Il Gruppo FCA dice no alla fusione con PSA: una nuova occasione persa?

Il gruppo francese PSA ha negli ultimi tempi approcciato FCA per un'alleanza mondiale, da Torino però la risposta è stata no. Un errore da rimpiangere?

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Gli ultimi anni non sono stati certo semplici per il Gruppo FCA, la prematura scomparsa di Sergio Marchionne ha spinto sull'azienda una nuvola di incertezza e confusione, legata soprattutto alle strategie commerciali e produttive future. Non che prima fosse tutto perfetto, intendiamoci, con lo stesso Marchionne costretto a fare un clamoroso passo indietro rispetto alle auto elettriche e ibride, che vedeva ancora troppo lontane rispetto alle benzina e diesel.
La sua uscita di scena ha comunque aperto nuovi scenari interni, con gli investitori americani che hanno subito cercato di portare più acqua al loro mulino vendendo Magneti Marelli e rivedendo i piani produttivi italiani - con Maserati rimasta in bilico per diversi mesi. Su questo fronte ancora non è chiara quale strada verrà intrapresa, poiché con l'arrivo dell'ecotassa (che va a penalizzare diversi modelli FCA, senza inoltre un'alternativa elettrica) il CEO Mike Manley ha messo tutto in stand-by.

L'unica cosa certa sembra l'arrivo della nuova Fiat 500 elettrica, che sarà prodotta nello stabilimento di Mirafiori - che si sta per l'occasione riassestando, fra cassa integrazione e formazione. Il quadro generale dunque vede una grande società se non in crisi, sicuramente in affanno, a cui i giorni scorsi è stata offerta una boccata d'ossigeno non indifferente, che ha fatto tremare l'intera industria: il gruppo francese PSA, che per intenderci controlla Peugeot, Citroen, DS, Opel e Vauxhall, ha provato a stringere un'alleanza, respinta però al mittente - almeno per ora.

Sinergie

I francesi avrebbero beneficiato della fusione allungando le mani sui territori sudamericani e negli USA, dove FCA è ben radicata con i marchi Jeep e Chrysler, il gruppo italo-americano invece avrebbe potuto acquisire in un sol colpo tutto il know-how dei francesi in materia di veicoli elettrici, che sono certamente a uno stadio più avanzato di sviluppo. A fine 2018 si è infatti parlato in dettaglio delle nuove piattaforme di PSA, la Common Modular Platform (CMP) dedicata alle city car, alle berline e ai SUV compatti (anche in versione elettrica e-CMP) e la Efficient Modular Platform (EMP2), già in uso su diversi modelli premium, pianali che accompagneranno il gruppo nel prossimo futuro, fatto soprattutto di veicoli elettrici e ibridi - sfidando a muso duro il Gruppo Volkswagen, il più agguerrito sul fronte elettrico, e BMW.

Il Gruppo FCA avrebbe dunque colmato alcune importanti lacune che oggi la costringono in disparte in merito ai vantaggi dell'Ecobonus e all'offensiva green verso cui tutta l'Europa (ma non solo, con USA e Cina che spingono sempre di più) sta andando. La risposta degli italiani è stata però negativa.

L'unione fa la forza

Non conosciamo ovviamente i dettagli finanziari interni dell'operazione, né la portata, ciò che è certo è che la famiglia Agnelli (azionista di maggioranza grazie alla finanziaria Exor) sembra la più contraria alla collaborazione. A quanto sembra, la famiglia vuole mantenere il gruppo completamente autonomo, non vuole insomma legarsi ad altre realtà in modo stabile e duraturo.
Ci sarebbe la volontà di collaborare su aree di interesse specifiche, cosa che del resto ha fatto Ford con Volkswagen, lavorando insieme ai veicoli commerciali fra vecchio e nuovo continente, ma non cedere il passo a una fusione/alleanza mondiale. La questione potrebbe riaprirsi da un momento all'altro, a oggi però si viaggia su un binario morto.
FCA teme una sovrapposizione dei modelli sui vari mercati di riferimento, inoltre dal punto di vista logistico ci sono territori dove il Gruppo PSA, come ricordavamo sopra, fa molta più fatica. Guardando la situazione dall'esterno, senza badare all'aspetto puramente finanziario della manovra ma soltanto a quello produttivo, pensiamo che un'alleanza FCA-PSA avrebbe davvero potuto scuotere il settore automotive, che ormai non vive più di singoli marchi ma di veri e propri conglomerati di brand, uno più forte dell'altro.

Anche Renault e Nissan, se ci pensiamo, hanno unito Europa e Asia, diverse realtà cinesi hanno assorbito numerosi marchi del vecchio continente, Volkswagen ha invece fatto incetta di case affini come Audi, Bugatti, Lamborghini, Porsche, SEAT, Bentley e persino Ducati. Nel caso in cui l'accordo con Ford fuoriesca dai confini commerciali, potrebbe davvero nascere un gruppo di dimensioni planetarie, che nessun altro potrebbe a oggi contrastare. FCA e PSA insieme sarebbero alla portata della sfida, anche sul fronte elettrico (la nuova Peugeot 208 elettrica, prossima alla vendita, sarà solo l'inizio dell'offensiva EV di PSA), qualcuno però sembra voler aspettare, rimanere a guardare, riassestarsi con estrema calma.
Speriamo soltanto di non dover parlare, prossimamente, di una nuova occasione sprecata del Gruppo FCA, un gigante che ha perso la bussola in cerca della giusta direzione con il solo senso dell'orientamento.