Prepararsi alle auto elettriche: lo switch dovrà essere anche culturale?

Nel nostro Paese manca ancora una "cultura dell'auto elettrica", è bene prepararsi e fare corretta informazione sin da ora.

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Che l'idea ci piaccia o meno, il futuro dell'auto è certamente elettrico. Ci sono ancora diversi nodi da sciogliere, come ad esempio la creazione e lo stoccaggio dell'energia necessaria ad alimentare un parco auto EV di massa, oppure lo smaltimento delle attuali batterie al litio, speriamo però che a questi problemi pensi lo sviluppo, la tecnologia e il tempo.
Nonostante questo, Paesi come la Norvegia hanno già dettato le linee guida per uno switch completo, che nel giro di qualche decennio pensionerà gran parte delle auto tradizionali a benzina e a gasolio, e anche nella nostra Italia qualcosa inizia a muoversi.
In televisione e sui principali media sono aumentate a dismisura le pubblicità di auto elettriche, inoltre diverse compagnie come Enel X stanno spingendo l'acceleratore sulla costruzione di nuove stazioni di ricarica su tutto il territorio.
Anche governo Lega-5 Stelle sta cercando di sponsorizzare le auto EV a zero emissioni, proponendo l'Ecobonus da qui a fine 2020, dunque è e sarà sempre più probabile incontrare vetture elettriche nel nostro Paese, anche grazie a best seller come la Hyundai Kona Electric o la Tesla Model 3 - appena sbarcata nel vecchio continente.
Molto probabilmente, come abbiamo accennato sopra, le infrastrutture non sono ancora pronte ad accogliere un arrivo massiccio di auto elettriche sulle nostre strade, c'è però un altro problema da affrontare ed è tutto etico, culturale.

Paura del nuovo che avanza

I primi campanelli d'allarme sono arrivati dagli USA, dove proprietari di enormi SUV e Pick-up hanno iniziato in modo deliberato a occupare stalli dedicati alle Tesla e ad altre vetture elettriche - che come sappiamo hanno parcheggi riservati che favoriscono la ricarica.
Una politica che presto si diffonderà a macchia d'olio in ogni luogo pubblico ma che ai tradizionalisti non va molto giù, soprattuto nelle grandi città europee: perché concedere spazi liberi "in esclusiva" a vetture elettriche ancora poco diffuse quando è già difficile trovare posto con i veicoli tradizionali?

Succede così, e basta frequentare i più popolosi gruppi Facebook dedicati alle EV per capirlo, di incappare sempre più spesso in situazioni spiacevoli come piazzole elettriche occupate da auto tradizionali, senza grande vergogna. Sorge dunque una domanda: non sarà il caso di iniziare una campagna di sensibilizzazione e informazione capillare, al fine di raggiungere la gran parte della popolazione e far capire - con le buone, ovviamente - che lo switch elettrico è a suo modo iniziato, seppur a piccoli passi?

Una lotta contro mulini a vento?

Sarà una sfida non da poco, in un Paese in cui - spesso, purtroppo - bisogna ancora combattere contro chi occupa in modo illegittimo parcheggi riservati alle persone disabili provviste di apposito tagliando. Questo è un abuso ancor più grave e spiacevole dell'occupare una piazzola per la ricarica di mezzi EV, poiché si lede la libertà di persone con mobilità ridotta, che hanno reale bisogno dei loro posti riservati e non è certo per capriccio o privilegio, eppure ci si trova ancora oggi a discutere con persone prive del più basilare buon senso.

Con le stazioni di ricarica si rischia il medesimo degrado, soprattutto adesso che iniziano a moltiplicarsi in modo esponenziale e sempre più "automobilisti tradizionali" potrebbero sentirsi in diritto di occupare i posti impunemente, poiché "ancora nessuno ha bisogno di ricaricare il proprio veicolo". Una sensazione errata, che con il passare del tempo bisognerà sovvertire, partendo da una corretta informazione. Sperando di non lottare, come Don Chisciotte della Mancia, contro enormi mulini a vento.