Tesla, futuro in bilico: concorrenza e scarsa produttività affossano il titolo

La casa automobilistica di Elon Musk perde sempre più terreno nei confronti dei concorrenti, più strutturati e pronti ad affrontare il mercato.

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Su Elon Musk si potrebbero spendere migliaia di parole. Il CEO di Tesla e SpaceX è un personaggio di fama mondiale, estroso e fuori dagli schemi, proiettato verso un futuro sempre più tecnologico e di successo per le sue aziende. Le sue ottime doti comunicative lo hanno reso una sorta di divinità tra gli appassionati di tecnologia, ma il periodo è tutt'altro che buono. Proprio Tesla, uno dei fiori all'occhiello del magnate americano, naviga in cattive acque già da diverso tempo, ma ora la situazione inizia a farsi seriamente preoccupante, tanto che è stata ipotizzata addirittura la bancarotta nel giro di pochi mesi se la situazione non cambierà in modo drastico.

I giganti dell'auto puntano all'elettrico

Per capire il momento difficile di Tesla è bene partire dalla sua situazione finanziaria. Lo scorso anno, nonostante perdite record per l'azienda, il titolo in borsa è salito di ben il 46%. La fiducia degli investitori è rimasta molto alta fino a febbraio, quando il titolo, rispetto all'inizio dell'anno, era salito di un ulteriore 7%. I motivi che spiegano questo trend di crescita nonostante le perdite sono diversi, ma certamente il carisma del suo CEO ha aiutato Tesla ad apparire più tecnologica e innovativa di quello che in realtà è, spingendo gli investimenti.
Prendiamo ad esempio l'Autopilot installato sulle vetture della casa americana, un sistema di guida assistita da molti ritenuto tra i più innovativi in commercio. Purtroppo per Tesla, il tempo in cui guidava il settore è passato da un pezzo, tanto che anche i modelli più avanzati a listino possono contare solo su un'automazione di livello 2 nella scala SAE. Questa è un metro di valutazione delle capacità di una vettura a guida assistita/autonoma di automatizzare i processi di controllo del mezzo, secondo standard stabiliti da oltre 100.000 ingegneri. Ebbene, Tesla è ferma al secondo livello, che prevede una parziale automazione del veicolo, il quale controlla lo sterzo e la velocità di marcia ma necessita di una presenza costante dell'uomo per funzionare ed evitare problemi. Sul mercato però sono già disponibili vetture di livello 3, come l'ultima Audi A8. In questo caso, l'intervento del pilota non è necessario per la marcia, ma viene richiesto solo in occasioni particolari. Chi acquista oggi una A8 tuttavia non può utilizzare la guida autonoma, presente ma bloccata dalla fabbrica a causa di leggi non ancora uniformi in tutto il mondo in materia.

In questo contesto, che vede Tesla sotto ai concorrenti a livello tecnologico, il recente incidente di una Model X nei pressi di Mountain View, in California, non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco, attirando le attenzioni del National Transport Safety Board, che ha avviato un'indagine dalle conseguenze tutte da scoprire.
Non bastasse questo, la casa americana è falcidiata da problemi produttivi che solo ora stanno trovando una soluzione, con l'annuncio dell'aumento della produzione di Model 3 a 2500 unità settimanali a partire da questo mese. Una buona notizia, che ha fatto alzare il titolo in borsa, ma che non è bastata a farlo risalire ai livelli di un tempo, per una perdita di valore a marzo di ben il 20%. La fiducia sembra sia in calo per Musk e la sua azienda, come confermato da Moody's, che ha abbassato il rating del debito societario a un livello molto vicino ai titoli spazzatura.
Ma il vero problema è la concorrenza, che ha deciso di puntare forte sull'elettrico, dopo anni di immobilismo. Tralasciando i brand di lusso, case come Nissan, Volkswagen e Ford, solo per citarne alcune, hanno annunciato investimenti di miliardi di dollari nell'elettrico, sancendo nel 2025 l'anno zero per quanto riguarda questa tecnologia propulsiva. In quell'anno, Volkswagen avrà a listino oltre 80 modelli elettrici, uno sforzo produttivo enorme ma che da bene l'idea di come si evolverà il mercato nei prossimi anni. Mercato che vedrà anche l'inizio di nuove forme di collaborazione tra i produttori per spingere l'elettrico, come l'annunciata collaborazione tra BMW, Daimler, Volkwagen e Ford per la creazione di oltre 400 stazioni di ricarica veloce in Europa, da 350kW contro i 145kW delle stazioni Supercharger di Tesla, entro il 2020.

La situazione attuale vede quindi nubi scure all'orizzonte per Tesla. Da un lato, la fiducia degli investitori non durerà per sempre e già ora si sta assistendo a un calo nella stessa, come indicano anche i dati in borsa. Dall'altro, i brand storici dell'automobilismo si stanno muovendo in massa verso l'elettrico, dandosi battaglia ma collaborando all'occorrenza, mentre Tesla sembra apparentemente isolata. John Thompson, dell'hedge fund Vilas Capital Management, ha commentato: "Le aziende devono generare utili, e Tesla non lo fa", un'argomentazione difficile da confutare, seguita da una previsione davvero pessimistica per l'azienda di Musk. "A meno che Elon Musk tiri fuori un coniglio dal cappello l'azienda fallirà entro 4 mesi". Parole forti, che pongono seri dubbi sul futuro di Tesla.