Ricordiamo Mauro Forghieri: una leggenda tra Ferrari e Lamborghini

La storia di un'eccellenza dell'ingegneria italiana tra Ferrari e Lamborghini, Gilles Villeneuve e Niki Lauda, 250 GTO e cambio manuale.

Ricordiamo Mauro Forghieri: una leggenda tra Ferrari e Lamborghini
Articolo a cura di

A 26 anni l'ingegnere Forghieri Mauro da Modena si ritrova con il peso dell'intero reparto corse Ferrari sulle spalle per volere del "Drake" Enzo, dopo che quest'ultimo una sera d'autunno del 1961, nella famosa "notte dei lunghi coltelli" di Maranello, aveva finito per epurare gran parte del vecchio reparto corse capitanato dal veterano Carlo Chiti. Ferrari alzò il telefono e disse poche parole: "Mauro ti devi occupare della parte tecnica della fabbrica", ricorda Forghieri. Dentro di sé ricorda di aver pensato: "Il Commendatore deve essere diventato matto". "Tu non ti devi preoccupare" - rispose Ferrari di fronte ai tentennamenti dell'ingegnere - fai il tuo mestiere che al resto ci penserò io". Nasce così, in maniera del tutto improvvisa e imprevedibile, una lunga epopea in Rosso, che vedrà l'ingegnere legarsi al cavallino fino al 1987. Un'esperienza che porterà la Casa di Maranello a vincere 54 Gran Premi iridati, 4 titoli mondiali piloti e 7 titoli mondiali costruttori. Solo una tappa - anche se la più luminosa - di una incredibile carriera vissuta tra i motori.

Il primo incarico di Forghieri: la mitica 250 GTO

Uno dei suoi primi incarichi è legato a un'automobile leggendaria: la mitica Ferrari 250 GTO, sigla che significava Gran Turismo Omologata e che identificava le vetture stradali omologate per le competizioni. Base di partenza era il prototipo realizzato da Giotto Bizzarrini, uno degli ingegneri epurati dal Drake. Il prototipo fu poi collaudato sulla appena inaugurata Bologna-Firenze dal pilota belga Willy Mairesse, uno con la fama di avere un piede piuttosto pesante.

Durante questa prova un colpo di vento all'uscita di una galleria sbilancia però la macchina e la fa schiantare sul ciglio della strada, fortunatamente senza conseguenze per il pilota. In molti in Ferrari sono pronti a puntare il dito contro l'imprudenza di Mairesse ma Forghieri, ascoltate le sensazioni di guida del belga, si convinse della bontà della sua spiegazione e, dopo diverse notti insonni, trovò quelle semplici, quanto geniali, soluzioni tecniche che risolsero le molteplici criticità dell'auto, su tutte una nervosa tendenza al sovrasterzo, rendendola così d'un tratto piacevole e maneggevole da guidare. Mancava solo la prova del nove della velocità. Per fugare ogni dubbio la vettura venne testata a Monza da Lorenzo Bandini e Ludovico Scarfiotti, i quali demolirono il precedente record sul giro siglato dalla leggenda britannica Stirling Moss. Da quel momento in poi la strada per l'acclamata 250 GTO fu tutta in discesa, andando incontro a quella fortuna che il mondo ancora oggi le tributa. Per Forghieri "una delle macchine da corsa per privati di maggiore nobiltà, ideale per un gentleman driver"; un cimelio che oggi viene battuto all'asta a prezzi che superano i 30 milioni di euro (le 3 Ferrari più costose al mondo). La sua Ferrari preferita però rimase sempre la 275 GTB/4, "la più bella auto che la Ferrari abbia mai realizzato" per parola dell'ingegnere.

L'epoca d'oro della F1

Forghieri ha poi vissuto da protagonista l'epoca d'oro della F1 dirigendo dal muretto grandi campioni come John Surtees, Ludovico Scarfiotti, Jacky Ickx, Niki Lauda, Jody Scheckter e naturalmente Gilles Villeneuve. Il candese è probabilmente il pilota che ha ottenuto il maggior riconoscimento da parte del pubblico della F1 pur non avendo vinto nessun titolo. Per Forghieri un "puro", nella più profonda accezione del termine: "Quando abbassava la visiera non c'era spazio per strategie e calcoli ma solo per il momento contingente".

