Da Milano alla Calabria in auto elettrica: come si viaggia a fine 2023?

Da Milano siamo partiti per la Calabria con un'auto elettrica, senza fare soste vacanziere lungo il percorso: ecco com'è andata.

Da Milano alla Calabria in auto elettrica: come si viaggia a fine 2023?
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Per due anni di seguito, in piena estate, siamo partiti dal Trentino per arrivare in Calabria con un'auto elettrica per capire quanto fosse confortevole (o meno) viaggiare a zero emissioni e quali criticità si potessero incontrare lungo il percorso. Esperienze che ci hanno confermato come gli attuali problemi siano legati perlopiù alle stazioni di ricarica che alle vetture, anche se il secondo anno abbiamo trovato sicuramente dei miglioramenti e più colonnine disponibili.
Questa volta abbiamo voluto cambiare leggermente il format: da Milano ci siamo avviati sempre in direzione della Calabria, non è stata però una vacanza estiva in cui ci si fermava volentieri in posti nuovi e la ricarica veniva effettuata soprattutto nei tempi morti. Siamo partiti in inverno, a ridosso del Natale, dunque con temperature piuttosto basse e molto traffico in strada e presso le stazioni di servizio, con l'intento di arrivare a destinazione senza tappe intermedie.
Fil Rouge con la nostra ultima prova estiva è stata la vettura: una Renault Mégane E-Tech da 220 CV con 60 kWh di batteria e caricatore di bordo AC a 22 kW/DC a 130 kW, un'elettrica di "fascia media" adatta a moltissimi utenti che in condizioni standard arriva e talvolta supera i 400 km con una carica. Ecco, dunque, com'è andato il nostro test invernale.

Viaggiare in elettrico per fare lunghi viaggi? Dipende!

Più che una prova della vettura, che ormai conosciamo come le nostre tasche e adoriamo per via della sua compattezza (è lunga 4.199 mm), il viaggio ci è servito per mettere a fuoco un paio di considerazioni. Innanzitutto per chi vuole arrivare a destinazione nel più breve tempo possibile, l'elettrico non è ancora abbastanza maturo, e questo forse lo sapevamo già. Viaggiare a zero emissioni implica tempi più lenti e pause più o meno frequenti, a seconda del modello scelto.

Partendo da Milano con l'89% di batteria, lungo il percorso abbiamo deciso di effettuare 5 soste ricarica, arrivando nella zona di Castrovillari (appena oltre il Parco del Pollino) con il 23% di carica residua. Anche se nello screenshot vedete 6 ricariche, sono state in realtà 5, una è durata soltanto 2 minuti e vi spiegheremo presto perché, questo dettaglio ci porterà verso un'altra considerazione.
Per ora rimaniamo sul tema soste: in totale il viaggio è stato di 1.033 km ed è durato circa 14 ore. Lungo il percorso siamo rimasti imbottigliati più volte a causa del traffico intenso, dunque un'ora e mezza circa andrebbe tolta dal conteggio, analizziamo però il tempo passato a ricaricare.
Prima sosta 44 minuti, seconda sosta 36 minuti, terza sosta 37 minuti, quarta sosta 19 minuti, quinta sosta 49 minuti, un ultimo "pit stop" più lungo per coprire un tratto di strada maggiore in tutta tranquillità, visto che al di sotto di Napoli e Avellino le stazioni autostradali Free to X non si trovano più (e non volevamo neppure arrivare con lo 0%, volevamo un po' di carica residua per muoverci dopo l'arrivo).

Il totale fa 185 minuti, poco più di 3 ore; ci teniamo a dire che abbiamo utilizzato solo ed esclusivamente stazioni Free to X presenti presso le stazioni di servizio proprio per non uscire mai dall'autostrada e perdere tempo ulteriore. Certo non è stato tutto tempo perso, non siamo rimasti in auto senza far nulla ad aspettare che terminasse la carica: nel frattempo abbiamo pranzato e successivamente cenato, preso vari caffè, usato i bagni, preso qualche snack (con relative code per pagare), fatto qualche telefonata di lavoro, visto qualche video su YouTube.

Ovviamente affiancare il viaggio in elettrico a una situazione vacanziera è l'ideale, magari lasciando l'auto a caricare per visitare una località nuova, così da "azzerare" i tempi di ricarica e sfruttare i tempi morti. Bisogna poi dire che la Renault Mégane E-Tech non è un'elettrica pensata appositamente per i lunghi viaggi, siamo noi che ci avventuriamo ugualmente per far vedere che è possibile fare tutto anche con una vettura che non costi 80.000 o 100.000 euro; con modelli dalla batteria più grande è magari possibile effettuare meno soste e con tempi di ricarica ridotti grazie a potenze di ricarica superiori (in genere la Mégane carica attorno ai 75 kW di picco, raramente l'abbiamo vista andare oltre).

