Finanziamenti auto: Antitrust scopre cartello fra società, 678 mln di multa

L'Antitrust ha scoperto, grazie a una "soffiata" del Gruppo Daimler, un cartello fra le società di finanziamento auto, ora multate di 678 miloni di euro.

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Per molti italiani acquistare un'auto significa fare diversi sacrifici, visti i prezzi di partenza e il mantenimento successivo. Raramente poi si riesce a comprare un modello versando direttamente i contanti al concessionario, è più facile ricorrere a un finanziamento, del resto ogni grande marchio ne offre almeno uno ad hoc per la propria clientela - e non è un caso che diversi gruppi possiedano delle vere e proprie "banche" al loro interno, pensiamo a FCA Bank o Banca PSA Italia, solo per ricordarne due.
Società finanziarie del tutto legali, che dovrebbero fare della sana concorrenza fra loro e che invece, come ha scoperto l'Antitrust, finiscono molto spesso per fare cartello fra loro. L'Autorità garante della concorrenza e del mercato è riuscita a scoperchiare un vaso di Pandora di dimensioni gigantesche grazie alla "soffiata" di Daimler AG e Mercedes Benz Financial Services Italia S.p.A., che hanno consegnato diverse prove d'accordo fra istituti di credito.

Una multa da 678 milioni

Dalla denuncia è partita un'indagine congiunta della Guardia di Finanza e del Nucleo Speciale Antitrust che ha accertato diverse gravità, multando svariate società per un totale di 678 milioni, come ha riportato proprio questa mattina anche laRepubblica.it insieme ad altre testate nazionali. Salvo dalla sanzione (di circa 60 milioni) proprio il Gruppo Daimler, che ha inoltrato domanda di clemenza per aver denunciato il fatto.
Arriviamo così al succo dell'operazione: Mercedes Daimler ha fornito 145 documenti atti a dimostrare "un'intesa segreta attraverso un pervasivo scambio di informazioni sensibili tra le principali captive banks", ovvero il nome inglese delle finanziarie. Nella sostanza, alcuni istituti di credito legati a marchi automobilistici erano soliti scambiarsi informazioni e dunque accordarsi sulle condizioni di "cessione di finanziamenti e leasing", uccidendo di fatto la concorrenza e appiattendo il mercato.
Ricordiamo che senza concorrenza, tutto diventa immobile e a pagarne le spese è ovviamente il consumatore finale. Facciamo un esempio pratico: se tutti i distributori di benzina facessero cartello fra di loro, decidendo a tavolino un prezzo della benzina di 1,60 euro al litro, ogni automobilista sarebbe costretto dai fatti a corrispondere ovunque quella cifra. Basterebbe un solo marchio disposto a portare quel prezzo a 1,45 euro al litro perché anche gli altri si adeguino per non perdere troppa clientela - con un diretto vantaggio per gli utenti.
Lo stesso discorso si può applicare alle tariffe telefoniche, motivo per cui l'ingresso di un nuovo player come Iliad lo scorso anno, sempre per fare un esempio, ha smosso non poco le acque del mercato grazie a offerte vantaggiose e mai viste prima.

14 anni di accordi sottobanco

L'indagine ha dunque accertato una sorta di "accordo comune" fra molte società finanziarie del settore auto, ma per quanto tempo è andata avanti la questione? L'origine del "problema" risale addirittura al 2003, arrivando poi indisturbato fino al 2017, parliamo dunque di almeno 14 anni durante i quali i cittadini italiani non hanno potuto godere di una sana concorrenza per l'acquisto di un'auto mediante finanziamento diretto - legato al marchio automobilistico, non ovviamente presso un istituto esterno come una banca tradizionale.

Scopriamo dunque una per una tutte le società multate dall'Antitrust, poiché è ormai tutto alla luce del sole: nel report si parla di Banca PSA Italia S.p.A., Banque PSA Finance S.A., Santander Consumer Bank S.p.A., BMW Bank GmbH, BMW AG, Daimler AG, Merceds Benz Financial Services Italia S.p.A., FCA Bank S.p.A., FCA Italy S.p.A., CA Consumer Finance S.A., FCE Bank Plc., Ford Motor Company, General Motor Financial Italia S.p.A., General Motors Company, RCI Banque S.A., Renault S.A., Toyota Financial Services Plc., Toyota Motor Corporation, Volkswagen Bank GmbH, Volkswagen AG, con l'aggiunta delle associazioni di categoria Assilea e Assofin.
La scoperta è stata commentata dall'Unione Nazionale dei Consumatori, secondo cui "da tempo gli italiani sono stati spinti a comprare un'auto in abbinamento a un finanziamento, con tassi di interesse superiori al dovuto". Speriamo che ora, dopo la gogna pubblica e la sanzione pecuniaria, le cose cambino. E radicalmente, per noi consumatori in primis.