Riciclare la batteria di un'auto elettrica: a che punto siamo?

Secondo molti è ancora impossibile smaltire correttamente le batterie delle auto elettriche. Vediamo dov'è arrivata la tecnologia.

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Il mondo delle nuove auto elettriche è ancora "misterioso" per molti utenti, non sono poche infatti le incognite legate alle BEV (auto elettriche a batteria) apparentemente senza soluzione. Questo perché parliamo di una tecnologia relativamente nuova, in circolazione ci sono ancora troppi pochi modelli per sapere con certezza quanto dura davvero - ad esempio - il ciclo vitale di una batteria, quanto costa sostituirla da zero, se il vecchio accumulatore si può in qualche modo riciclare, riutilizzare oppure no.
Oggi proviamo a rispondere a questo quesito anche grazie alle novità di casa Honda, che in collaborazione con SNAM ha già messo a punto un piano di recupero e riciclo delle batterie che può funzionare da base per gli anni a venire, magari preso a modello anche da altri grandi produttori internazionali.

Parola chiave: riutilizzo

Sono molti gli automobilisti ancora incerti sul passaggio a un'auto elettrica per tutto ciò che riguarda le batterie, inoltre questi grandi accumulatori (che solitamente vanno dai 14 kWh ai 120 kWh e riguardano le auto 100% elettriche come le ibride plug-in) sono spesso accusati di inquinare più di quanto possa fare un'auto a benzina se consideriamo la loro costruzione e il loro smaltimento a fine vita. Honda Motor Europe e SNAM vogliono utilizzare le batterie delle auto elettriche fino al loro ultimo secondo, sfruttandole ad esempio per lo stoccaggio di energie rinnovabili in diverse applicazioni industriali.
Nella pratica succede questo: dopo 10-12 anni, una batteria non dovrebbe più essere in grado di garantire un'autonomia consona a un normale utilizzo di una vettura. Se al momento dell'acquisto un accumulatore promette magari 200 km di autonomia, dopo 10-12 anni di utilizzo regolare i chilometri a disposizione potrebbero scendere a 130-140 km, non più sufficienti a un'automobile ma con abbastanza kWh per fornire corrente elettrica a un impianto industriale - magari insieme ad altre batterie riutilizzate. L'idea non è nuova in realtà e viene usata già da tempo per alimentare grandi strutture sportive, pensiamo l'esempio dello stadio Johan Cruijff Arena di Amsterdam, alimentato da diverse batterie provenienti da vecchie Nissan LEAF.


La seconda vita delle batterie

Se il riutilizzo non rappresenta una totale novità, di certo meritano più attenzione tutti quei nuovi processi industriali che permettono alle batterie di avere una seconda vita e diventare qualcos'altro. Grazie a innovativi processi idro metallurgici, Honda e SNAM ad esempio sono in grado di estrarre e rigenerare i materiali preziosi presenti all'interno delle batterie per creare nuovi prodotti. Le due compagnie già dal 2013 monitorano le batterie arrivate a fine vita per smaltirle nel modo corretto in tutta l'Unione Europea, con l'accordo prossimo a toccare ben 22 Paesi nel vecchio continente. SNAM sarà in grado di raccogliere batterie agli ioni di litio e all'idruro di nichel metallico (NiMH) attraverso la rete di concessionarie Honda e ulteriori strutture autorizzate (ATF).

Il sistema di raccolta funziona a basse emissioni di carbonio, con i centri di stoccaggio che valutano quali batterie siano idonee alla creazione di nuovi dispositivi di accumulo - a uso industriale ma anche casalingo - o meno. Le unità in ottime condizioni, con ancora diversi kWh a disposizione, tornano a funzionare come batterie, mentre le più disastrate vengono trattate per l'estrazione dei materiali grazie a tecniche basate su processi chimici in fase acquosa. Le materie estrapolate dai vecchi accumulatori possono servire per la creazione di nuove batterie oppure generare pigmenti o additivi per la malta. La plastica, il metallo e il rame invece vengono riciclati normalmente e riutilizzati in ambito industriale.

Si tratta ovviamente di ottime notizie, in grado di spegnere i miti legati all'inquinamento delle batterie delle auto elettriche e al loro ipotetico riciclo. Appena le BEV verranno prodotte senza l'utilizzo di materiali fossili e ricaricate (a casa come presso le colonnine pubbliche) con energia pulita, proveniente da fonti rinnovabili, potranno davvero essere considerate "a zero emissioni", veicoli in grado di aiutare l'ambiente lungo tutto il loro arco vitale, dalla nascita in fabbrica allo smaltimento delle batterie. Il futuro dell'automotive inizia a prendere la forma corretta.