"Probabilmente senza questa mentalità non avrebbe mai vinto un titolo" - ricorderà Forghieri - neppure senza il tremendo incidente di Zolder che lo strappò via troppo presto a milioni di appassionati. Tant'è che ancora oggi il folletto canadese viene ricordato prima di tutto non per una vittoria bensì per un secondo posto, al GP di Digione 1979, ottenuto dopo una furibonda battaglia senza quartiere con la Renault Turbo di Rene Arnoux. Quella gara - la prima vittoria di un motore sovralimentato - sarà poi vinta nell'indifferenza generale da Jean-Pierre Jabouille, sempre su Renault. Il francese sconsolato per la poca attenzione ricevuta si dirigerà da Forghieri dicendogli: "Ma Mauro ti rendi conto? Ho vinto il GP ma nessuno si interessa a me, pensano tutti solo ad Arnoux e Villeneuve". Gilles "impedirà" poi a Forghieri di far debuttare, con quasi dieci anni d'anticipo sulla "ri-scoperta" dell'inglese John Barnard, la avanguardistica e rivoluzionaria soluzione del cambio con le "palette" al volante, ennesima dimostrazione dello sconfinato talento ingegneristico del modenese.

La Lamborghini e il Modena Team

La storia di "Furia" - così era soprannominato dai meccanici - con Ferrari si interrompe definitivamente nel 1987, con il grande Enzo - con il quale aveva un filo direttissimo - ormai sempre meno presente per via delle sue condizioni di salute.

Forghieri mal sopportava inoltre le crescenti pressioni sul team da parte del gruppo FIAT, inconcepibili per un uomo come lui, dall'esperienza ormai pluridecennale, che aveva provato sulla propria pelle quanto fosse fondamentale che in pista esistesse un solo comandante al timone. Forghieri decise allora di abbracciare la sfida Chrysler, un'avventura che lo riporterà sui tracciati di F1 nel 1991 con Lamborghini, marchio dal 1987 nelle mani degli americani. Venne fondata la divisione Lamborghini Engineering, una struttura totalmente dedicata allo sviluppo e alla costruzione di motopropulsori per l'ingresso nella massima formula, un portentoso V12 disegnato da Forghieri. L'offerta di Lee Iacocca - leader di Chrysler - offriva al team di lavoro diretto dal modenese soldi e libertà d'azione. Il motore si rivelerà da subito molto valido, tanto che negli anni successivi pure McLaren si interessò a esso. Molto meno convincenti furono invece le prestazioni in pista delle due Lambo291 del Modena Team, costretto poi, per mancanza di risultati, a chiudere i battenti alla fine di quella prima stagione.

L'avventura Bugatti

Dopo Ferrari e Lamborghini giunge il momento di un altro grande nome come Bugatti. Una permanenza molto breve, con Forghieri che si ritrovò a gestire lo svezzamento del complesso e costosissimo prototipo EB110: dotato di ben 4 turbo e un telaio progettato da un'azienda aerospaziale.

Forghieri e il suo team lavorarono alacremente all'obiettivo di economicizzarla e di metterla a punto, passando da 4 a 2 turbo, riducendo le tubature dell'auto, eliminando gli interni cuciti a mano dall'azienda torinese Poltrona Frau e abbandonando il telaio originario per uno più economico. Tutti sforzi non sufficienti però perché l'azienda diretta da Romano Artioli (intervista a Elisa Artioli), grande commerciante - esportava le Ferrari in Germania - senza i crismi dell'industriale, gravitava in pessime acque. Come dimostra il fatto che ingegneri e meccanici per completare il lavoro dovettero fare una colletta per comprare una guida elettronica usata. Fu la goccia che fece traboccare il vaso spingendo l'ingegnere modenese a dare le dimissioni.

Un personaggio anche al di fuori di pista e officina

Un personaggio quello di Forghieri anche mediatico, come dimostrano le sue molte apparizioni televisive. Commentatore negli anni Novanta per la Rai, poi a cavallo tra vecchio e nuovo Millennio per l'emittente Telepiù/Sky. Rimarrà celebre la telecronaca del GP di San Marino 1991. Forghieri è dietro un microfono ma pure il responsabile tecnico del neonato Modena Team che, in una gara pazza, vede il belga Van Der Poel in quinta posizione a pochi chilometri dal termine.
Sarebbero i primi storici punti per la scuderia. Imboccata la Rivazza per l'ultima volta però la Lamborghini si ammutolisce improvvisamente e il belga è costretto a parcheggiare l'auto, beffardamente, a poche centinaia di metri dal traguardo.

Forghieri al fianco del composto Mario Poltronieri, alla vista di quelle immagini, scaglia un potente pugno sul tavolo della cabina di commento, un colpo che riecheggia anche in diretta. Non solo televisione ma anche cinema. Sì perché Mauro è uno dei protagonisti della nostalgica pellicola del 2017 Ferrari 312B (dieci imperdibili documentari sul Motorsport), diretta dal talentuoso regista Andrea Marini e dedicata all'omonima macchina di F1, una vettura tecnicamente innovativa e per molti "l'auto più bella mai costruita". Impegnato nell'impresa di restaurarla in tempo per metterla nelle mani di Pietro Barilla e partecipare al prestigioso Historic Grand Prix di Monaco. Tutte queste sono solo pennellate di una vita dedicata all'ingegneria e ai motori da parte di un'analitica quanto passionale leggenda della tecnica italiana.