sia per le Model S che per le Model X, mentre per Model 3 e Model Y si è scelto di andare sul format 2170, sviluppato più di recente da Panasonic e prodotto presso l'impianto proprietario del Nevada.

Le celle 4680 invece sono sviluppate attraverso una collaborazione tra Tesla e Panasonic, ma per il momento il brand non è ancora in grado di produrle a volumi industriali. A complicare ancora di più la situazione ci hanno pensato di recente le unità LFP (litio-ferro-fosfato) provenienti dalla Cina e usate per alimentare le Model 3 Standard Range Plus assemblate alla Gigafactory di Shanghai.

Ad oggi quindi Tesla può fare affidamento su diverse tecnologie differenti, ma a livello prestazionale le celle 4680 incarnano il meglio che la compagnia possa offrire. I clienti del Vecchio Continente avevano gioito alla notizia diffusa tempo addietro ma, almeno per i primi mesi, dovranno accontentarsi di Model Y con celle 2170.

A ogni modo la casa californiana deve sbrigarsi, poiché il crossover a zero emissioni non sarà l'unico veicolo a dover fare affidamento sul nuovo sistema di alimentazione. Il marchio ha in cantiere la commercializzazione dell'autoarticolato Semi e del pickup Cybertruck (rimandato al 2022): se vuole mantenere le promesse fatte circa le performance e l'autonomia di questi modelli dovrà assolutamente accelerare i tempi.

A proposito di Cybertruck, per l'analista che risponde al nome di Jim Cramer il veicolo rappresenterà "il primo disastro di Elon Musk." Chi avrà ragione?

FONTE: insideevs
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