Il Gruppo FCA punta sulla tradizione: quanto è incerto adesso il futuro?

Il Gruppo FCA continuerà a spingere sulle auto tradizionali, procedendo controcorrente: basterà il prestigio dei marchi alla sopravvivenza?

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Il mondo della tecnologia procede a velocità a cui è sempre più difficile star dietro, basti pensare che appena 13 anni fa, prima che Steve Jobs presentasse il primo iPhone, dispositivo che ha creato un nuovo mercato, gli smartphone multitouch che tutti abbiamo in tasca oggi neppure esistevano. Adesso invece siamo arrivati ai dispositivi con schermo pieghevole e chissà cosa vedremo negli anni a venire.
Anche il settore automotive viaggia ormai alle medesime velocità, si parla sempre più spesso di auto elettriche, infotainment sempre connesso, sistemi di assistenza e guida autonoma, con i maggiori brand e gruppi che stanno investendo soldi e denaro per non farsi trovare impreparati.
Nel sistema esiste però una sorta di anomalia chiamata Gruppo FCA, la cui guida - segnata anche dalla prematura scomparsa di Sergio Marchionne - è apparsa molto confusa negli ultimi anni e anche il prossimo futuro sembra annebbiato, incerto - dopo le ultime dichiarazioni di Mike Manley

Marcia inversa

Tutto sembrava si stesse allineando ai principali trend del mercato solo qualche mese fa, con la riqualificazione degli impianti di Mirafiori, l'aggiornamento del personale (e relativa cassa integrazione temporanea), la Fiat 500 Elettrica e l'annuncio "riparatore" della Fiat Centoventi al Salone di Ginevra.
Un prototipo che portava addosso (e dovrebbe portare tuttora) il peso di avvicinare FCA agli altri grandi gruppi del mercato, che sono molto più avanti sullo sviluppo elettrico. Si pensava dunque che il gruppo guidato da Manley avesse trovato finalmente la sua strada, addirittura l'avvicinamento di gruppi come PSA e Renault lasciava intendere che FCA fosse alla ricerca di un partner più avanzato nella corsa all'elettrico per colmare tutte le lacune createsi in questi ultimi anni di immobilismo, la recenti parole dell'amministratore delegato però rappresentano una clamorosa frenata - se non uno stop, la conferma di un andamento decisamente più lento rispetto alla concorrenza.

Non impariamo mai dalla storia

Mike Manley ha confessato a Bloomberg di non temere in alcun modo la rivoluzione tecnologica in atto e i relativi ritardi di FCA, poiché la solidità del gruppo è data dai prestigiosi marchi che contiene. Fiat, Jeep, Alfa Romeo, Maserati, e modelli ben precisi come 500 e Wrangler, rappresentano, per l'ad, una sicurezza per affrontare il futuro anche in "modo tradizionale", immaginiamo dunque con motorizzazioni benzina e diesel in produzione ancora per molti anni.
Non pensiamo che il gruppo voglia dismettere completamente l'elettrico e l'ibrido, anche perché sarebbe un'autentica follia in questo preciso momento storico, eppure questa frenata non ci fa dormire sonni tranquilli. Chiaramente è presto per uno switch elettrico completo, continuare però a puntare in modo massiccio sui motori classici è un rischio non da poco: causa demonizzazione del diesel e i prezzi carburante in aumento, il futuro dei mezzi tradizionali è quantomai incerto.

Solo un aspetto potrebbe spingere le vendite classiche rispetto alle elettriche ancora per molto: il prezzo, certamente più competitivo dei nuovi veicoli EV, anche su questo fronte però bisogna tenere le antenne dritte, poiché Volkswagen e i gruppi francesi potrebbero lanciare sul mercato soluzioni abbordabili dalla massa già nel corso del 2019. Pensiamo alla tanto attesa Volkswagen ID (che sarà venduta "in perdita" al prezzo più basso possibile) o alla Peugeot e-208, alla nuova generazione di Renault Zoe, tanto per fare qualche esempio.
Cosa accadrà, dunque, quando i prezzi di tradizionale ed elettrico si avvicineranno, anche grazie all'Ecobonus governativo in vigore fino al dicembre 2021? Proprio in merito ai recenti vantaggi varati dal governo, FCA non è stata in grado di offrire al pubblico neppure un modello compatibile, correndo ai ripari con un bonus interno sulle vetture Fiat che sembra più un disperato tentativo di non sfigurare che altro.

Per non parlare dell'Ecotassa, che colpisce più di tutti proprio i marchi di Manley, a causa dei valori inquinanti delle auto a listino. A tal proposito, come se piovesse sul bagnato, FCA rischiava nei mesi a venire anche importanti sanzioni a livello europeo, poiché le sue gamme non rispettano i valori medi di emissioni richiesti dall'Unione. Un problema risolto grazie all'intervento di Tesla che, in cambio ovviamente di denaro sonante, ha concesso quote a 0 emissioni, salvando così il polo da un altro scivolone.

Difficile dunque immaginare, a oggi, un futuro stabile per la compagnia italo-americana. Certamente le vetture tradizionali terranno banco ancora per molti anni, soprattutto in Italia, la rivoluzione elettrica è però già iniziata, soprattutto guardando alla Norvegia, dove i veicoli EV hanno già superato i tradizionali.
Il prestigio non basta se attorno il mondo si muove a velocità nettamente diverse, come ci insegnano del resto grandi marchi della tecnologia come Nokia, Motorola, BlackBerry, vere e proprie istituzioni del recente passato cadute comunque sotto i colpi del fuoco nemico, più avanzato tecnologicamente. E la storia, lo sappiamo, è solita ripetersi.