"In Italia dobbiamo ancora distinguere tra auto d'epoca ed auto vecchie", dice l'Aci

'In Italia dobbiamo ancora distinguere tra auto d'epoca ed auto vecchie', dice l'Aci
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14 milioni di auto Pre-Euro 4 circolano ogni giorno nelle strade italiane, inquinando e mettendo a rischio gli obiettivi di riduzione delle CO2 che ci siamo posti. A ritornare sulla questione è Angelo Sticchi Damiani, il Presidente dell'Aci.

Per Damiani c'è un problema di ambiguità: in Italia auto vecchie e prive di valore storico finiscono nello stesso calderone delle auto d'epoca.

La soluzione? Istituire un nuovo Certificato di Rilevanza storica, in modo da dividere una volta per tutte le vere auto d'epoca da quelle che, beh, sono soltanto dei rottami inquinanti, che andrebbero rottamate e non certo valorizzate.

Una proposta radicale, senza dubbio. Anche perché —aggiungiamo noi— quali dovrebbero essere i requisiti di una vera auto d'epoca? Una vecchia Trabant è a tutti gli effetti un cassonetto inquinante, ma negarne il valore storico sarebbe folle. E per una vecchia Dacia o una Lancia degli anni 80?

In mezzo c'è anche una polemica tra ACI e ASI, l'Automotoclub storico italiano. Per l'ACI in Italia ci sarebbero 39 milioni di vetture d'epoca, mentre l'ASI rivendica una cifra più alta, di ben 56 milioni di auto con valore storico.

"Auto vecchie —insiste il Presidente dell'ACI—, ma certo non tutte storiche. Basti pensare alle 700mila Fiat Punto prima serie ancora circolanti: cos'hanno di storico? Al momento sono soltanto 380mila le autovetture meritevoli di essere riconosciute di interesse storico collezionistico. Concedere la 'patente' di auto storica a tutte le over-20 è un errore".

Nel frattempo, i kit per la conversione in elettrica delle auto storiche offre nuove possibilità. Ma la pratica non entusiasma tutti i cultori della materia.

FONTE: Ansa
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