Il futuro è dell'idrogeno: le auto elettriche scompariranno già nel 2030?

Dalla Germania arriva una nuova "profezia" a proposito delle auto elettriche: dal 2030 saranno pian piano sostituite dall'idrogeno.

speciale Il futuro è dell'idrogeno: le auto elettriche scompariranno già nel 2030?
Articolo a cura di

Quale sarà il vero futuro del settore auto? Rispondendo oggi a questa domanda, dando un rapido sguardo al mercato e a ciò che i reparti marketing dei più grandi produttori stanno portando avanti, probabilmente chiunque direbbe "l'elettricità", c'è però qualche voce fuori dal coro che non è assolutamente d'accordo.
Nell'ultima settimana hanno fatto scalpore le dichiarazioni di Klaus Frölich, responsabile dello sviluppo in casa BMW, che ha affermato come i clienti europei non vogliano acquistare le auto elettriche, ancora legati alla tradizione e ai motori termici; oggi facciamo un passo ulteriore in direzione ostinata e contraria grazie a Felix Gress, a capo della comunicazione di Continental AG, secondo cui le EV saranno prossimamente schiacciate dall'idrogeno.
Un'altra affermazione destinata a far discutere che, curiosamente, arriva ancora dalla Germania, un Paese spaccato in due in questo preciso momento storico, con un grande gruppo come quello Volkswagen che spinge a testa bassa sull'elettrico mentre molti altri brand dimostrano estrema cautela. Stiamo davvero investendo tempo ed energie su una tecnologia di alimentazione nata morta?

Date di scadenza

Entrando nel merito delle affermazioni di Gress, i veicoli elettrici sarebbero destinati a esser surclassati poiché poco convenienti - proprio in termini economici - rispetto alle alternative a benzina e a gasolio. Il manager ha confermato una certa curiosità del pubblico nei confronti delle nuove EV, ma soltanto perché questo è naturalmente attratto dalle novità, il chiacchiericcio non porterebbe poi a un successo "automatico".
Sempre secondo Gress, il periodo di gloria delle auto elettriche potrebbe durare fino al 2030, e solo perché le pile a combustibile (in inglese le famose Fuel Cell a idrogeno) non sono ancora pronte per sbarcare adesso su un mercato di massa: "Le Fuel Cell sono ancora immature, a partire dal 2030 però potrebbero fare il loro debutto trionfale su vasta scala. Il pubblico potrebbe convertirsi all'idrogeno grazie alla grande autonomia che questa tecnologia offre, sarebbe dunque capace di cambiare sensibilmente il settore dei trasporti su lunga distanza, sia passeggeri che merci. Non parliamo di fantascienza, dobbiamo soltanto capire quando partire in modo serio, stiamo investendo molto sull'idrogeno."

Gress ha poi continuato a parlare delle auto elettriche, che faranno sempre più fatica a convincere le platee: "Per i clienti è ancora difficile accettare le auto elettriche sul mercato. Pagano un prezzo salato per avere dalla loro nuova auto meno rispetto ad alternative più economiche, sarà dura vendere in massa veicoli in questo modo. Inoltre le attuali batterie al litio possiedono molti limiti, non garantiscono un'autonomia sufficiente alla gran parte del pubblico."

L'imbarazzo della scelta

Difficile, da esterni, dire in questo momento chi avrà ragione o meno fra 10-15 anni, l'unica certezza riguarda l'estrema confusione del panorama attuale. I principali governi europei sembrano aver preso una strada ben precisa, demonizzando il diesel e fissando già delle date precise per lo stop alle vendite dei motori termici, in aggiunta alla costruzione di migliaia di stazioni di ricarica in tutto il vecchio continente.
L'elettrico dunque sembrerebbe la via maestra, con diversi produttori assolutamente convinti della tecnologia, pensiamo appunto a Volkswagen ma anche a Tesla, nata appositamente 16 anni fa per costruire solo auto alimentate a energia elettrica. Parlando della società di Elon Musk, diventa quasi paradossale ascoltare un manager di Continental prendersela con le BEV: è infatti la stessa azienda che ha previsto fatturazioni da capogiro proprio per Tesla da qui al 2030, con guadagni "da 1,2 trilioni all'anno" provenienti solo dal comparto software, una cifra da mal di testa - mentre oggi siamo "appena" a 280 milioni/anno.

Come può, dunque, una tecnologia dalle potenzialità così sterminate (parliamo dell'elettricità) svilupparsi all'inverosimile fino al 2030 per poi collassare su se stessa e cedere il passo all'idrogeno? Questa domanda ovviamente non vuole demolire le celle a combustibile, che già oggi vengono utilizzate con successo per muovere autobus del trasporto pubblico in diversi Paesi asiatici e d'Europa (il Portogallo ne ha ordinato diversi a Toyota, ad esempio, e anche Skoda Electric ha investito non poco nel settore).

Ci sembra solo poco verosimile che la bolla elettrica scoppi quasi "da un giorno all'altro": oggi il mercato soffre di diverse criticità, è vero, dai prezzi troppo alti alla bassa autonomia, passando per la scarsa affidabilità delle batterie al litio, che perdono col tempo la loro carica iniziale. Le cose però si muovono e si sviluppano molto velocemente, all'orizzonte ci sono già le batterie a stato solido (più leggere e capienti, in grado già di offrire 1.000 km con una singola carica), stazioni e cavi di ricarica capaci di fare "il pieno" in pochi minuti, ogni nuova tecnologia poi ci insegna che all'inizio è tutto più costoso, fino a un assestamento completo dei prezzi.

Inoltre bisogna considerare anche un altro aspetto: una nuova tecnologia non ne esclude a priori un'altra, elettricità e idrogeno possono magari convivere in pace nel prossimo futuro, offrendo modalità di "ricarica" differenti ai propri clienti. Da una parte potremmo avere diverse persone pronte a utilizzare i propri pannelli fotovoltaici, ad esempio, per circolare a costo zero, dall'altra affidabilità e autonomia estreme. Che sia proprio questo imbarazzo della scelta a proposito di tecnologie a basso impatto ambientale il vero significato della parola "progresso"?