La micro-mobilità elettrica può cambiare (in meglio) le nostre vite?

La micro-mobilità, diffusa a macchia d'olio, può migliorare la nostra vita, la qualità dell'aria delle città e il traffico ordinario.

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Mentre le auto di grandi dimensioni come SUV e crossover dominano un mercato auto ormai a senso unico, un nuovo segmento sta trovando sempre più appassionati e sostenitori: parliamo della micro-mobilità. Un piccolo universo che guarda a un mondo più ecologico, 100% elettrico, pensato appositamente per i piccoli spostamenti cittadini quotidiani, per i quali non è sempre necessaria un'automobile di dimensioni standard.
Basta osservare una qualsiasi coda in orario di punta, in una qualsivoglia città italiana, per scoprire come la maggior parte delle vetture sia occupata dal singolo conducente. Uno spreco in termini di risorse e inquinamento che potrebbe trovare risoluzione nei monopattini elettrici di ultima generazione, negli skateboard motorizzati, negli hoverboard, nei dispositivi segway.

Sperimentazione

Il mercato attuale offre già numerose soluzioni, anche grandi marchi come Ford, SEAT, Volkswagen si sono gettati a capofitto nel segmento, creando dispositivi adatti a ogni esigenza e portafogli. La micro-mobilità ha raggiunto anche lo sharing free floating, soprattutto negli USA, a Portland ad esempio in soli quattro mesi si sono registrati oltre 700.000 viaggi in monopattino elettrico, sono stati percorsi 1.290.512 km a emissioni zero, in modo rapido e divertente - con meno traffico ordinario sulle strade.
Anche in Italia il fenomeno sta prendendo sempre più piede, con città come Milano e Torino che hanno già lanciato i loro servizi di sharing, dal punto di vista legislativo però siamo ancora indietro, come abbiamo raccontato in uno speciale dedicato. Ancora oggi, usare un dispositivo di micro-mobilità che vada oltre i 6 km/h (e la velocità media è ormai fra i 20 e i 30 km/h) nel nostro Paese significa rischiare una multa salata.
Durante i complicati mesi di scrittura della Legge di Bilancio 2019, approvata poi a dicembre 2018, grazie al PD e a Legambiente è stato inserito un emendamento per avviare la sperimentazione in diverse città italiane. Sotto i riflettori soprattutto monopattini, hoverboard e veicoli segway, che allo stato dei fatti però risultano ancora "fuorilegge".
Entro il 31 gennaio 2019 sarebbe infatti dovuto arrivare il decreto attuativo perché le nuove norme fossero ufficializzate e attivate, mentre scriviamo però (è l'8 marzo 2019) il governo non ha ancora redatto alcun decreto.

Rischi e aspettative

Stiamo in pratica accumulando nuovo ritardo su un ritardo pregresso, con ancora diversi nodi da sciogliere e rischi che potrebbero rendere gli sforzi del tutto vani. C'è infatti il pericolo che i veicoli di micro-mobilità vengano "ghettizzati" alle sole piste ciclabili, il che sarebbe un dramma per diverse città italiane che ne sono sprovviste. Bisogna poi modificare anche il Codice della Strada affinché tutto sia regolarizzato a dovere: nello specifico bisogna definire con esattezza quali veicoli rientrano sotto la voce "micro-mobilità", ovvero quei dispositivi a propulsione elettrica con velocità fino a 25 km/h, in grado di trasportare una sola persona.

Non solo: è bene precisare come questi oggetti, appositamente richiusi, possano essere trasportati gratuitamente su treni e mezzi pubblici, come fossero "bagagli a mano", e che abbiano la possibilità di transitare liberamente sulle strade cittadine - non solo piste ciclabili come ricordavamo sopra. Se l'utilizzo di un casco è più che ragionevole, come accade con le biciclette, è invece necessario rimuovere l'attuale obbligo di assicurazione, di patentino e di targa di circolazione; solo in questo modo la micro-mobilità - un segmento che può davvero cambiare in meglio il nostro futuro, come hanno intuito grandi marchi del settore automotive - potrà davvero espandersi a macchia d'olio anche nel nostro Paese, migliorando la qualità dell'aria delle città, l'affollamento dei mezzi pubblici e il traffico ordinario.