Italia e accise: quanto costa realmente un litro di benzina?

L'Italia è il secondo Paese dell'Unione Europa con le accise sui carburanti più alte: scopriamo insieme quanto costa realmente un litro di benzina.

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Partiamo da un dato di fatto: gli italiani spendono sempre di più in benzina e gasolio, ovvero in carburanti tradizionali. Nel 2018, come confermato dal Centro Studi Promotor lo scorso 25 gennaio, abbiamo speso 59,083 miliardi, con un incremento del 10,5% rispetto all'anno precedente. Questa impennata è dovuta certamente a un aumento dei consumi, stimato attorno al +3,3%, ma anche a prezzi alla pompa più alti - secondo il CSP +5% per la benzina, +7,8% per il gasolio. Questo nonostante il prezzo del petrolio sia sceso clamorosamente dopo il pericoloso picco del 2008, quando un barile costava la bellezza di 145,31 dollari; nel 2016 il maggiore crollo degli ultimi 10 anni, 30 dollari al barile circa, mentre oggi il prezzo aggiornato al 28 gennaio 2019 è pari a 52,95 dollari al barile.
Guardando al 2018, c'è stata una crescita lenta e costante da gennaio a inizio ottobre fino ai 76 dollari al barile, per poi scendere a 42 dollari il 24 dicembre. Come si spiegano dunque prezzi di benzina e gasolio sempre più alti, se il prezzo della materia prima diminuisce? La risposta è relativamente semplice: accise statali.

Oltre il 60%

Dei 59,083 miliardi spesi in totale nel corso del 2018, all'Erario sono andati ben 35,752 miliardi, il che significa che il 60.51% dei soldi che lasciamo al distributore per un rifornimento diventano tasse, paghiamo effettivamente i carburanti consumati solo per il 39,49% del totale. Per fare un esempio pratico: spendere 20 euro per un rifornimento significa pagare solo 7,90 euro la benzina effettivamente erogata, lasciando 12,10 euro allo Stato - accise e IVA messe insieme. Su un litro pagato 1,54 euro (prezzo medio attuale della benzina), 0,61 è il carburante, 0,93 sono tasse.
Questo spiega perché dei 59,083 miliardi totali, solo 23,331 miliardi sono finiti nelle casse dei fornitori e dell'industria. Per capire nel dettaglio perché paghiamo così tante tasse su benzina e gasolio, basta consultare i documenti relativi alle "Aliquote di imposta vigenti nel settore delle accise" disponibili sul sito Agenzia Dogane Monopoli del Governo. (Nel grafico: il prezzo del petrolio dal 1946 al 2016, fonte Money.it)

Si scopre così che, con dati aggiornati all'1 gennaio 2019, le accise sulla benzina a uso carburazione sono pari a 728,40 euro ogni 1.000 litri, va un pochino meglio al diesel anche se la differenza è sempre più sottile: sono 617,40 gli euro di accise ogni 1.000 litri di gasolio. Di contro, i prezzi GPL riescono a mantenersi su cifre più "umane" grazie a una tassazione inferiore: "solo" 267,77 euro ogni 1.000 kg.

Fra i più cari d'Europa

Negli ultimi tempi sui social network è scoppiata la moda della #10YearsChallenge, una sorta di sfida tramite la quale le persone dovevano mostrare una loro fotografia di 10 anni fa e una di oggi, per vedere le differenze. Facciamo lo stesso con le accise sui carburanti, tornando indietro al 2009: sempre secondo i dati ufficiali del ADM, disponibili online, è possibile vedere come 10 anni fa le accise sulla benzina fossero pari a 564,00 euro ogni 1.000 litri, mentre il gasolio si fermava a 423,00 euro ogni 1.000 litri. Dall'1 gennaio 2009 all'1 gennaio 2019, le accise sulla benzina verde sono cresciute del 29,1%, è andata ancora peggio al diesel, che ha visto le sue accise salire del 46%. Chi ha creduto nel GPL ha visto innalzare le tasse industriali del 17,6%, da 227,77 euro ogni 1.000 kg a 267,77 come ricordavamo sopra.
Negli ultimi 10 anni sono dunque cresciute tutte le accise dei carburanti più diffusi e il trend continuerà anche nei prossimi anni: come confermato da una recente interrogazione parlamentare, il gettito delle accise 2019 dovrebbe portare nelle casse dello Stato 140,7 milioni di euro in più rispetto al 2018, nel 2020 si sale a 146,4 milioni di euro e nel 2021 a 148,3 milioni di euro. Tutto questo ci mette in una situazione di svantaggio rispetto a molti Paesi europei, anche confinanti, dove i carburanti costano molto meno. Basta arrivare nella vicina Svizzera per pagare un litro di benzina 1,36 euro, mentre il gasolio si trova a poco meno di 1,50 euro; in Slovenia, la verde costa mediamente 1,19 euro al litro, mentre il diesel si attesta attorno all'1,23 euro al litro.

Anche la Francia riesce a mantenere prezzi alla pompa più bassi dei nostri, con benzina e gasolio entrambi attorno all'1,37 euro al litro. Le accise sui carburanti vengono tenute a freno anche in Bulgaria, Spagna, Polonia, Romania, Lituania e Ungheria, con un impatto al di sotto dei 450 euro ogni 1.000 litri.
L'Italia, fra i Paesi membri dell'Unione, è al secondo posto della classifica delle accise più alte, ci superano soltanto i Paesi Bassi, con un impatto pari a 778 euro ogni 1.000 litri. Nonostante le promesse di riduzione arrivate da più fronti nel corso degli anni, nessun governo recente è mai corso ai ripari: in fin dei conti si tratta di tasse comode, subdole, che non figurano direttamente "in busta paga" come tante altre e possono passare tranquillamente inosservate. È forse proprio questa mancanza di trasparenza a far più male.