L'ecotassa mette a rischio l'industria auto italiana: è davvero così?

Il settore auto italiano è in subbuglio, teme che l'ecotassa e l'annunciata recessione colpiscano duramente i fatturati e i lavoratori: è davvero così?

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Il 2018 non è stato un anno facile per il settore auto, in Europa come in Italia, dove le vendite sono calate del 3,11% rispetto al 2017. Il 2019 si preannuncia, a causa della scure della recessione e del sistema bonus/malus di ecobonus ed ecotassa, almeno secondo gli industriali, ancor peggiore e gennaio ha dato un primo assaggio di ciò che potrebbe succedere nei mesi a venire: -7,55%, con il Gruppo FCA addirittura a -21,64%.
Segnali certamente preoccupanti, per un'industria che coinvolge quasi 259.000 addetti, il 7,1% dell'intero settore manifatturiero, che conta 5.700 imprese e fa muovere 100,4 miliardi di fatturato, circa il 6% dell'intero PIL nazionale. È dunque allarme fra gli industriali nostrani, come confermato dalla conferenza stampa di Confindustria e Anfia organizzata nella giornata del 6 febbraio, durante la quale sono state chieste misure governative concrete per rilanciare il comparto automobilistico italiano.
Sotto i riflettori dunque lo switch elettrico, un periodo di transizione che forse stiamo gestendo con troppa fretta, l'ecobonus e in particolare l'ecotassa, che scoraggerebbe gli utenti a comprare nuovi modelli, creando di fatto perdite ingenti di fatturato e di gettito IVA. Ma è davvero l'ecotassa il muro da abbattere? Quali e quanti modelli sono coinvolti?

Oltre l'ecotassa c'è di più

Dopo le varie modifiche al Senato, l'ecotassa è stata confermata soltanto a partire dai 161 g/km in su (parliamo di emissioni di CO2, ovviamente), con scaglioni da 1.100 euro, 1.600 euro, 2.000 euro e 2.500 euro. Ben peggiore sarebbe stata la stretta della prima bozza del testo, che partendo da 110 g/km avrebbe colpito circa il 49% delle vetture in commercio, ma così non è stato.
Guardando alla produzione italiana, ed escludendo le super sportive e le vetture luxury di Ferrari, Lamborghini & Co., il cappio si è stretto soltanto attorno a 14 modelli del Gruppo FCA, come confermato nel corso della conferenza stampa sopracitata. Nello specifico parliamo di modelli Maserati (Ghibli B, 4 p B, Gran Turismo B, Gran Cabrio B, Ghibli D, 4 p D, Levante, Gran Turismo D, Gran Cabrio D), la Fiat 500 X 2.0 diesel, la Jeep Renegade 2.0 diesel, l'Alfa Romeo Giulietta, la Giulia e il SUV Stelvio.
Secondo Fim Cisl, come riportato da diversi quotidiani nazionali, il provvedimento affosserebbe l'industria italiana in favore di quella straniera, ma è davvero così? Dati e modelli alla mano, l'ecotassa colpisce vetture di alta gamma di tutti i maggiori produttori mondiali, da Audi a Subaru, passando per Nissan, Mercedes-Benz, Land Rover, Chevrolet, BMW e molti altri, indistintamente. Inoltre, sempre all'interno di FCA, non parliamo certo dei modelli più diffusi e più venduti, ma di auto che andrebbero a intaccare il portafogli di una piccolissima fetta di italiani. Le cose cambiano sul fronte ecobonus, dove sarebbero favorite 28 automobili, tutte straniere, fra elettriche e ibride.

Calci d'inizio

La discussione in merito alla velocità con cui ci stiamo spostando verso l'elettrico e l'ibrido è un nervo scoperto, ogni giorno sempre più attuale. Su queste stesse pagine abbiamo spesso criticato la mancanza di infrastrutture (sul fronte delle colonnine e delle stazioni di ricarica le cose si stanno muovendo ma siamo certamente indietro rispetto ad altri Paesi) e l'ideazione di ecoincentivi forse prematura.
Il focus però andrebbe forse spostato altrove: il Gruppo FCA è indietro sul fronte ecologico, non ha nessuna vettura elettrica o ibrida da offrire al pubblico italiano (la 500 elettrica è rimasta confinata agli USA, andando in perdita) e soltanto adesso si sta muovendo in maniera decisa per lanciare i primi modelli nel 2020 - con non pochi sacrifici e casse integrazioni. E la colpa, se di colpa vogliamo parlare, non è certo dell'ecotassa, dell'ecobonus, dell'annunciata recessione, dello standard WLTP, del dieselgate e chi più ne ha più ne metta. Il Gruppo FCA deve riconoscere il terreno perduto e mettersi a lavoro a testa bassa, dando più ascolto ai trend del mercato.
È una critica che vuole ovviamente essere costruttiva, che muoviamo con non poco dolore, poiché dietro i numeri, i grafici in discesa e le grida di aiuto degli industriali ci sono centinaia di migliaia di lavoratori in stand-by, in attesa di un piano strategico deciso, solido, capace di affrontare le sfide che il mondo attuale richiede.

Chiedere al governo misure correttive, "favori e aiuti" per non soccombere sotto l'agguerrita concorrenza straniera serve fino a un certo punto, l'industria automotive italiana necessita di una classe dirigente dalle idee chiare e dalla mente aperta, in grado di guardare oltre l'orizzonte.
Ritardare l'ecobonus e l'ecotassa avrebbe aiutato? È probabile, non si può però fermare un'intera partita di calcio perché un giocatore titolare è infortunato. Esiste la panchina, la riabilitazione e il lavoro sodo per tornare in forma. Poco può fare l'arbitro (il governo di turno), che deve comunque fischiare il calcio d'inizio.