Perché la mia auto arriva fra 6 mesi? Identikit di una crisi profonda

Chip shortage e stop alle personalizzazioni: le cause e le possibili soluzioni della crisi che sta coinvolgendo il mondo dell'Automotive.

Perché la mia auto arriva fra 6 mesi? Identikit di una crisi profonda
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Tempi di attesa raddoppiati, triplicati e a volte anche 5 o 6 volte superiori rispetto al periodo pre-pandemia e alla guerra russo-ucraina. Si allungano, ormai ovunque, i tempi di consegna dei beni di consumo, con particolare danno e rallentamento per l'industria Automotive. L'aumento delle vendite di autovetture nell'ordine del +14% registrato ad esempio in Italia nel 2021 (rispetto all'Annus horribilis 2020) aveva indotto molti a pensare che il periodo di maggior difficoltà per il settore fosse ormai alle spalle.
Tuttavia, nell'anno in corso i dati delle vendite sono nuovamente crollati vertiginosamente tornando a far tremare non poco il mondo dell'auto. Sempre meno vetture vendute e tempi di consegna per le (poche) nuove vetture sempre più dilatati. Proviamo a capirne di più analizzando le molteplici cause che sono alla base di questa preoccupante contrazione del mercato Automotive.

Le cause della crisi Automotive

Tra le cause alla base del rallentamento di questa imponente catena industriale globale figurano certamente la pandemia COVID-19 e l'instabilità politica di alcune aree geografiche, nevralgiche per l'estrazione/produzione di materiali chiave per questo settore dell'industria.
L'avvento della pandemia, com'è risaputo, ha provocato la chiusura delle fabbriche per contenere i contagi.

Da considerare vi è poi il fatto che molti componenti delle auto provengono dalla Cina, la zona più colpita dalla pandemia e da lockdown massicci. Il Coronavirus ha bloccato la produzione e la vendita di auto, con un crollo pari, in un solo anno, a 11 milioni di unità prodotte in tutto il mondo.
Poi vi è il cosiddetto "chip shortage": la conseguenza più evidente della crisi del mondo Automotive. Questi piccoli apparecchi elettronici sono costruiti per lo più nella piccola Taiwan, che ne confeziona circa il 70% della produzione globale. Uno degli effetti del periodo post pandemia è stato quello di una rapida digitalizzazione mondiale, che ha comportato l'acquisto di prodotti sempre più tecnologici, con la necessità di produrre più microchip.
Ma perché il settore delle automobili è quello più colpito? Basta guardare i numeri per rendersene conto. Il mercato dei microchip è così composto: smartphone e computer rappresentano la fetta più importante del mercato, pari all'81%, l'IoT (Internet of Things) l'8%, i televisori e le auto il 4%. Appare evidente la sproporzione e quanto la "priorità mondiale" sia quella di fornire prima di tutto i microprocessori ai produttori di smartphone e pc, lasciando le briciole agli altri settori.

Le auto più moderne però allo stesso tempo necessitano di molti chip per controllare tutte le loro componenti elettroniche e, per fronteggiare la perdita di fatturato, le aziende produttrici hanno smesso di acquistare grandi stock di microchip, decidendo di comprarli in quantità minori per evitare di rimanere con delle giacenze. Questo ha comportato considerevoli ritardi nelle produzioni e nelle consegne di veicoli nuovi. L'offerta di microchip è diminuita, la domanda aumentata, i prezzi sono lievitati e hanno avuto un forte impatto su tutta la filiera dell'auto.

In tutti i settori industriali poi il rincaro delle materie prime ha suscitato non poche difficoltà: rame, nichel, ferro e alluminio hanno subito degli aumenti di prezzo non previsti e non si sa bene quando il loro costo tornerà come ai tempi pre-crisi.
I motivi dietro all'aumento del costo delle materie prime sono principalmente due: il primo è l'aumento della domanda a livello globale, che ha influenzato anche i prezzi, il secondo riguarda i conflitti a livello geopolitico.
Molti materiali vengono estratti in Paesi come il Sud America e l'Africa, ma vengono trattati dalla Cina. Tensioni politiche tra questi Stati, fattori ambientali o incidenti (come la recente alluvione che ha messo fuori gioco alcune miniere di carbone nello Shanxi) e tassi di cambio irrimediabilmente influenzano il prezzo delle materie prime.
Dall'Est Europa, area oggi interessata dall'escalation militare tra Russia e Ucraina, provengono poi gas, neon, materiali per cablaggi, cavi isolanti e molto altro. L'attuale conflitto ha generato dunque ulteriori problematiche derivanti dalla chiusura delle fabbriche in Ucraina e dal conseguente fermo della produzione della maggior parte delle attività commerciali.

Nello specifico - tra gli stabilimenti che realizzano componenti essenziali per l'industria automotive nel Paese - diverse fabbriche produttrici di fascio cavi e cablaggi per le principali Case automobilistiche sono state costrette a interrompere bruscamente le proprie attività. I fascio cavi, infatti, sono uno dei principali componenti delle autovetture e la forzata chiusura degli stabilimenti ha determinato un ulteriore e ancor più critico ritardo nella produzione di veicoli nuovi, sia elettrici che endotermici.

