Tesla sceglie Berlino: chi fermerà ora l'industria auto tedesca?

Tesla ha deciso di costruire il suo impianto europeo in Germania, un Paese la cui industria auto è sempre più inarrestabile.

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Tutte le auto Tesla vendute oggigiorno in Europa arrivano quotidianamente via mare dagli Stati Uniti, approdando in Belgio e in Olanda, nel giro di un anno e mezzo le cose però cambieranno radicalmente. Il colosso americano, che di recente ha soffiato sulle sue prime 16 candeline, sta infatti per costruire nel vecchio continente il suo quarto impianto per la produzione e l'assemblaggio, la cosiddetta Gigafactory 4, che prenderà forma nei prossimi mesi attorno a Berlino, vicino al nuovo aeroporto della capitale.
Una mossa strategica di grande importanza, che segue la Gigafactory 1 costruita in Nevada, a Reno, la numero 2 di Buffalo, la gigantesca 3 messa in piedi in circa un anno e mezzo a Shanghai, in Cina, dove la produzione seriale di massa è appena iniziata ufficialmente.
Presto dunque anche la nostra Europa avrà il suo mega impianto Tesla, che si occuperà di ogni aspetto produttivo, dalla creazione delle batterie all'assemblaggio finale, un affare da svariati milioni di dollari/euro che la Germania ha soffiato furbescamente alle altre nazioni continentali.
Se aggiungiamo all'equazione anche tutti gli investimenti fatti dal Gruppo Volkswagen in questi ultimi anni, culminati nella produzione della nuova Volkswagen ID.3 iniziata il 4 novembre scorso, e a quelli in programma per il futuro, ci viene da pensare: chi fermerà più l'industria auto tedesca?

Germania centro nevralgico d'Europa

Ovviamente è una domanda "giocosa" e retorica, nel senso che non vorremmo mai interrompere il nuovo flusso positivo del Paese tedesco, anzi è sempre importante che il settore secondario giri a grandi ritmi e crei nuovi posti di lavoro. Solo vorremmo che questo vento positivo soffi anche altrove. Tesla ovviamente ha "colpe" relative, nel senso che ogni azienda deve badare a ciò che è meglio per se stessa, deve dunque scegliere location convenienti sotto tutti i punti di vista, da quelli logistici a quelli finanziari, e molto probabilmente nell'accordo ci sarà anche lo zampino del Governo tedesco, questo però lo sapremo solo successivamente (in Cina Elon Musk ha stretto decine di mani di alti funzionari cinesi per avere l'impianto di Shanghai funzionante in circa 18 mesi, con la possibilità di vendere le sue auto elettriche con importanti detrazioni fiscali, è così che funziona il mondo).

Il CEO poi ha anche dichiarato pubblicamente di aver scelto Berlino per via dell'alta qualità della manifattura industriale tedesca, insomma un incastro perfetto che ha trovato finalmente compimento. La stessa Germania non può esser tirata in ballo in maniera negativa, al contrario è il Paese che meglio sta sfruttando i vantaggi indiretti della Brexit inglese, intercettando tutte quelle aziende impaurite e scontente degli orizzonti British. Non è un segreto che Elon Musk e soci avessero infatti pensato principalmente al Regno Unito per la loro nuova Gigafactory, e che la minaccia di un isolamento post Brexit li abbia fatti scappare a gambe levate, com'era ovvio che fosse. Chi deve dunque recitare il Mea Culpa?

L'unica soluzione possibile?

Al di là dei naturali vantaggi logistici offerti dal Paese tedesco, che trovandosi al cuore del vecchio continente può facilmente servire tutte le varie nazioni attorno, il Regno di sua Maestà deve ovviamente maledire quel pantano politico, sociale e culturale chiamato Brexit per l'appunto, che da tempo ormai tiene sotto scacco il Governo, la popolazione e le aziende del Paese.
Guardando invece alla nostra Italia, non è certo un segreto la difficoltà di fare impresa nel Bel Paese. La nostra pressione fiscale può essere insopportabile anche per un colosso come Tesla, che prima di tutto deve guardare al proprio profitto e alla propria convenienza, è normale che sia così. Peccato, perché una Gigafactory 4 in Lombardia, in Veneto o in Piemonte avrebbe potuto far faville e ridare prestigio all'industria automotive del nostro Paese - che purtroppo non gode poi di così tanta salute e che deve sperare nella mano santa francese (pensiamo alla fusione FCA-PSA) per una lustrata generale.

A proposito di PSA e Francia, il Paese transalpino è talmente orgoglioso e geloso dei suoi marchi nazionali che probabilmente neppure lo avrebbe voluto un impianto Tesla all'interno dei suoi confini, chissà, l'opzione però non è mai balenata nella mente dei manager Tesla, dunque problema risolto alla radice così come in Spagna.
Il Paese del sole e del Jamón Ibérico può tranquillamente affidarsi al Gruppo Volkswagen per continuare la sua cavalcata trionfale, non a caso SEAT è parte di VW da ormai 34 anni, l'arrivo di Tesla sarebbe stato "un di più" - inoltre i recenti squilibri politici che hanno raggiunto Barcellona e dintorni non hanno creato un clima ottimale e fertile.

Tornare protagonisti

Abbiamo dunque parlato di SEAT e di Gruppo Volkswagen, tornando proprio in Germania e chiudendo il cerchio. Oltre ad aver rinnovato in patria alcuni suoi impianti da zero per accogliere la rivoluzione elettrica, pensiamo a Zwickau dove nascerà la ID.3 Full Electric, Volkswagen detiene al 100% anche Audi, Bentley, Bugatti, la suddetta SEAT, Skoda Auto, Porsche, ma anche brand storici italiani come Lamborghini, Italdesign Giugiaro e Ducati.

Dunque acquistando vetture sportive Made in Italy, ottime auto consumer fatte in Repubblica Ceca o hypercar Bugatti dal DNA francese, alimentiamo in ogni caso l'industria auto tedesca, già di dimensioni gigantesche e senza il minimo cenno di voler rallentare, anzi, in piena espansione. E non c'è nulla di male in tutto questo, anzi, quando si tratta di industria (e non solo) vince sempre chi è più forte, scaltro, visionario.
Da spettatori è ridicolo accusare chi sta sul palcoscenico di aver raggiunto un determinato successo. Bisognerebbe invece rimboccarsi le maniche, alzarsi dalla poltrona e fare di tutto per guadagnare di nuovo lo stage e i riflettori. Solo così si tornerebbe a ricevere applausi.