Tesla e l'ombra del fallimento: la più grande sfida di Elon Musk

I dati commerciali e finanziari hanno messo Tesla in una situazione ambigua, per alcuni sull'orlo del fallimento. Elon Musk dovrà fare un nuovo miracolo.

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La storia commerciale e finanziaria di Tesla, con tutti i suoi retroscena, meriterebbe certamente una sceneggiatura di Hollywood, non sfigurerebbe affatto su grande schermo. A trainare il tutto ci sarebbe poi un condottiero alquanto particolare, un interprete di Elon Musk che dovrebbe gestire nel migliore dei modi l'aspetto fiero e sicuro da mostrare al pubblico, twittando ogni minuto, come anche l'altro volto, quello obbligato a interfacciarsi con la realtà e gli investitori.
A oggi, nessun produttore americano ha pensato a trasformare una delle migliori e fosche operazioni imprenditoriali della Silicon Valley in un lungometraggio ad alta tensione, ma forse soltanto perché nella realtà non è ancora arrivata la parola "Fine" sul progetto Tesla, tutto è quantomai incerto.
Questo 2019 sarebbe dovuto essere per Musk e soci un anno in discesa, con alle spalle i problemi che hanno caratterizzato il lancio della Model 3 e una liquidità maggiore, per un miglior spazio di manovra. In realtà non sta andando esattamente così.

Dietro le quinte

La produzione della Model 3 Standard Range, che negli USA è offerta al prezzo eccezionale di 35.000 dollari, fatica ancora a decollare, tanto che l'azienda si è vista costretta di recente ad avvisare tutti i clienti che l'avevano ordinata che le consegne subiranno un corposo ritardo.
L'ennesima tegola sulla testa di un periodo non proprio roseo, dal dietro le quinte, che denota una forte insicurezza strategica vista la marcia indietro sugli store fisici (prima destinati alla chiusura, poi mantenuti aperti) e un listino ballerino che non trova pace, con prezzi che scendono e risalgono a seconda dell'umore di Elon Musk (e soprattutto dei suoi investitori).
Per chi segue le notizie "di facciata", sembra un panorama assurdo, fuori dal mondo, poco compatibile con l'aria festosa legata all'annuncio della Tesla Model Y, nuovo SUV compatto 100% elettrico, dello sbarco in Europa della Model 3, del debutto dei nuovi e veloci Supercharger V3.0, dei lavori sulla Guida Autonoma cittadina che procedono spediti, e che promettono un update entro fine anno.

Fra le ombre non abbiamo inoltre nominato i problemi che Musk si è creato negli anni con la SEC, la Securities and Exchange Commission che vigila sulla borsa valori, a causa dei suoi tweet senza freni, capaci in pochi caratteri di smuovere verso l'alto o il basso le azioni Tesla. Nonostante questo, l'eclettico imprenditore è tornato nelle ultime ore a parlare di produzione, in risposta a un utente di Twitter ovviamente, dichiarando che nei prossimi 12 mesi saranno costruite 500.000 nuove Tesla, cifra che cozza con l'idea di vendere 700.000 Model 3 all'anno e che potrebbe far infuriare - di nuovo - controllori e investitori. C'è però anche dell'altro.

Sull'orlo del baratro (?)

Secondo uno dei grandi detrattori storici di Tesla, David Einhorn, persino quota 500.000 sarebbe ottimistica. "Se le indicazioni reali del primo trimestre 2019 venissero confermate nei prossimi mesi, la domanda globale della Model 3 si attesterebbe attorno ai 200.000 veicoli", e a fronte di una richiesta simile sarebbe davvero ardua spingere per il mezzo milione di unità. Sempre secondo Einhorn, di Greenlight Capital, le motivazioni sarebbero da ricercare nella "scarsa reputazione che Tesla detiene in materia di qualità e servizi post-vendita, inoltre la mancanza degli incentivi governativi (la cui rimozione è stata fortemente voluta dall'attuale amministrazione Trump, ndr) potrebbero limitare ulteriormente la domanda", nonostante i prezzi sempre più accessibili.

Secondo l'analista, Tesla sarebbe addirittura sull'orlo del fallimento, i cui segni sarebbero evidenti nel taglio dei prezzi, considerato "disperato", nei recenti licenziamenti e nell'idea di chiudere gli store fisici, senza dimenticare "i lanci di nuovi prodotti affrettati, utili solo a generare interesse". A confermare, idealmente, questa tesi ci sarebbero anche i dati azionari Tesla degli ultimi 12 mesi, che segnano un sonoro -9%.
Sbagliato e sciocco cercare di non vedere tutti questi segni, l'asso nella manica di Tesla è però il solito Elon Musk, nonostante tutti i suoi difetti. Il fondatore di PayPal e OpenAI è un imprenditore visionario, capace sempre di essere qualche passo avanti agli altri, un cane sciolto, un soggetto che non piacerà mai agli investitori americani, di norma molto cauti e propensi al controllo.

Un uomo che vuole portare l'umanità su Marte con SpaceX, che ha creato un sistema di trasporto super veloce chiamato Hyperloop, una macchina per scavare tunnel alla velocità della luce grazie a The Boring Company, che vende anche un lanciafiamme consumer, per intenderci.
Un imprenditore capace di fondare anche Neuralink, società che sviluppa interfacce neurali impiantabili, insomma un autentico vulcano, il cui carisma può fare il bello e il cattivo tempo all'interno di una società, ora chiamato alla sfida più complicata della sua brillante carriera: far risorgere Tesla senza che nessuno si accorga quanto in basso è scesa, sfidando il mercato e i governi, mostrandosi tranquillo con il pubblico e deciso ai piani alti. La sua specialità.