Morire a 13 anni su un monopattino elettrico: cosa abbiamo sbagliato?

Fabio Mosca è morto a 13 anni perché caduto da un monopattino elettrico: prima di demonizzare il veicolo dobbiamo capire dove abbiamo sbagliato.

Morire a 13 anni su un monopattino elettrico: cosa abbiamo sbagliato?
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Torniamo a parlare di monopattini elettrici e regole da rispettare, purtroppo per un evento tragico che non avremmo voluto mai sentire. Come saprete, un ragazzino di 13 anni è morto a Sesto San Giovanni dopo esser caduto da un monopattino elettrico, una tragedia immane che richiede estremo rispetto e tanta riflessione. Qualche revisione alle regole attuali è sicuramente necessaria, tuttavia puntare il dito esclusivamente contro i monopattini è sbagliato e ingiusto - e ora cerchiamo di capire perché.
Per chiudere con il tremendo capitolo di Sesto San Giovanni, a livello formale quel ragazzino di 13 anni non doveva trovarsi a bordo di quel monopattino elettrico - e l'amico che glielo ha prestato non avrebbe mai dovuto darglielo. Le regole attuali infatti impongono che la guida di questi veicoli avvenga dai 14 anni in su, inoltre dai 14 ai 17 anni è richiesto anche il casco.
A 13 anni (o meno) non si è, evidentemente, ancora pronti a utilizzare mezzi di quel tipo, anche se si è su pista ciclabile. Inoltre le autorità devono ancora capire se quello specifico monopattino era legale oppure modificato, magari con velocità sbloccata e potenza maggiorata, questa però è un'altra storia che lasciamo sospesa.

Attenzione all'emotività

Tornando ai fatti, il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano è subito intervenuto per far sentire alla comunità la sua presenza, introducendo nuove regole tramite ordinanza. Sulle piste ciclabili il limite di velocità è stato settato sui 20 km/h, nelle zone pedonali a 5 km/h.

Nella cittadina sarà inoltre obbligatorio indossare il casco. Se quest'ultima disposizione dovrebbe giustamente essere estesa a livello nazionale, per minorenni e maggiorenni, i nuovi limiti di velocità ci sembrano più una trovata "di facciata", visto che attualmente i limiti sono - rispettivamente - di 25 km/h e 6 km/h, così pochi chilometri orari di differenza non aumenteranno di certo la sicurezza (sbattere la testa senza casco a 20 o a 25 km/h è pericoloso allo stesso modo), per non parlare dell'impossibilità di controllo da parte delle autorità locali e dei produttori di monopattini, che si sono adeguati alle regole attuali e hanno modalità di guida già preimpostate a 25 e 6 km/h. Comprendiamo però come il primo cittadino di Sesto San Giovanni abbia voluto subito dare una risposta immediata alla tragedia. Il problema però resta nazionale - ed è soprattutto culturale.

Non esiste regola senza informazione

Come più volte abbiamo detto nel recente passato, la prima cosa da fare in materia di monopattini elettrici è aumentare l'informazione, soprattutto tra i giovanissimi. Bisogna far capire ai ragazzi che non si tratta di giocattoli e che vanno guidati in maniera responsabile. È inutile pensare a nuove e più stringenti regole se poi non si educa il pubblico a rispettarle.

Su questo fronte, i monopattini elettrici dovrebbero arrivare nelle scuole superiori (nel senso che bisognerebbe istituire giornate formative) e ai minorenni dovrebbe essere imposto almeno un patentino - conseguito in seguito allo studio di tutte le regole fondamentali, relative al mezzo e alla strada. Successivamente si può anche discutere di assicurazione e targa, il primo aspetto da rivedere però è per l'appunto l'educazione. Concorde con noi è, in seguito alle sue ultime dichiarazioni, anche il primo cittadino di Milano Beppe Sala, secondo cui bisogna fare attenzione ad agire sull'emotività e pensare a nuove regole che siano nazionali, valide per tutti i cittadini d'Italia. Il sindaco meneghino chiede soprattutto l'estensione del casco obbligatorio per tutti e un lavoro più approfondito con le assicurazioni, per capire come si possa coprire al meglio i danni causati da questi veicoli. La morte di Fabio Mosca è un dolore per tutti, un disastro assurdo che doveva essere evitato, più che un fallimento dei monopattini elettrici è però una sconfitta della comunità, che non è stata in grado di istruire a dovere i suoi cittadini (intendiamo a livello nazionale, non è un problema di Sesto San Giovanni).

Da queste pagine ci appelliamo anche ai genitori: non è il caso di Sesto, visto che il monopattino è stato dato in prestito, spesso però ci capita di vedere ragazzini al di sotto dei 14 anni guidare questi veicoli acquistati regolarmente dai genitori - o regalati da parenti e amici. Così come è molto facile vedere genitori andare in due con i propri figli, altra pratica da evitare assolutamente e vietata dalle attuali regole. Magari iniziamo da questo, dagli adulti che istruiscono e danno il buon esempio ai più piccoli.