Tesla e la raccolta dei dati: ecco perché Autopilot è irraggiungibile

Nonostante gli sforzi, i maggiori produttori automotive non riescono a raggiungere Autopilot: Tesla sta vincendo la battaglia della raccolta dei dati.

Tesla e la raccolta dei dati: ecco perché Autopilot è irraggiungibile
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In ambito elettrico, Tesla è certamente avanti a molta concorrenza in termini ingegneristici. Secondo diversi esperti del settore, Elon Musk e soci potrebbero essere in vantaggio di almeno un decennio. Ci sono anche stati veterani come Sandy Munro che hanno provato ad applicare sulle auto Tesla la classica ingegneria inversa, smontandole pezzo per pezzo per carpirne i segreti ma senza avere successo. Ancora oggi è un mistero come i motori elettrici californiani riescano a essere tanto piccoli quanto potenti, certamente i più efficienti del mercato, non a caso le varie Model 3, S e X offrono autonomie superiori alla media in relazione alla grandezza delle loro batterie.
Il panorama non cambia neppure passando al software: Autopilot è una vera e propria "killer feature", il sistema di assistenza di guida più avanzato del momento, con Tesla che vorrebbe addirittura lanciare la Guida Autonoma cittadina entro la fine di questo 2020. Per tanta altra concorrenza tutto questo è fantascienza, perché mai però produttori anche più grandi della società californiana, con più denaro da investire in ricerca e sviluppo, non riescono proprio a mettersi al passo? Beh perché Tesla sta vincendo una battaglia spesso sottovalutata: quella relativa alla raccolta dei dati.

Una flotta sempre connessa al servizio di Autopilot

Appena lo scorso anno, nel 2019, la società californiana ha festeggiato il suo 16esimo compleanno, in tutto questo tempo ha raccolto dalla sua flotta una quantità di dati spropositata, tutta finalizzata per l'appunto allo sviluppo di Autopilot e della prossima Guida Autonoma. A oggi Tesla può vantare una flotta mondiale di circa 900.000 veicoli, tutti connessi alla rete 24 ore su 24; è proprio internet che permette il passaggio dei dati dalle auto ai centri di raccolta Tesla, che colleziona tutto in modo anonimo ovviamente. Alla compagnia non interessa dove state andando, dove siete in questo momento e quale strada avete intenzione di percorrere; per la Guida Autonoma servono dati in merito agli elementi che le telecamere catturano per strada, semafori, segnali, velocità, traffico, così come è fondamentale studiare eventuali incidenti per capirne le cause ed evitare in futuro il ritorno dei medesimi errori di calcolo.

Tesla utilizza la raccolta dei dati delle singole vetture persino per migliorare sistemi come i tergicristalli automatici, che si attivano grazie a una rete neurale, il che per la concorrenza è pura follia.
Le auto di Elon Musk infatti non hanno sensori per la pioggia, tutt'altro, è l'intelligenza artificiale che a seconda di ciò che vedono le telecamere di bordo decide se far partire o meno i tergicristalli in autonomia. Una soluzione che poco tempo fa ha fatto sollevare qualche polemica poiché la funzione non si comportava sempre in maniera impeccabile, con Tesla che ha aumentato la raccolta di dati proprio per rendere la feature più affidabile.

Reti neurali

Grazie ai dati provenienti dalla flotta in giro per il mondo, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7 sin dalla prima Model S venduta nel 2012, il software di Tesla è arrivato a percepire alla perfezione pedoni, furgoni, coni di segnalazione, semafori rossi, segnali stradali e quant'altro, tutti elementi riprodotti fedelmente sulla mappa 3D sullo schermo principale delle auto. Chiaramente esistono ancora dei bug e una discreta possibilità d'errore nel calcolo dei dati in real time, di certo però Tesla si trova anni avanti rispetto alla concorrenza sul training diretto dell'Intelligenza Artificiale, motivo per cui sarà la prima azienda del settore a lanciare la Guida Autonoma su larga scala. Per raggiungere un obiettivo simile infatti non basta l'hardware, che tutti possono sviluppare, ma un software con una miriade di dati alle spalle, allenato a dovere nel rispondere agli elementi del mondo reale.

Sul mercato esistono ovviamente anche altri sistemi di assistenza alla guida, potremmo nominare il Super Cruise di GM, l'Openpilot di Toyota, ProPilot di Nissan e potremmo continuare ancora, nessuno però elabora le situazioni con la medesima velocità e affidabilità di Autopilot, che addirittura con Smart Summon permette alle vetture di essere richiamate da remoto via smartphone in un'area di 65 metri, una feature che nessun altro produttore al mondo è stato ancora in grado di offrire. Questo anche perché nessuno fra i marchi storici del settore automotive ha una flotta di 900.000 auto sempre connesse alla rete e non l'avrà ancora per molto, molto tempo.