La "soluzione Arkana": stop alle personalizzazioni

Dopo le note dolenti è tempo di alcune soluzioni. La prima vede alcune Case automobilistiche aprire negli ultimi tempi delle "corsie preferenziali" per accelerare le consegne dei loro modelli, al prezzo però di una drastica riduzione della possibilità di personalizzazione.
Un perfetto esempio è dato dalla Renault Arkana e la sua offerta Fast Track, con la consegna garantita entro 30 giorni. Com'è possibile? La risposta è facile. La si può scegliere solo nera, bianca o grigia, la motorizzazione è una, l'ibrido E-Tech da 145 e l'allestimento l'R.S. Line (per saperne di più: proviamo la nuova Renault Arkana E-Tech Hybrid).

Quello del SUV coupé francese - che ha rappresentato il 50% delle vendite in Francia nel mese di giugno - è solo uno dei numerosi esempi di una tendenza nel ridurre l'offerta commerciale da parte delle Case, così da aumentare la produzione e la disponibilità di modelli da immettere sul mercato.
Rimanendo in orbita Renault (inteso come Gruppo) c'è l'offerta Up&Go di Dacia, nata con la Duster e pronta ad aprirsi anche ad altri modelli, con scelta ridotta per quanto riguarda motorizzazioni e accessori.
Ci sono poi modelli completamente nuovi come la Peugeot 408, per la quale Stellantis ha scelto la strada di semplificazione del listino con due soli allestimenti, "quelli più richiesti dai clienti" come ha dichiarato il direttore di prodotto Peugeot Jérôme Micheron.
Una brutta notizia per i fanatici delle personalizzazioni, un'ancora di salvataggio per chi l'auto la vuole in tempi brevi e anche per le Case, non costrette così a subire drastici cali delle loro immatricolazioni.

Less is more, dicono in lingua inglese

Questa riduzione della diversità commerciale e tecnica sembra sia compatibile con il buon andamento degli affari. Se infatti per anni le Case hanno adottato un approccio fatto di innumerevoli scelte per i colori carrozzeria, le finiture degli interni e i vari optional tecnologici, oggi come oggi avere un listino troppo complesso dal punto di vista di pacchetti e personalizzazioni rischia di essere controproducente.

C'è poi da considerare l'effettivo successo di tali strategie: secondo un'analisi condotta nel 2020 dalla società di consulenza automobilistica J.D. Power, il 98% di tutte le combinazioni rappresenta, cumulativamente, il 25% delle vendite totali, mentre il restante 2% rappresenta i tre quarti.
Certo, come osserva la ricerca siamo ben lontani dalla famosa frase di Henry Ford relativa alla Model T "ogni cliente può avere un'auto di qualunque colore desideri, purché sia nero", ma di certo l'epoca delle personalizzazioni senza limiti è finita. Il problema sta però nell'individuare il "cosa" tagliare e cosa no.
La crisi delle materie prime ha dunque stravolto i piani delle Case, pronte a una produzione "on demand", come annunciato tempo fa da Alfa Romeo. Una filosofia che si scontra con la situazione attuale, con gli automobilisti indirizzati verso l'acquisto di determinate versioni già pronte.
Proprio quest'ultima strategia è destinata a diventare quella mainstream, almeno nell'immediato futuro, con tutti i costruttori pronti ad allinearsi.

La scelta dell'usato o del noleggio a lungo termine


Un fenomeno a cui si è assistito è stato l'importante volume di vendite del mercato dell'usato a cui i consumatori hanno iniziato a rivolgersi per evitare ritardi nelle consegne o prezzi troppo elevati.
Complice la limitata offerta sul nuovo, il mercato dell'usato ha subito un vero e proprio boom nel corso degli ultimi mesi con crescite inaspettate su tutti i fronti. Una indagine di AutoScout24 ha evidenziato, a questo proposito, che nel novembre 2021 gli acquirenti si sono ritrovati a pagare, in media, quasi il 20% in più rispetto al medesimo periodo dell'anno precedente.

A contenere poi in questi mesi quasi da solo il pesante passivo delle nuove immatricolazioni ci ha pensato il settore del Noleggio a Lungo Termine. Per far fronte a queste difficoltà del mercato, le società di Noleggio a Lungo Termine hanno deciso di rifornirsi di moltissime auto nuove dotate degli optional e degli accessori più richiesti e nei colori/materiali più ricercati, ossia auto "a stock", acquistate in grandi quantità a prezzi super vantaggiosi. Questi acquisti massivi, possibili grazie all'ingente potere economico delle società di Noleggio, permettono sia di ridurre i tempi di consegna del nuovo (perché le auto sono già ordinate) sia di noleggiarle a lungo termine pagando un canone più basso e Tutto Incluso.
Anche qui il consumatore non potrà sempre scegliere il colore della carrozzeria o gli optional che più desidera ma avrà il vantaggio di ricevere la vettura in tempi più accettabili rispetto ai 3 mesi previsti oggi dal mercato per la consegna di una Nissan Qashqai, i 5 per una Ford Focus, i 6 per una Toyota Yaris o una Volkswagen Golf.

Il mercato dell'auto, tra crisi e rinnovamento, sta vivendo un periodo di profonda instabilità e di "passaggio". Il consumatore medio dovrà, suo malgrado, imparare a convivere in questi mesi soprattutto con la fragilità e l'improvvisa disorganicità di questo sistema ma, insita in ogni situazione di crisi, vi è anche la speranza che la difficoltà più o meno inattesa possa produrre nuove opportunità tanto per i produttori quanto i consumatori: una necessaria occasione di crescita.