Sbarco sulla Luna: motori elettrici, batterie e pneumatici dei rover lunari

Cinquant'anni fa, nel 1969, l'uomo metteva piede sulla Luna: scopriamo com'erano realizzati i rover lunari degli anni '70.

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Il 20 luglio 1969, alle 20:17:40 orario di Greenwich, l'astronauta Neil Armstrong metteva piede - per la prima volta nella storia dell'uomo - sulla Luna. Un evento che ha segnato in modo inequivocabile la nostra esistenza, con milioni di ragazzini desiderosi di diventare un giorno astronauti e folle sognanti con il naso all'insù in tutto il pianeta, per buona pace dei russi che persero clamorosamente la sfida dell'allunaggio.
Se nel corso della storica missione dell'Apollo 11 Armstrong riuscì a fare una deliziosa passeggiata sul suolo lunare, raccogliendo campioni da riportare sulla Terra, nel decennio successivo gli astronauti hanno invece potuto utilizzare degli avanzati rover a quattro ruote, capaci di coprire distanze maggiori in un tempo ridotto - del resto la differente gravità rendeva difficile lo spostamento "a piedi" sul nostro satellite. Scopriamo dunque qualche dettaglio in più rispetto ai rover utilizzati negli anni '70 dalla NASA per esplorare la nostra Luna.

Apollo 15, 16 e 17

Il primo rover a quattro ruote è stato utilizzato il 31 luglio 1971 con la missione Apollo 15, un modello poi aggiornato e riutilizzato con successo anche con Apollo 16 e Apollo 17. I primi rover lunari erano in grado di accelerare fino a 13 km/h, una velocità paragonabile a quella degli odierni monopattini elettrici (anche se alcuni di questi raggiungono tranquillamente i 25 e i 30 km/h).
Questo però accadeva sul nostro pianeta, sulla Luna infatti - sempre a causa della "pesante" gravità - non si superavano i 4-5 km/h.
Tanto bastava in ogni caso per superare la velocità degli astronauti appiedati, che dovevano perlopiù saltellare per coprire delle brevi distanze. Quelle dei rover erano missioni "kamikaze", se vogliamo, nessuno di loro veniva infatti riportato indietro ma abbandonato sulla superficie. Ancora oggi sulla nostra Luna si possono trovare i tre rover utilizzati con le tre missioni Apollo 15, 16 e 17, anche se non sappiamo in che stato siano.

Motori elettrici e guida autonoma

Abbiamo deciso di occuparci dei rover lunari sulla sezione Auto non solo per la loro conformazione a quattro ruote, anche perché nella loro costruzione era coinvolta la General Motors, in collaborazione con Boeing. Nonostante la presenza dei quattro pneumatici, per la guida le società hanno optato per una soluzione "a cloche", molto simile agli aeroplani, con la quale andare avanti o indietro. Per la sterzata bisognava fare affidamento al differenziale delle ruote, un po' come accade nei grandi carri armati.
Merita grande attenzione poi il motore, che non poteva essere per ovvi motivi a combustione, a benzina dunque. Oggi le auto elettriche sono all'ordine del giorno, tutti i più grandi produttori hanno investito in almeno un propulsore alimentato a corrente, negli anni '70 invece si parlava di pura fantascienza. I rover lunari potevano dunque vantare motori elettrici alimentati tramite batterie chimiche non ricaricabili, da 36-volt con argento e zinco, in grado di spingere il veicolo per 100 km alla massima potenza; nulla a che vedere in ogni caso con gli odierni accumulatori agli ioni di litio e quelli a stato solido, attualmente in sviluppo per cambiare il futuro della mobilità elettrica.
Parlando di trazione, potremmo definire i rover lunari All-Wheel Drive, poiché ogni ruota possedeva una propria motrice da un quarto di cavallo in fase di spinta (circa 180 watt); una soluzione che permetteva ai rover di non rimanere mai incagliati, di cavarsela in qualsiasi situazione sull'irregolare superficie lunare.

Poco sopra abbiamo poi usato la parola "pneumatici", è però sbagliato aspettarsi dei classici oggetti in gomma: non avevano camera d'aria come sulla Terra, al contrario all'interno era presente un anello elastico con una fitta rete di anelli d'acciaio e battistrada in tasselli di titanio. I primi rover hanno addirittura anticipato la "guida autonoma": avevano infatti un sistema di navigazione automatica che permetteva di marciare in totale sicurezza, evitando agli astronauti di perdersi o di impiegare troppo tempo per tornare al loro LEM. Oggi modelli di questo tipo non vengono più usati, oltre ai tre abbandonati sulla Luna ne esistono altrettanti sulla Terra, uno dei quali di proprietà del museo di Houston che gira spesso il mondo nelle varie esposizioni dedicate allo Spazio. Chissà che non lo incontriate, prima o poi.