La benzina è già morta: gli ultimi anni fra virus, leggi e marketing

La benzina ha ormai gli anni contati, e il Coronavirus potrebbe avere accelerato i tempi. Ci sono poi le leggi, l'ambiente e il marketing.

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Se il caro vecchio gasolio ha passato anni molto difficili, con conseguenze che si palesano nei dati di vendita odierni con perdite percentuali a due cifre, la benzina non ha di certo di che gongolare, anzi si prevedono tempi duri anche per lei, la regina dei combustibili fossili. Guardando al panorama attuale, possiamo individuare almeno quattro temibili nemici che metteranno il carburante a dura prova nei prossimi anni: la crisi mondiale legata al Coronavirus (ed eventuali crisi future dello stesso tipo), le nuove leggi in materia di salvaguardia dell'ambiente, l'attivismo militante e la spinta del mercato verso le nuove auto elettriche - con questi ultimi tre fattori in qualche modo legati fra loro. Cerchiamo dunque di capire perché, in un modo o nell'altro, anche la benzina (come il fratellastro gasolio) abbia ormai un destino segnato, con l'unica incognita del "Quando".

I benzinai allo stremo

Mentre scriviamo questo articolo, e voi lo leggete, siamo tutti rintanati in casa per decreto - salvo ovviamente chi sta ancora lavorando in ufficio, gli autotrasportatori ecc. L'emergenza Coronavirus, che nelle ultime settimane si è spostata dalla Cina all'Europa, per esplodere definitivamente anche negli Stati Uniti, sta mettendo letteralmente in ginocchio diversi settori produttivi e la stessa benzina è disponibile sul mercato a prezzi mai visti - con cali da tempi di guerra. Nel nostro Paese il consumo standard è diminuito di circa il 75%, con numerose stazioni sparse su tutto lo stivale che rischiano la chiusura definitiva - non a caso i rappresentanti di categoria avevano minacciato uno sciopero dei benzinai per farsi notare dal Governo e mettere una pezza alla situazione. Il medesimo crollo del mercato dei carburanti si sta verificando anche nel Regno Unito, che fino all'ultimo con Boris Johnson ha tentato di sminuire l'emergenza e continuare le attività come nulla fosse.

Sull'isola il consumo di benzina è crollato del 75%, il diesel del 71% e moltissime stazioni di servizio rischiano ora di chiudere i battenti. A meno di grandi interventi dei governanti, dopo la crisi potremmo ritrovarci con molte meno pompe di benzina attive in tutto il pianeta. Un panorama che sarà difficile risollevare in tempi brevi, con i cittadini dei vari Stati propensi a spendere e a muoversi meno dopo il passaggio del virus per almeno un anno. Inoltre il Coronavirus potrebbe sempre riaffacciarsi il prossimo autunno/inverno, anche se si spera che nel frattempo qualcuno abbia trovato un vaccino così come una cura (e che il virus non muti la sua struttura). Una sequela di tragiche incognite che potrebbe però dare una sensibile mazzata al settore dei carburanti.

Leggi e ambiente

Subentrano poi gli altri elementi anticipati sopra: molti Stati, soprattutto europei, hanno già messo una "data di scadenza" ai veicoli ad alimentazione tradizionale: Londra, Parigi, Amsterdam e Bruxelles vogliono fermare la vendita fra il 2030 e il 2035 (sempre che il Coronavirus non sposti le date), la Danimarca nel 2030, il Regno Unito nel 2035 anziché nel 2040 come prefissato in precedenza - giusto per fare qualche esempio lampante. Inoltre sempre in UK dal 2021 sarà messa al bando la benzina E5 in favore della E10, certamente più rispettosa dell'ambiente ma non compatibile con i veicoli prodotti prima del 2010.

Nel caso in cui lo standard venisse applicato a tutta Europa, sarebbero milioni le vetture da tenere ferme in garage, con nuove conseguenze sui consumi. È insomma chiaro come molti governi vogliano sbarazzarsi dei carburanti fossili quanto prima, concedendo inoltre incentivi e bonus rottamazioni a quei cittadini che decidano di passare all'elettrico o all'ibrido plug-in (così come al fotovoltaico e alle batterie casalinghe).

A tutto questo si ricollega quello che possiamo chiamare "l'attivismo militante" in materia di salvaguardia dell'ambiente. Da una parte abbiamo il movimento globale di Greta Thunberg che spingerà costantemente il pianeta a un uso responsabile delle risorse, dall'altra le associazioni dei singoli Stati, ad esempio in UK qualcuno vorrebbe applicare alle pompe di benzina delle foto drammatiche esattamente come accade sui pacchetti di sigarette - così da sensibilizzare il pubblico in merito ai danni causati dai combustibili fossili.

La rivoluzione è già iniziata

In un panorama simile, è difficile immaginare un futuro roseo per la benzina & Co. Inoltre, anche spinti dalle suddette leggi ambientali e dalle regole relative alle emissioni di CO2, i produttori automotive stanno lentamente abbandonando i carburanti tradizionali al loro destino. Sul mercato arrivano sempre più ibride ed elettriche, mentre dai listini scompaiono (come dopo uno schiocco di dita del villain Marvel Thanos) sempre più modelli a benzina e gasolio - con i brand sportivi e gli appassionati della pista che pagano forse il prezzo più alto, con i motori V12 e V10 che sono destinati a scomparire dalla circolazione.

Volete un esempio pratico? Già nel 2021 BMW taglierà metà delle motorizzazioni termiche, sempre più intenzionata a elettrificare i suoi cavalli di battaglia. Oppure Volkswagen, che da anni investe fior di milioni per costruire nuovi impianti e dare vita a un'intera famiglia di nuovi veicoli elettrici - che inizierà con il debutto della ID.3.

Lo switch è ormai certo, ce lo dice anche il marketing, con le pubblicità di auto elettriche e ibride ormai in ogni dove, martellanti in TV come sui cartelloni affissi nelle nostre città. Persino i grandi marchi petroliferi, come Circle K in Norvegia, hanno iniziato a smontare le classiche pompe di benzina per fare spazio a nuove colonnine Fast Charge per le auto elettriche. La rivoluzione sarà lenta, persino dolorosa per tutti coloro che lo capiranno in ritardo o cercheranno di evitarla fino all'ultimo secondo utile, ma di certo è già iniziata.