Mangiare al volante distrae meno del fumo e dello smartphone? Il caso

Il fumo e lo smartphone alla guida sono, giustamente, sempre sotto accusa, ma mangiare o compiere altre azioni in auto è meno pericoloso?

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Nella settimana che va dal 6 al 10 maggio 2019 dovrebbe arrivare il testo finale delle nuove modifiche al Codice della Strada, che includono il divieto di fumare alla guida.
Una pratica che, insieme all'utilizzo del cellulare senza auricolare o bluetooth (cosa per cui ci saranno pene più aspre), coinvolge direttamente moltissimi italiani, con il dibattito sull'effettiva pericolosità sempre molto "caldo" e privo di una risposta definitiva.
Un recente studio ha affermato come l'accensione di una semplice sigaretta possa distrarre il conducente per ben 12 secondi, che equivalgono a 160 metri di strada percorsi al buio, senza guardare, cosa ancor più pericolosa che controllare fugacemente lo smartphone, azione che in media distrae per 10,6 secondi. La questione ha però fatto sorgere una nuova domanda: quali altri azioni all'interno dell'abitacolo possono ugualmente distrarre chi guida, senza esser bandite per legge? Dagli USA arriva in interessante caso legale.

Patata bollente

Un cittadino del Connecticut è stato sanzionato da un agente della Polizia di Westport per aver controllato lo smartphone durante la guida. L'uomo si è visto recapitare a casa una multa da 300 dollari, peccato però che non stesse affatto guardando il cellulare ma mangiando una patata Hash Brown di McDonalds - la cui forma effettivamente potrebbe ricordare da lontano e al buio una sorta di smartphone.

L'agente che lo ha sanzionato ha dichiarato di aver visto l'automobilista portare un oggetto luminoso che "sembrava uno smartphone all'altezza della bocca", un movimento comune che effettivamente si può fare anche con un telefono.
Jason Stiber, questo il nome del cittadino sanzionato, ha impugnato la questione, fatto ricorso e portato la storia davanti a un giudice - poiché una sanzione per distrazione alla guida è cosa molto seria negli USA, resta nel proprio file personale e fa anche alzare i costi assicurativi. Al primo grado di giudizio, l'automobilista ha perso la causa, senza però perdersi d'animo e cercando un avvocato deciso ad andare fino in fondo.

Mangiare ma non fumare

Assoldato John Thygerson, il difensore è riuscito in un nuovo dibattito a scagionare il proprio cliente, con l'ufficiale di polizia che ha dovuto ammettere di aver visto l'uomo masticare dopo avere avvicinato "lo smartphone" alla bocca. Il poliziotto ha inoltre raccontato di essere alla sua 15esima ora di servizio al momento del fatto e che la stanchezza derivante dal doppio turno ha probabilmente giocato un brutto scherzo - tramutando una patata fritta in un cellulare.
Il giudice ha così deliberato a favore di Jason Stiber per "mancanza di prove" in merito al cellulare fantasma, il dilemma di fondo però resta: mangiare al volante, dunque occupando una mano e tenendola lontana dal volante e (eventualmente) dalla leva del cambio è meno pericoloso che fumare o parlare al cellulare pur guardando la strada?
I ricercatori dell'Università di Leeds dicono assolutamente di no: sembra che i tempi di reazione mentre si mangia in auto siano inferiori del 44%, del 22% quando si beve bevande generiche. L'alcol, nei limiti di legge, rallenta i riflessi del 12,5%, mentre una conversazione in viva voce del 26,5%.

Legge e buon senso

Nonostante i dati, gli studi e le ricerche, nessuno ha mai avuto l'idea di bandire il cibo dall'abitacolo "per legge". Questo perché probabilmente basterebbe appellarsi alla propria sensibilità per evitare comportamenti pericolosi all'interno dell'auto - poiché se fatto in modo scorretto anche impostare un navigatore satellitare o scegliere la musica può essere molto pericoloso. Il ragionamento può essere applicato anche a smartphone e sigarette ovviamente, con il tradizionale buon senso si eviterebbero nuove norme, sanzioni e incidenti.

A quanto pare, però, come uomini siamo incapaci di gestire in autonomia la nostra e altrui incolumità, di riflettere sulle conseguenze delle nostre azioni, sempre bisognosi di regole e paletti ufficiali. A che punto dovrebbe arrivare, dunque, la legge? Quante cose dovremmo vietare, in nome della sicurezza? Oppure quanto ci sarebbe da investire per fare corretta informazione preventiva sugli automobilisti di tutte le età? Domande a cui non è affatto facile rispondere, ma che meriterebbero sicuramente grande attenzione.