La destra al governo: cosa ne sarà della mobilità green?

La destra italiana è pronta a prendere le redini del governo: cosa pensano i partiti vincitori in merito alla mobilità del futuro?

La destra al governo: cosa ne sarà della mobilità green?
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Le elezioni politiche del 25 settembre 2022 sono state alquanto chiare: alla destra italiana, formata dalla coalizione Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia, spetterà la creazione di un nuovo governo.
Le tre forze, che hanno consegnato al Ministero dell'Interno dei programmi praticamente identici, elaborati evidentemente con spirito comune, avranno sicuramente molti problemi da affrontare negli anni a venire, in primo piano abbiamo l'utilizzo dei fondi del PNRR, le riforme istituzionali, della giustizia e della Pubblica Amministrazione, la scuola, la sanità, la difesa del lavoro e potremmo continuare ancora...
Anche l'ambiente e l'autosufficienza energetica saranno però temi chiave da affrontare e sono proprio le aree che più interessano a noi che trattiamo di motori. Cosa avrà intenzione di fare il nuovo governo di destra sul fronte della nuova mobilità green del futuro? Analizziamo programmi e idee dei vincitori.

Solo nuove auto elettriche dal 2035?

Partiamo da un tema spinoso, che già ha sollevato qualche polverone in campagna elettorale. Come stabilito dall'UE, i Paesi Membri dovranno adeguarsi a vendere soltanto auto elettriche (a batteria o a idrogeno) a partire dal 2035, mettendo così al "bando" nuovi motori termici, ibridi, a GPL e a metano.

Fra i vincitori il partito con le idee più chiare in merito è la Lega di Matteo Salvini, con lo stesso leader pronto a invocare l'arma del referendum per far esprimere direttamente i cittadini (Salvini invoca referendum su auto elettriche). Il leader della Lega pensa che la nuova mobilità elettrica possa mettere in crisi l'attuale industria automotive italiana, "schiacciata sempre più dalla Cina", senza però pensare a una riqualificazione ordinata degli impianti e a un piano di sostegno per le tecnologie del futuro. Obbiettivo primario della Lega è preservare i posti di lavoro degli operai italiani, un qualcosa che dovrebbe trovare d'accordo pressoché chiunque, il rischio però è farlo in maniera del tutto miope.
Anche Fratelli d'Italia, la prima forza del Paese sospinta dalla figura di Giorgia Meloni, pensa che la transizione sognata dall'Europa stia avvenendo in maniera un po' troppo precipitosa. Il partito crede che la strada migliore su questo fronte sia garantire agli utenti la più vasta scelta possibile, non focalizzarsi soltanto sulle elettriche o le ibride.

La decisione dell'UE di passare all'elettrico dal 2035 viene vista come una "manovra boomerang", capace di penalizzare quei cittadini che non vogliono ancora passare alle nuove tecnologie. Al di là di un eventuale referendum, dunque, è lecito aspettarsi nei prossimi anni di governo incentivi auto che siano più trasversali possibile, divisi equamente fra auto termiche, elettriche o elettrificate (mentre oggi ci sono più fondi a disposizione delle BEV e le PHEV).

Resta anche l'incognita dell'infrastruttura di ricarica, che per diventare davvero adeguata alle esigenze degli italiani dovrebbe sicuramente contare su un supporto statale e comunitario (leggasi Europa). In Fratelli d'Italia il pensiero comune è di spingere maggiormente su soluzioni private, con colonnine per la ricarica presso abitazioni, condomini, uffici, anche se questa politica potrebbe penalizzare chi con l'auto elettrica viaggia fuori città e ha bisogno di colonnine pubbliche ad alta potenza.

Una nuova industria automotive italiana

Leggendo i programmi dei tre partiti vincitori c'è davvero poco o nulla in merito alla nuova mobilità, tutto viene liquidato con la frase "Incentivare l'utilizzo del trasporto pubblico e promuovere e favorire politiche di mobilità urbana sostenibile" al paragrafo 12 intitolato "L'ambiente, una priorità".

Non si scende nel dettaglio ma solo Forza Italia sembra avere delle idee su come rilanciare l'industria italiana adeguandola alle nuove tecnologie. Abbiamo visto come la Lega di Salvini preferisca impugnare temi considerati "populisti" e attaccare la Cina per salvaguardare l'industria italiana per com'è fatta oggi, il partito di Silvio Berlusconi invece vorrebbe attuare un piano di riqualificazione per rilanciare l'intera filiera produttiva. Questo piano andrebbe sviluppato su diverse fasi, "andando dall'ampliamento del portafogli tecnologico alla riconversione definitiva delle aziende". Forza Italia ha dunque capito che per salvare i posti di lavoro è superfluo porre freni di fronte al volere dell'Europa e della stessa industria, con diversi marchi storici - lo ricordiamo - che hanno già annunciato l'addio ai motori termici ben prima del 2035 (entro il 2030 tutti i veicoli Ford saranno elettrici). Con un piano industriale elaborato nei minimi dettagli si potrebbe effettivamente far diventare l'industria italiana competitiva sullo scacchiere internazionale, speriamo solo che il partito riesca a far valere le sue idee sul tavolo decisionale, senza farsi schiacciare dalle restanti forze di maggioranza.

Infine, il trasporto pubblico: se con il COVID-19 si è tornati all'utilizzo del mezzo privato per scongiurare più contagi possibili, con il nuovo governo di destra potrebbe esserci una marcia indietro. Come vi abbiamo detto sopra, i programmi congiunti delle forze vincitrici parlano di un ritorno di massa ai mezzi pubblici, con nuove forme di incentivazione. Possiamo dunque aspettarci Bonus e altri incentivi finalizzati all'utilizzo del trasporto comune, in linea con ciò che ha fatto l'ultimo Governo Draghi con il Bonus Trasporti di fine 2022.

Un ipotetico "Governo Meloni" però deve ancora essere creato, la partita che riguarda la mobilità green è dunque tutta da scrivere. Probabilmente alcune forze di opposizione hanno idee più chiare su come ci sposteremo nel prossimo futuro (tanto che qualcuno ha persino scelto un van elettrico per il proprio tour elettorale), inoltre nel 2027 - sempre che tutto vada liscio - ci saranno nuove elezioni politiche da affrontare, la sfida per il 2035 dunque difficilmente si risolverà a pieno in questa tornata elettorale. Ci aspettano tanti altri giri di giostra, speriamo solo di non scoprirci - prima o poi - in ritardo rispetto al resto del mondo.