Un weekend negli anni ‘90 a bordo di una Ford Sierra Cosworth RS

Abbiamo guidato una Ford Sierra Cosworth RS 4x4 del 1992 sui passi dell'appennino Tosco-Emiliano durante un weekend dal sapore retrò.

speciale Un weekend negli anni ‘90 a bordo di una Ford Sierra Cosworth RS
Articolo a cura di

Ci sono tante parole che fanno venire l'acquolina in bocca agli appassionati di motori, molte di queste ispirano i più nostalgici (qualcuno ha detto Lancia Delta?) ma ce n'è una in particolare che quando viene detta ha lo stesso effetto di una granata lanciata in chiesa: Cosworth.
Ora prendete le strade che collegano il Passo della Cisa, il Passo del Brattello e il Passo Cento Croci e aggiungeteci una Ford Sierra Cosworth RS 4x4 bianca che trasuda anni ‘90 da ogni centimetro di carrozzeria. Immergete poi il tutto in paesaggi autunnali da favola e una situazione meteo pressoché perfetta ed ecco che avrete il weekend motoristico ideale.

Due anime, una sola vettura

Prima di addentrarci nella recensione, è doveroso scrivere due appunti sulla Ford Sierra Cosworth. Nacque a metà degli anni ‘80 su ordine di Stuart Turner, allora capo della sezione motorsport, con l'idea di rimpolpare il reparto sportivo dell'Ovale Blu. Turner fece sbocciare il matrimonio Cosworth-Ford che vide il costruttore britannico accettare la commessa a un'unica condizione: produrre un minimo di 15.000 motori e di poterli montare su un'auto con almeno 200 CV.
Presto detto (e non dopo poche difficoltà) la berlina di punta della casa americana fu preparata per correre nel Gruppo A di rally e venne poi declinata nelle sue varianti "civili" per rispettare i regolamenti sulle omologazioni.
L'auto che abbiamo provato è nello specifico una Ford Sierra Cosworth RS 4x4 del 1992, è quindi un modello della seconda serie e, oltre a presentare un nuovo design rinnovato, ha anche leggerissime differenze con il modello 2WD, tra cui le vistose prese d'aria sul cofano, i badge "4x4" sulla fiancata, le frecce bianche all'anteriore e i fanalini posteriori fumé.

L'elemento che più spiazza della Sierra Cosworth è l'incredibile dicotomia interno/esterno. Fuori infatti è innegabilmente arrogante, grazie a cerchioni con un design che ricordano alcuni modelli di BBS, l'alettone, il terminale di scarico pronunciato e ovviamente la targhetta enorme recitante "COSWORTH" sul portellone posteriore.
Mentre però all'esterno si respira profumo di rally, all'interno le cose cambiano radicalmente. L'anima da berlina "da dirigente" esce allo scoperto e con l'allestimento Executive troviamo comodi sedili Recaro in pelle, mangiacassette, aria condizionata, tettuccio elettrico in vetro e un cruscotto dalle sembianze decisamente premium considerando che l'auto in questione è una Ford di fine anni ‘80/primi anni ‘90.

La sensazione è quindi simile a quella di vedere un bodybuilder in giacca e cravatta, si capisce subito che né l'animo elegante né quello da duro riescono reciprocamente a oscurarsi.
Più che apprezzata infatti è stata l'abitabilità a bordo, nei circa 200 km percorsi per arrivare al nostro hotel fuori Parma non abbiamo per nulla patito l'assenza di ADAS, schermi touch o assistenti vocali, ci siamo goduti il viaggio alla vecchia maniera cullati dai sedili in pelle e dall'inaspettata silenziosità della Sierra Cosworth.

Come si guida

Scordatevi tutto quello che sapete sulle auto moderne, con la Sierra si entra in una dimensione completamente diversa (e purtroppo dimenticata). Sulla Cosworth non c'è alcun tipo di aiuto elettronico alla guida, quindi niente ESP, TCS o ASR, esiste solo un rudimentale ABS installato di serie che è molto permissivo e consente ai più maliziosi di osare staccate quasi al limite.
Questo malus (o bonus?) è la linea sottile che separa la berlina 4x4 dal percorrere perfettamente una curva sul filo del sovrasterzo e finire contro un muretto facendosi parecchio male.
Per la cronaca la Sierra Cosworth RS 4x4 è un'auto abbastanza semplice da guidare, non è una di quelle "bare" anni ‘80 che cerca di ammazzarti a ogni cambio di direzione. Il sovrasterzo è prevedibile e facilmente governabile, la trazione integrale permanente garantisce tonnellate di grip e il turbo spool (che arriva intorno ai 3000 giri) è corposo ma gestibile.

