FCA vende la Magneti Marelli: come funziona la nuova industria dell'auto

Il Gruppo FCA ha venduto la celebre Magneti Marelli, ma per quale motivo? Per una (brutta?) abitudine del mercato attuale dell'auto.

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Lunedì mattina ci siamo svegliati con una piccola doccia fredda: la notizia relativa alla vendita da parte di FCA della storica Magneti Marelli alla nipponica Calsonic Kansei. Un affare che si concluderà ufficialmente durante i primi mesi del 2019 e che porterà nelle casse del gruppo guidato da Mike Manley - subentrato a Sergio Marchionne - ben 6,2 miliardi di euro. E il perché è presto detto: per pura liquidità.
L'industria dell'auto sta cambiando a velocità sproporzionate rispetto alle infrastrutture e alle leggi, si sta andando a passi veloci verso un mondo green a zero emissioni, con veicoli ibridi o 100% elettrici, e per un gruppo come FCA rimanere indietro dal punto di vista tecnologico in questo momento significherebbe restare al palo, costringersi a inseguire la concorrenza per almeno un decennio.
Una concorrenza spietata, agguerrita più che mai, basta vedere i piani industriali del Gruppo Volkswagen, di BMW e Mercedes, di Peugeot, Citroen e Renault, azienda che ha appena stretto una partnership con EDF e Total in Francia, Enel in Italia per la costruzione di migliaia di colonnine di ricarica.

Un futuro elettrico

I marchi che abbiamo nominato contano di affiancare i motori tradizionali a una corposa offerta "alternativa" entro pochi anni, producendo nuove automobili a basse e zero emissioni in ogni segmento - dalle piccole citycar alle sportive, passando per le classiche berline, le familiari e i SUV. In questi anni, FCA non è certamente rimasta a guardare, con lo stesso Sergio Marchionne che ha avviato una "riqualificazione" elettrica di alcuni modelli del gruppo da portare avanti dal 2018 al 2022, prima di ammalarsi gravemente.
Certamente nel prossimo futuro vedremo diversi modelli Jeep ibridi e Full Electric, come la famosa Renegade, così come la stessa 500 verrà completamente riconvertita. Addirittura Marchionne sognava di ricreare la celebre Giardinetta con propulsore elettrico, oltre a proporre le varianti ibride della 500X e la 500L. Per fare tutto questo in modo serio, serve molto denaro "contante".

Case e fornitori

Per capire meglio di che cifre stiamo parlando, vi basti sapere che il modulo elettrico che muove la Jeep Renegade, affiancato dalla sua batteria da 11 kW, ha un costo di circa 8.000 euro, che finiscono dritti nelle casse di Bosch che lo produce.
Del resto affidarsi a produttori esterni è ciò che tutti i più grandi marchi del settore fanno da tempo, dai tedeschi ai francesi. Se si hanno dei soldi da investire in ricerca e sviluppo, si preferisce certamente dirottarli sulla creazione di nuove piattaforme - da condividere inoltre con tutti i brand che stanno sotto una stessa ala. Tutti i componenti secondari, seppur fondamentali, possono essere acquistati da produttori terzi, un mondo underground fatto di concorrenza e prezzi competitivi.
Proprio in questo sottosopra sta la Magneti Marelli, la cui presenza all'interno di FCA iniziava a essere non certo inutile, ma comunque superflua. Fiat Chrysler può ottenere i medesimi componenti di alta tecnologia della Marelli a prezzi concorrenziali senza possedere essa stessa l'azienda che li produce, se avete capito il concetto. Che piaccia o meno, è il modus operandi dell'intero settore automotive, non c'è uno dei brand più all'avanguardia che non operi in questo modo.

Per semplificare ulteriormente la cosa, il lavoro dei grandi marchi si è ridotto a "vestire" prodotti che sono in realtà la somma di altri dispositivi creati da altri, ovvero i fornitori. Paradossalmente, la presenza della Magneti Marelli all'interno di FCA rischiava di essere addirittura una zavorra, che invece ora con ulteriori miliardi nelle proprie casse può liberarsi e investire su altro, sul design, sull'ingegnerizzazione, sul marketing.
A che serve del resto investire su un propulsore elettrico, per fare un esempio, quando ci sono già aziende terze estremamente avanzate che li producono da anni? Dal punto di vista produttivo un modello simile è forse triste, ma è l'unico che permetta - a oggi, almeno - alle grandi aziende di progredire davvero. E FCA non vuole certo lasciarsi sorpassare.