Ecotasse e incentivi: stiamo decidendo il futuro nel momento sbagliato?

Il governo Lega-5 Stelle ha intenzione di tassare le auto più inquinanti e premiare quelle a basse emissioni, ma i tempi sono maturi?

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Mercoledì 5 dicembre il settore auto, e non solo, è stato scosso da due notizie a dir poco clamorose, opposte fra loro. La prima, almeno in superficie, riguarda una proposta certamente accettabile, che può trovare il favore di molti, nonostante una certa "immaturità" di fondo di cui parleremo fra poco: gli incentivi auto 2019, utili ad acquistare un'auto elettrica al 100%, un'ibrida oppure a metano.
La seconda invece ha creato più confusione che altro, anche perché gli scaglioni forniti dal Governo (privi dei doverosi dettagli) hanno allarmato utenti e produttori: pensiamo alla ecotassa 2019 sulle nuove immatricolazioni, calcolata sulle emissioni di CO2.
Gli incentivi auto 2019 prevedono un tetto massimo di 6.000 euro da dare a chi sceglie un'auto 100% elettrica, che diminuisce scegliendo altri tipi di vetture "alternative" e green. L'ecotassa al contrario rappresenta un malus a tutti gli effetti, destinato alle nuove immatricolazioni fra l'1 gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021, con costi a partire dai 150 euro per le auto con emissioni fra i 110 e i 120 g/km ai 3.000 inquinando oltre i 250 g/km. Altri scaglioni sono: 300 euro fra i 120-130 g/km, 400 euro fra i 130-140 g/km, 500 euro fra 140-150 g/km, 1.000 euro fra 150-160 g/km, 1.500 euro fra i 160-175 g/km, 2.000 euro fra i 175-190 g/km e 2.500 euro fra i 190-250 g/km. Basta dunque un nonnulla per ricevere una stangata in piena regola.

Nobili intenzioni

Un'idea che ha già fatto storcere il naso a molti e ha costretto il Governo a promettere dei cambiamenti al Senato (la proposta è già passata così com'è, senza particolari specifiche, alla Camera). Dunque ricordiamo per l'ennesima volta che la Legge di Bilancio 2019 non è stata ancora approvata e molto probabilmente verrà cambiata se non stravolta nel profondo.
Ma è giusto penalizzare le auto che inquinano maggiormente, partendo già dai 110 g/km? I tempi sono maturi per degli incentivi "elettrici" corposi? Le idee del Governo nascono certamente da propositi nobili, ovvero disincentivare l'acquisto di vetture inquinanti e spingere gli utenti italiani verso l'elettrico, l'ibrido e il metano, in combo con gli incentivi.
Questi due provvedimenti però arrivano forse in un momento storico poco favorevole, rischiando di creare più danni che altro. Avrebbero acquistato maggior senso e valore in un Paese come la Norvegia, principale mercato delle auto elettriche in Europa, dove a fine 2017 (quindi un dato neppure aggiornato) vi erano già 9.166 colonnine di ricarica sparse su tutto il territorio, per 5 milioni di abitanti in totale.
In Italia, siamo poco più di 60 milioni e su tutto lo stivale abbiamo circa 1.300 colonnine, un numero misero che andrà a migliorare con il tempo, ma non ora. Entro il 2022, aziende come Enel X e diversi produttori di auto vogliono installare nel nostro Paese 14.000 nuove colonnine di ricarica rapida, gli incentivi e l'ecotassa però riguardano il triennio 2019-2021.

Tempismo imperfetto

Questo ci porta a rispondere alle domande di cui sopra: i tempi per entrambe le proposte sono forse troppo acerbi, immaturi, dunque è troppo presto sia per incentivare che per colpire le auto tradizionali. Nel triennio a venire, saranno molti gli italiani "costretti" a cambiare vettura per un motivo o per un altro, e alcuni si troveranno nella spiacevole situazione di non poter prendere un'elettrica al 100%, per la mancanza di colonnine o di un garage, e optare per una vettura tradizionale dalla bassa cilindrata - per evitare di fatto l'ecotassa.
Le motivazioni possono non fermarsi qui: le vetture EV hanno ancora costi molto elevati, e nella maggior parte dei casi i 6.000 euro concessi dal Governo non basteranno a renderli più accessibili. Certo si può sempre puntare all'ibrido e al metano, anzi probabilmente ci sarà un piccolo boom proprio per questi due segmenti, in questi casi però l'incentivo si riduce notevolmente, rendendo l'affare meno vantaggioso.

Ovviamente nel triennio in questione è possibile che i prezzi dell'elettrico scendano, o almeno questa è la speranza di tutti, e che la maggior parte dei nuovi motori benzina e diesel vantino emissioni al di sotto della soglia prevista dall'ecotassa. A oggi, però, le prime stime vedono soltanto l'8% delle auto sul mercato meritevoli di incentivo, mentre il 49% dei listini sarebbe soggetto a ecotassa.
Anche alla luce di questo, le due proposte sembrano arrivare nel momento peggiore per noi italiani, sospesi nel limbo di chi "vorrebbe ma non può"; forse attendere ancora qualche anno, aspettando inoltre l'arrivo di molti più modelli elettrici, più performanti di quelli attuali (che hanno ancora linee di produzione non a regime e spesso con tempi di consegna al cliente biblici), e la diffusione capillare delle colonnine avrebbe giovato e accontentato tutti. Anche all'aria che respiriamo, come al portafogli.