Fusione FCA-Renault, le ore decisive fra tensioni, quote e miliardi di euro

A Parigi, ma non solo, stanno trascorrendo le ore decisive per concludere (o meno) la fusione fra il Gruppo FCA e Renault.

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Nella giornata di ieri, martedì 4 giugno 2019, il Cda di Renault avrebbe dovuto riunirsi per decidere sulla spinosa questione della fusione con il Gruppo FCA - che sta facendo trattenere il fiato all'intero settore. Dell'accordo non si è però saputo nulla, a che punto siamo dunque?
La decisione finale è stata rinviata al pomeriggio/sera di oggi, mercoledì 5 giugno 2019, quando il Cda francese diffonderà le sue scelte. Nel frattempo abbiamo avuto un comunicato del marchio transalpino che recita: "Il Cda di Renault si è riunito al fine di rivedere nel dettaglio gli elementi costitutivi della proposta ricevuta dal Gruppo FCA il 27 maggio scorso. Abbiamo pertanto deciso di continuare a studiare con interesse l'opportunità di una fusione di tale portata, a protrarre i colloqui sul tema".

Potere e controllo

L'ora del responso ultimo è stata dunque prorogata, da queste parole però si percepiscono onde positive: Renault si è infatti detta molto interessata alla proposta, vuole solo del tempo aggiuntivo per studiare tutti i termini tecnici, che pure non sono pochi. Sapremo l'esito della riunione odierna "a fine giornata", bisogna però anche prepararsi all'eventualità che tutto resti in stallo ancora per molto, mesi interi, forse anche un anno. Quali sono dunque i nodi da sciogliere, che tengono il marchio francese nel "forse"?
Renault pretende tutta una serie di garanzie che, sulla carta, possono sembrare ragionevoli. Da una parte vuole evitare tagli occupazionali, dall'altra difendere l'interesse nazionale francese, mantenendo ad esempio il quartier generale nella capitale Parigi. Renault chiede anche un posto nel Cda riservato al governo transalpino, questione su cui FCA dovrebbe essere già d'accordo - siamo però nella sfera delle indiscrezioni più assolute, bisogna aspettare notizie ufficiali.

Ricordiamo che la nuova struttura societaria dovrebbe guadagnare una nuova sede ad Amsterdam, con quotazioni sulle borse di Parigi, Milano e New York. Con l'ingresso di FCA "in partita", le quote del governo francese scenderebbero dal 15% attuale al 7,5%, mentre la famiglia Agnelli avrebbe un 14,5% dell'intera compagnia, poiché oggi detiene il 29% di Fiat-Chrysler, diventando così il primo azionista - aspetto che spaventa maggiormente i francesi e non solo.

Favorevoli e contrari

Gli ostacoli infatti non mancano, la strada è tutt'altro che in discesa. Esiste ad esempio un azionista di Renault, il fondo attivista Ciam, che si è detto contrario all'accordo, poiché "ha tutti i caratteri di un'acquisizione vera e propria, non di una fusione, e nel quadro generale Renault viene totalmente sottovalutata".
Davvero dure le parole dell'azionista, che continuano in questo modo: "Alle attività industriali del marchio francese viene attribuito un valore implicito negativo di 3 miliardi di euro. Siamo sorpresi dalla mancanza di un premio collegato a questa acquisizione, motivo per cui ci opporremo fermamente. Si tratta di una presa di controllo opportunistica che non dà il giusto valore a Renault".
Ciam è negativo soprattuto rispetto al dividendo chiesto da FCA per concludere l'accordo, 2,5 miliardi di euro: "Secondo noi questo dividendo non dovrebbe essere pagato a FCA, al contrario dovrebbe essere versato agli azionisti Renault insieme a una somma extra."

Il fronte asiatico

I nodi da sciogliere non finiscono qui, anzi, ne arrivano di nuovi (attesi, a dire il vero) dal Giappone, poiché Nissan sta guardando con molta cautela alla fusione. Il brand giapponese è un alleato di ferro di Renault da circa vent'anni (con Mitsubishi) e l'ingresso di FCA nella partita potrebbe clamorosamente sbilanciare gli attuali equilibri.
"Stiamo parlando di una fusione completa, che andrebbe ad alterare in modo significativo la struttura del nostro partner storico Renault. Occorrerà in caso rivedere le fondamenta della relazione esistente" ha detto Hiroto Saikawa, Presidente e CEO di Nissan. Ci troviamo dunque di fronte a una situazione molto complicata, con FCA da un lato che vuole stringere l'accordo del secolo, Renault dall'altro che si sente - in un certo qual modo - sottovalutata, con Nissan nel mezzo che ha paura di perdere importanza all'interno dell'alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi.
Dal punto di vista meramente giornalistico, speriamo davvero che un accordo possa essere trovato in tempi brevi, soprattutto per rimettere in carreggiata il Gruppo FCA rispetto al futuro - che già pone importanti sfide come lo switch elettrico del settore, ad esempio. C'è il rischio che FCA abbia tirato un po' troppo la corda, è vero, senza la minima volontà di arretrare, certa comunque di averla vinta, nel caso invece in cui tutto vada per il peggio?

Ricordiamoci del Gruppo PSA, interessato a FCA ancor prima di Renault, anche se bussare alla porta di Peugeot dopo un buco nell'acqua con il rivale transalpino cambierebbe molte carte in tavola, soprattutto rispetto a pretese, quote e dividendi. Fiat-Chrysler non avrebbe più il coltello dalla parte del manico e tutto sarebbe, probabilmente, più "morbido". Stiamo però sfociando nella fanta-industria, godiamoci queste ore di tensione e aspettiamo l'arrivo del tramonto, che assieme alla sera potrebbe portare a FCA ottime notizie, scatenando la scintilla di un futuro senza paure. (Fonti: ANSA, Financial Times)