L'auto elettrica sarà una rivoluzione per pochi: che ne sarà degli altri?

Presto, il mondo intero si convertirà alle auto elettriche, che costeranno più delle varianti benzina e diesel: sarà una rivoluzione per pochi?

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Quando fra 100 anni sui banchi di scuola si studierà il settore automotive attuale, si parlerà senza dubbio dello switch elettrico e della caduta definitiva dei classici motori a combustione. Un'epoca di transizione che stiamo vivendo in pieno, condita dalla demonizzazione del diesel, l'arrivo sulle strade dei primi modelli totalmente elettrici, gli scandali relativi alle emissioni di CO2 e l'impegno delle istituzioni (Unione Europea in primis) per ridurle in modo corposo.
Entro il 2030, le attuali emissioni di anidride carbonica provenienti da automobili e impianti di riscaldamento dovranno diminuire del 37,5%, una sfida che tutti i Paesi europei sono chiamati a rispettare. Sono proprio i motivi appena elencati a spingere il mercato verso i veicoli elettrici al 100%, a 0 emissioni, non a caso alcuni dei più grandi gruppi industriali del settore automotive hanno in serbo intere line-up elettrificate, con l'intenzione parallela di eliminare dalla produzione tutti i motori ad alimentazione tradizionale, a benzina e a gasolio.
Aziende come Volkswagen, Tesla, BMW sono già pronte alla rivoluzione elettrica, il Gruppo VW ha addirittura dato vita a una società di distribuzione energetica, per creare business a 360 gradi. Sui libri di storia però, sempre fra 100 anni, questa profonda trasformazione del mercato potrebbe essere ricordata come "squilibrata e anti-democratica", per via dei prezzi alle stelle dei nuovi veicoli - e la situazione dovrebbe rimanere immutate da qui a svariati anni, difficile prevedere la "normalizzazione" dei prezzi.

Prezzi alle stelle

Ci dà da pensare un'intervista appena rilasciata dal presidente Volkswagen Ans Dieter Poetsch al quotidiano tedesco Welt am Sonntag, durante la quale il manager ha detto che i prezzi a cui siamo abituati adesso saranno per forza di cose "soggetti ad aumento, poiché le nuove auto saranno dotate di motori elettrici". Se il segmento luxury non risentirà quasi per nulla degli aggravi relativi alla nuova tecnologia elettrica, saranno soprattutto le fasce di popolazione meno abbienti a pagare lo scotto maggiore: "Lo switch elettrico porterà inevitabilmente dei significativi aumenti di prezzo nel segmento delle utilitarie", che guarda caso sono le vetture che a oggi vantano pochissimi modelli elettrificati.
Fra i 30.000 e i 150.000 euro, guardando ai listini italiani attuali, si trovano auto elettriche di ogni potenza e autonomia, al di sotto si inciampa soltanto nella Smart Elettrica ForTwo attorno ai 24.000 euro, circa 10.000 in più rispetto alla variante benzina - un modello di nicchia, non certo una "familiare". Nel corso del 2019 arriveranno sul mercato sì modelli nuovi di zecca, ma sempre di fascia medio-alta-luxury, a mancare sono proprio le auto più "modeste" come vi abbiamo già raccontato in questo articolo.
Il motivo lo ha detto, fra le righe, proprio il presidente Volkswagen: al momento, è impossibile produrre utilitarie dal costo competitivo, la loro produzione di massa dunque si tradurrebbe in un bagno di sangue (commercialmente parlando), con la maggior parte degli utenti che resterebbe ben lontana. Ora è dunque il momento, per le aziende che hanno investito nell'elettrico, battere cassa nel segmento del lusso, dove non si va mai in crisi. Cosa succederà, però, quando fra qualche anno le motorizzazioni tradizionali inizieranno a sparire per facilitare lo switch elettrico assoluto?

Borghesia e proletariato

Probabilmente diversi Paesi europei non avranno problemi di "budget", così come un colosso come la Cina, dove il tasso di crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) ha toccato anche la doppia cifra negli ultimi 10 anni (10,6% nel 2010, 6,6% nel 2018). Guardiamo però alla nostra Italia, dove un 1,6% è considerato a oggi un traguardo irraggiungibile, con le stime di Bankitalia del 2019 che parlano addirittura di un ridicolo 0,6%.
In tutto lo stivale ci sono 5 milioni di persone sotto la soglia di povertà, il parco auto è uno dei più anziani d'Europa, con una media di 11 anni per veicolo circolante, e moltissimi automobilisti non sono neppure in grado di cambiare la loro vecchia auto inquinante per prenderne una a benzina o diesel, figuriamoci elettrica. Ci troviamo dunque all'interno di un paradosso: l'Unione Europea vuole che i Paesi diminuiscano le emissioni di CO2, per farlo bisogna (fra le altre cose) vendere in fretta auto elettriche in modo massivo, ma non tutta la popolazione è in grado di sopportare economicamente lo switch. Corriamo dunque il rischio di veder sparire dai listini i motori tradizionali prima che i prezzi dell'elettrico si "normalizzino" e diventino "umani".

È vero, l'attuale Governo giallo-verde ha ideato l'ecobonus, una manovra che mette sul piatto fino a 6.000 euro di sconto su una nuova auto elettrica al 100% (con rottamazione, 4.000 senza), oppure 2.500 euro per una nuova vettura ibrida (con rottamazione, 1.500 senza). Cifre che possono sembrare vantaggiose ma che da sole non bastano assolutamente a rendere gli attuali prezzi dell'elettrico accessibili a tutti - cosa che non avverrà neppure nel 2021, a sentire le parole del presidente Volkswagen.
Siamo dunque pedine di una rivoluzione dalla doppia velocità, a cui solo una parte della nostra popolazione riuscirà ad accedere. Siamo di fatto tornati ai tempi in cui i benestanti potevano permettersi le prime auto con motore a scoppio, mentre tutti gli altri continuavano a usare il cavallo o il più affidabile mulo - vera "utilitaria" dei secoli passati. È ciò che la nuova tecnologia non dovrebbe mai fare: separare e differenziare gli utenti. Se non si abbattono le barriere ma, al contrario, se ne creano di nuove, non c'è progresso, solo regresso.