Le auto elettriche fra incentivi e ostacoli, a che punto siamo

Mentre Germania e Norvegia spingono la diffusione delle auto elettriche, gli USA la ostacolano, mentre l'Italia resta per ora a guardare (o quasi).

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Nonostante qualche voce fuori dal coro, e i senatori repubblicani americani, produttori e governi europei stanno spingendo per un mondo 100% elettrico - o al peggio ibrido plug-in.
La curiosità fra gli utenti è certamente tanta, a causa dei costi dei carburanti tradizionali e i blocchi istituzionali che hanno colpito i motori diesel e che potrebbero diventare sempre più aspri nel prossimo futuro.
Non è un caso che nel 2017 le auto elettriche vendute siano state 1,2 milioni in tutto il mondo, gruppi come quello BMW hanno visto crescere i loro veicoli "alternativi" del 35%, con il 2018 che sarà certamente ancora più positivo per tutti i brand "green".
Per convertire in modo serio il mercato però servono, al di là delle infrastrutture, incentivi seri che spingano gli utenti a fare "il grande salto" nel futuro. Esempi positivi vengono sicuramente da Germania e Norvegia, primi "mercati elettrici" non per caso.

Fertilizzante su terreno già fertile

In Germania, i cittadini delle 14 città più inquinate possono acquistare un'auto a basse emissioni e usufruire di un bonus pari a 4.000 euro in caso di rottamazione di un veicolo Euro 0, Euro 1, Euro 3 ed Euro 4. Sono purtroppo esclusi i proprietari di veicoli Euro 5, che però possono aggiornare meccanicamente i motori grazie a un contributo statale - nonostante questa pratica non piaccia affatto al Gruppo Volkswagen e a quello BMW e a Opel, che preferiscono vendere automobili nuove di zecca.
In Norvegia non solo i veicoli più inquinanti sono fortemente penalizzati, fiscalmente, con quelli elettrici si può ottenere uno sconto immediato all'acquisto del 25% sulle tasse previste, inoltre non si pagano (o si pagano a prezzo ridotto) parcheggi e altri servizi. Ovviamente non esistono soltanto Paesi virtuosi, anzi.
Parliamo degli Stati Uniti: i Repubblicani di Donald Trump vorrebbero abolire il credito d'imposta federale di 7.500 dollari offerto per l'acquisto di un'auto elettrica, che ha favorito la vendita di molte Tesla e non solo negli ultimi anni.
Un grande sconto che fra poco non solo potrebbe saltare, verrebbe sostituito da nuove imposte sulle autostrade per i veicoli "alternativi". Un vero regalo alle lobby del petrolio e della benzina per gli anni a venire, che potrebbe far fare agli USA un passo indietro clamoroso in campo elettrico.

Investire nel momento giusto

Nel mezzo c'è la nostra Italia, dove una prima ondata di incentivi è finita e tutto tace rispetto a nuove offerte - del resto il governo ha altre matasse economiche più spigolose da sbrogliare. Temporeggiare, in realtà, potrebbe essere una mossa involontariamente favorevole (salvo per i possessori di auto diesel Euro 3 e inferiori, ora soggetti ai blocchi, che vorrebbero cambiare subito).
Il nostro Paese non è ancora pronto per uno switch elettrico di massa, bisogna dirlo purtroppo; le cose miglioreranno presto, grazie all'impegno di società come Enel e Renault ad esempio, che hanno appena firmato un'importante partnership. Su tutto il territorio nazionale arriveranno 2.500 colonnine a ricarica veloce entro il 2019, che potrebbero dare più credibilità a futuri incentivi statali.

Certo in alternativa al 100% elettrico c'è l'ibrido plug-in, anche se le proposte attuali forse non sono del tutto mature. Già l'offerta del 2019 dovrebbe essere molto più interessante, con modelli a maggiore efficienza e autonomia Full Electric.
Un'ondata di sconti, sgravi fiscali e quant'altro in arrivo nel corso del prossimo anno potrebbe davvero dare una sferzata al mercato, evitando manovre affrettate e nei fatti poco efficaci. Siamo indietro rispetto ad altri Paesi, ma non si vola da 0 a 100 km/h in un paio di secondi - a meno di non essere una Tesla Roadster che ci riesce in 1,9 secondi. Attualmente assomigliamo più a un motore diesel, che ha bisogno dei suoi tempi per carburare, mentre tutti gli danno addosso. Speriamo di arrivare comunque a destinazione.