Il carbone ucciderà le auto elettriche? La vera sfida oltre le EV

Con l'energia elettrica derivata dal carbone rischiamo di uccidere il sogno delle auto elettriche. Ecco cosa dobbiamo fare per evitarlo.

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Lo scorso 24 settembre il CEO di ExxonMobil, parlando alla conferenza Oil and Gas Climate Initiative 2019, ha rilasciato una dichiarazione che ha fatto discutere i sostenitori dell'elettrico e i tradizionalisti legati alla benzina e al diesel. Nello specifico Darren Woods, che gestisce una delle più grandi aziende petrolifere americane, avrebbe detto: "Qual è il vantaggio di avere veicoli elettrici che finiranno per essere caricati con energia prodotta a carbone?".
Prima che i più entusiastici fan dell'elettricità si avventino sul suo corpo proviamo a capire da dove arriva un'affermazione simile, se può esserci del vero sotto oppure è un disperato tentativo di difendere i propri interessi legati al petrolio. Tutti sappiamo che le nuove vetture elettriche hanno davvero grandissime potenzialità per ridurre le emissioni di CO2 a livello mondiale, tutto però dipende da come queste verranno ricaricate, da dove arriverà dunque l'energia utile al loro sostentamento. Proviamo a fare un po' di chiarezza.

L'ombra asfissiante del carbone

Secondo un recente studio condotto da Shrink That Footprint, chiamato Shades of Green, scopriamo quali sono quei Paesi che - con uno switch elettrico di massa - potrebbero andare a inquinare addirittura di più rispetto a oggi, poiché creano la loro energia elettrica dal carbone e altri elementi non rinnovabili. I danni peggiori sarebbero in India, dove le auto elettriche andrebbero a produrre la bellezza di 370 grammi di CO2 per ogni km percorso, segue a ruota il Sud Africa a 318 g/km, l'Australia con 292 g/km. E ancora l'Indonesia, la Cina naturalmente (con 258 g/km), tutti Paesi che sfruttano più di tutti il carbone per il loro sostentamento energetico. Non andrebbe poi benissimo neppure in Italia, dove verrebbero prodotti 170 g/km di CO2 nonostante l'energia provenga già oggi da fonti miste. Possono invece accelerare sullo switch elettrico Paesi come la Francia, il Brasile, la Svezia, l'Islanda e il Paraguay, che usando poco carbone produrrebbero al massimo 90 g/km.

Questi dati ci dicono in modo abbastanza diretto che le parole di Darren Woods non sono poi campate totalmente in aria, almeno per alcune aree del mondo, anche se estromettono completamente le fonti rinnovabili. Ciò che il CEO di ExxonMobil non ha infatti detto è che spingendo a tavoletta sul fotovoltaico, sull'eolico, sull'energia idroelettrica e geotermica, sulle biomasse e sull'energia marina possiamo diminuire in maniera sostanziale l'utilizzo del carbone per la produzione di energia.

Inoltre, a differenza di altri settori, ogni singolo cittadino può in questo caso, a suo modo, contribuire a uno switch rinnovabile di questo tipo, pensiamo ad esempio agli ottimi impianti fotovoltaici che si possono installare privatamente oggi, con tanto di batterie per l'accumulo di energia (a uso personale e per la cessione alla rete generale). Quando la tecnologia V2G sarà poi diffusa a dovere, anche grazie agli sforzi di Nissan, Honda e prossimamente di FCA, che ha avviato una sperimentazione a Mirafiori, potremo usare le nostre stesse auto elettriche come batterie di accumulo e cedere energia auto-prodotta alla rete. Da questo punto di vista siamo davvero all'inizio di una nuova era, il carbone sarà solo un lontano e sporco ricordo.

L'energia prima delle EV

Per "salvare il pianeta" dunque, ridurre in modo sensibile le emissioni di CO2 e vivere a cuor leggero lo switch elettrico su due e quattro ruote non bastano dunque gli sforzi dei produttori di auto nel presentare nuovi modelli a zero emissioni a batteria, bisogna pensare parallelamente anche alla creazione di una rete energetica globale basata quasi solo su fonti rinnovabili, altrimenti si rischia di fare la fine del proverbiale cane che si morde la coda - creando auto elettriche alimentate a carbone, pagate inoltre a caro prezzo.
I grandi produttori di energia hanno sicuramente un ruolo chiave in questa fase "di passaggio", anche i vari governi possono fare molto, promuovendo ad esempio sempre più incentivi per la costruzione di impianti fotovoltaici casalinghi con batterie di accumulo.

Gli ultimi dati Eurostat disponibili, relativi al 2017, ci dicono che l'Unione Europea mira a produrre (entro il 2020) in media poco meno del 20% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili, andando invece a guardare Paese per Paese scopriamo come la Svezia sia il modello da seguire, con l'obiettivo 2020 già raggiunto e superato con quasi il 55% della corrente elettrica prodotta in modo completamente green.
Seguono poi Finlandia, Lettonia, Danimarca, che già hanno raggiunto gli obiettivi 2020 o stanno per raggiungerli a breve, insomma il nord Europa batte il sud, il centro e l'est in maniera abbastanza schiacciante, con l'Italia che si trova in perfetta media UE, poco al di sotto del 20% - ancora troppo poco. Di auto elettriche sul mercato ce ne sono già a decine, la vera sfida però si gioca a monte.