Il succo dell'esperimento però resta uguale: viaggiare in elettrico significa in qualche modo "prendersela comoda", accettare di effettuare un numero di soste più alto (e più lunghe) rispetto a un classico viaggio a benzina o a gasolio in cui l'obiettivo finale è arrivare a destinazione il prima possibile.
Lo ripetiamo, non vogliamo accendere un inutile flame: con un modello diverso dalla Mégane E-Tech avremmo forse risparmiato qualcosa in termini di soste e tempi. Noi stessi avremmo potuto fare almeno una sosta in meno, la percentuale di carica più bassa a cui siamo arrivati è stata 19% per avere piena tranquillità, avremmo potuto dunque allungare gli "stint", questo però ci porta a una nuova riflessione.

Capire dove migliorare e farsi trovare pronti

Per quanto la rete di ricarica autostradale sia in costante sviluppo, e la situazione sia sensibilmente migliorata anche solo rispetto a un anno fa, i margini di miglioramento sono ancora enormi. Farebbe sicuramente comodo avere una rete più capillare, così che si sia liberi di ricaricare quando se ne ha bisogno, non quando - in un certo qual modo - si è costretti. Poi c'è un altro fattore fondamentale: due anni fa trovare uno stallo di ricarica libero in autostrada era un gioco da ragazzi, spesso e volentieri si era da soli a ricaricare...

Oggi le cose sono molto cambiate e nei periodi di festa, con moltissimi utenti che dal nord tornano al sud, trovare uno stallo libero è più rischioso. In questo nostro esperimento non abbiamo mai avuto problemi, pur essendo a ridosso del Natale; abbiamo sempre trovato uno stallo per ricaricare, a volte però abbiamo preso l'ultimo disponibile, in un'occasione ci siamo dovuti accontentare di una colonnina meno potente del normale per poi spostarci in uno stallo standard grazie a una vettura andata via pochi minuti dopo l'avvio della nostra ricarica (da qui il motivo per cui lo storico ricariche della nostra Mégane ne conta 6 anziché 5, una è stata di appena 2 minuti, poi abbiamo cambiato stallo).

E non è tutto, mentre noi caricavamo tranquilli alle Free to X, la situazione delle auto termiche era alquanto nel caos: zero parcheggi liberi, auto in doppia fila oppure ferme in posti vietati. In un'occasione abbiamo persino dovuto suonare il clacson per uscire dallo stallo di ricarica, visto che un'auto bloccava il passaggio.
Tutto abbastanza regolare in giorni di grande esodo, lo sappiamo, non succede certo tutti i giorni, se però anche solo la metà di tutte quelle auto in Autogrill fosse stata elettrica e avesse avuto bisogno di ricaricare avremmo avuto un caos ancora peggiore, con tempi di attesa biblici. Solitamente una vettura si ferma alle Free to X dai 15 ai 30 minuti, con decine di auto in coda sarebbe stata una follia. Morale della favola: i fornitori di energia devono pensare sin da ora a moltiplicare gli stalli di ricarica in autostrada, altrimenti in un futuro non troppo lontano (magari già il prossimo anno?) sarà il delirio.

Non vogliamo essere in alcun modo disfattisti, al 2035 mancano ancora 11 anni, prossimamente avremo colonnine di ricarica più o meno ovunque e le auto saranno in grado di fare un pieno in una manciata di minuti, magari meno di 10. La tecnologia avanza in maniera clamorosa e già nel 2024 vedremo soluzioni estremamente interessanti: la NIO ET7 con batteria da 150 kWh che sarà commercializzata il prossimo anno percorre oltre 1.000 km con una carica (il CEO di NIO ha percorso 1.044 km senza ricaricare su una nuova ET7). Il record NIO è stato raggiunto tenendo una velocità media di 86 km/h, la stessa identica tenuta da noi secondo il computer di bordo della nostra Mégane a causa del traffico autostradale, tratti di tangenziale e urbani, ovvero 86,4 km/h, dunque si parla di una media realistica e non "di laboratorio".

Con 1.000 km di autonomia sarebbe possibile effettuare il nostro stesso viaggio con una singola sosta da circa 20-30 minuti, che tra 10 anni magari diventeranno solo 10. Sull'elettrico bisogna pensare "quadridimensionalmente" e non fossilizzarsi sull'idea che la tecnologia disponibile oggi sarà la stessa tra 10 anni. Bisogna poi sperare che aumenti vertiginosamente il numero di stalli di ricarica in autostrada e al di fuori, soprattutto al sud, poiché si rischia di spezzare ancora una volta l'Italia in due - con la punta dello stivale al di sotto di Salerno e Avellino che già ora procede a marcia ridotta senza le stazioni Free to X.

Di nuovo, con questo nostro viaggio, abbiamo scoperto poco o nulla, abbiamo solo visto rafforzarsi alcune certezze già abbastanza note. I buoni propositi del 2024 dunque non cambiano rispetto all'anno precedente: c'è tanto lavoro da fare, sia materiale (con la costruzione di nuove infrastrutture) che culturale. L'elettrico non è ancora per tutti ma lo diventerà e dobbiamo fare tutto il possibile per non trasformare la transizione in un disastro totale.