Tuttavia è un'auto che va rispettata, perché appena ci si prende qualche libertà di troppo ci ricorda che è pur sempre un ferro di quasi 30 anni fa, con un rating sicurezza osceno già all'epoca, ammortizzatori di serie non proprio infallibili - nei curvoni il rollio è abbastanza marcato, mentre nei trasferimenti di carico il beccheggio potrebbe cogliere impreparati - e dei freni abbastanza standard (pinza monopompante con dischi ventilati da 283 mm sul frontale, 273 mm sul posteriore).
Lo schema di sospensioni McPherson davanti e Multilink al posteriore donano alla vettura un comportamento neutro ma l'inserimento in curva è molto accurato, mentre a completare il tutto c'è uno sterzo tarato alla perfezione, duro il giusto, preciso e accondiscendente nella guida cittadina.

Arriviamo infine a la pièce de résistance: il motore. Parliamo di un 2.0 turbo (codice YB) bialbero simile a quello della 2WD ma con 20 CV in più per compensare i 100 kg extra della trazione integrale, nuovi iniettori, scambiatore di calore di maggiori dimensioni e un impianto di raffreddamento e lubrificazione migliorato.
Il risultato è un propulsore da 220 CV e 290 Nm raggiunti a 3250 giri, accoppiato a un cambio manuale MT 75 derivato dalla sierra 2.9 xr4x4 del 1982, in grado di scattare da 0-100 in soli 6,7 secondi e raggiungere i 240 Km/h. Una goduria infinita da spremere e sentir cantare.
La Sierra delizia con una melodia completamente diversa rispetto alle auto moderne, il suono è tutto davanti, il motore urla e si sente distintamente il soffio della gigantesca turbina Garrett T3 ma dallo scarico si sente poco o nulla, complici le 5 marmitte più catalizzatore. Roba d'altri tempi.

Se potete, compratela

Difficile dare un voto a una vettura come la Sierra Cosworth, anzi impossibile.
Un po' perché stiamo parlando di un'auto di quasi trent'anni - darle un giudizio col mindset inquinato delle auto che guidiamo nel 2020 sarebbe po' fuori luogo - e un po' perché l'abbiamo guidata durante una giornata perfetta, su alcune delle strade più belle d'Italia, con zero traffico e un clima ideale. Inutile dire che saremmo fin troppo di parte.
È una macchina con un appeal speciale, conosciuta da molti e con una storia piuttosto romantica alle spalle. A vederla coi suoi 4,5 m di lunghezza e i cerchi da 15 pollici potrebbe dare l'impressione di un vero barcone, ma non è assolutamente così.
Ha una grinta micidiale, il misto stretto (a patto di star sempre in zona +3000 giri) se lo divora e la trazione integrale a distribuzione differenziata (34% sull'asse frontale e 66% all'asse posteriore) conferisce una condotta facile ma old school, è insomma la classica macchina che si guida "col fondoschiena".
Tutto quello che ci sentiamo di dire è che finché le quotazioni reggono, metterne una in garage potrebbe fare sia la vostra fortuna che la vostra gioia.

Il modello che abbiamo provato è valutato circa 18.000-20.000 euro (Sierra Cosworth RS 4x4 4p kat) ed è tenuto in ottime condizioni con un chilometraggio sotto i 100.000 km, ma si possono trovare esemplari già intorno ai 15.000 euro o 13.500 euro per la 2WD e la 4WD non kat. Affrettatevi se ne volete una perché la Sierra seconda serie sta per diventare trentennale e le quotazioni potrebbero gonfiarsi di parecchio.
Noi la consigliamo, ma ovviamente è una macchina che o si ama o si odia, non avrà il blasone della Delta Integrale, ma costa un quarto, è abbastanza affidabile (occhio a cambio, boccola del piantone e perdite d'olio varie) e va veramente forte.

Un ringraziamento speciale va al grandissimo Flavio G. per averci prestato l'auto e per aver mantenuto questo esemplare in condizioni eccellenti.