Meno incidenti, feriti e smog: così il Coronavirus diventa opportunità

Con meno auto in circolazione si sono verificati anche meno incidenti. Così il Coronavirus ci ha insegnato a rallentare i tempi...

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L'emergenza sanitaria legata al Coronavirus sta cambiando profondamente le nostre vite. Mai prima d'ora la nostra società globalizzata aveva affrontato un nemico così subdolo, in grado di diffondersi in silenzio, a macchia d'olio e in maniera così massiccia - tanto da piegare interi continenti. Molto probabilmente la vita dopo il lockdown che stiamo affrontando non sarà simile a prima, dovremo imparare a convivere con mascherine e altri protocolli di sicurezza - e chissà per quanto resteremo a secco di cinema, concerti e grandi eventi in generale.
All'interno del terribile caos che stiamo vivendo però possiamo forse imparare un'importante lezione, a gestire la nostra vita in maniera leggermente diversa e più sostenibile, guardando soprattutto all'utilizzo dell'auto. Partiamo infatti dai dati materiali provenienti dagli USA come dall'Italia.

Meno auto, meno feriti

Come sappiamo il lockdown ha fermato milioni e milioni di automobili, con altrettante persone in grado di lavorare in smart working senza bisogno di uscire. Ebbene, pur avendo un impatto clamorosamente negativo sul mercato dei carburanti, lo stop ha anche abbassato in maniera inverosimile i livelli di smog in diverse zone del pianeta, inoltre essendoci meno automobili sulle strade sono diminuiti anche gli incidenti. In cosa si traduce tutto questo? Beh l'aria meno inquinata può certamente far bene al nostro organismo, sono 4 milioni i morti causati ogni anno dall'inquinamento, sarebbe dunque cosa buona e giusta mantenere un atteggiamento responsabile anche dopo la riapertura delle attività; è poi ancor più interessante guardare ai sinistri, diminuiti del 50% nel solo Stato della California, con 15.000 incidenti in meno al mese. Un calo che ha svuotato gli ospedali californiani di almeno 6.000 feriti lievi e gravi, 200 persone al giorno che non hanno più bisogno di assistenza sanitaria.

L'Università della California ha calcolato un risparmio medio di 40 milioni di dollari al giorno nel solo Stato della costa Ovest, il che ci porta a 1 miliardo di dollari risparmiato (circa) da quando sono partite le misure restrittive negli USA. Parliamo della California perché un'università ha fatto dei conti chiari, tutto però può essere traslato anche nella nostra Italia. Secondo l'ASAPS, gli incidenti in Italia durante il periodo di lockdown sono in calo dell'80%, anche perché da noi le misure sono state più stringenti rispetto agli Stati Uniti d'America. Inoltre sembrerebbe che l'aumento dei controlli da parte delle Forze dell'Ordine abbia aumentato la responsabilità al volante, con gli automobilisti italiani più attenti a rispettare limiti e regole.

Dati alla mano, nel secondo fine settimana di marzo 2019 si sono registrati 564 incidenti stradali, nel 2020 siamo fermi a 106; sempre nel 2019 nello stesso periodo c'erano stati 399 feriti e 12 morti, mentre quest'anno parliamo di appena 45 feriti e 3 morti. Un trend che possiamo ritrovare anche nel quarto weekend di marzo 2020, con 71 incidenti, 26 feriti e 3 morti (nel 2019 avevamo rispettivamente 568 incidenti, 443 feriti e 26 morti). È chiaro come gli incidenti stradali siano direttamente proporzionali alla densità dei veicoli in circolazione, questo si sapeva del resto anche prima del virus, avere dei dati tangibili davanti agli occhi però può davvero stimolare una seria riflessione. Arriviamo così alla lezione impartita in modo indiretto dal Coronavirus.

Rallentare tutto

Il mondo che abbiamo creato viaggia a velocità a dir poco impensabili appena 50-60 anni fa, non sarà forse il caso di rallentare il nostro flusso quotidiano? O quantomeno affidarsi a delle alternative, quando possibile. Sono diversi i comuni italiani che hanno già iniziato a promuovere gli spostamenti in bicicletta o in monopattino (e pensare che fino a qualche tempo fa proprio i monopattini elettrici erano al centro di una gogna mediatica non da poco, prima che venissero equiparati alle biciclette). I vantaggi su questo fonte, come abbiamo visto, sono molteplici. Si inizia con l'aria più pulita nelle grandi città ma non solo, all'addizione dobbiamo aggiungere meno incidenti stradali, meno rischi, meno feriti e dunque ospedali e presidi di pronto soccorso più accessibili.
Tutto questo si otterrebbe con spostamenti più "ragionati", effettuati grazie alla micromobilità, e un utilizzo maggiore dello smart working, ovviamente nei casi in cui è possibile, capiamo che non tutti possono lavorare da casa oppure spostarsi in bicicletta/monopattino per via delle distanze.

Anche se soltanto una parte della popolazione occidentale iniziasse a viaggiare in maniera più "green", i risparmi per gli Stati sarebbero in ogni caso enormi, come ha dimostrato la California (alla quale è bastato un 50% del traffico in meno), denaro che potrebbe essere reinvestito in welfare, in scuole, nella sanità pubblica oppure impiegato per incentivi per l'acquisto di nuove biciclette a pedalata assistita (una soluzione che potrebbe davvero sostituire l'automobile in città) e altri veicoli elettrici.

Inoltre utilizzare meno l'auto, solo in situazioni strettamente necessarie, ci porterebbe a risparmiare sui carburanti, sulla manutenzione, sui parcheggi e quant'altro - non dimentichiamo poi che nelle grandi città si può utilizzare anche il car sharing, con molte persone che potrebbero addirittura rinunciare a un'auto di proprietà, una scelta che molti hanno fatto anche prima del Coronavirus. Durante questo periodo di lockdown sono aumentate a dismisura anche le persone intente a svolgere attività fisica all'aperto oppure andare al supermercato o in farmacia a piedi anziché usare le quattro ruote. Se dal letame nascono i fiori, come cantava De André, dai disastri possono spuntare nuove opportunità.