Dopo il litio, Goodenough lancia la batteria di vetro: 1.600 km in 1 minuto

Dopo aver sviluppato le batterie agli ioni di litio, e vinto un Premio Nobel, John Goodenough lancia le batterie di vetro.

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L'arrivo dei veicoli elettrici sul mercato di massa ha spinto i grandi produttori automotive verso una nuova sfida: creare batterie sempre più capienti e tecnologiche, oltre ovviamente a motori sempre più efficienti per ottimizzare i consumi. Le ultime novità Tesla, presentate al Battery Day dello scorso settembre, hanno spinto al loro massimo le attuali batterie agli ioni di litio, considerate il miglior compromesso fra densità, peso, prezzo e durata nel tempo. Un compromesso di sicuro temporaneo però, con diverse aziende che stanno studiando da anni delle alternative ancora più performanti, che vadano a migliorare densità di energia e costi di produzione. Se sul mercato odierno le auto elettriche costano dai 10.000 ai 20.000 euro in più rispetto alle controparti a benzina è colpa soprattutto delle grandi batterie agli ioni di litio montate nei pianali, motivo per cui l'industria sta provando di tutto per abbattere i loro costi di sviluppo.
Tesla, come ricordato in apertura, ha iniziato a montare sulle vetture MY2021 le nuove celle 4680, più grandi delle precedenti e senza "spazi morti" all'interno del pacco batterie, cosa che ha già permesso di aumentare la densità del 5% - e insieme a Panasonic l'azienda californiana conta di arrivare al +20% entro 5 anni. Ora però abbiamo un'ottima notizia per il mercato: il team di John Goodenough ha ufficialmente un nuovo asso nella manica, la batteria di vetro.

Tentativi e fuochi di paglia

Lo sappiamo, ciclicamente escono annunci relativi a nuovi tipi di batterie, o meglio: promesse di nuove, miracolose tecnologie, in grado di pensionare le care vecchie batterie Li-ion, a oggi però ancora nessuno è riuscito nell'impresa. InoBat ha pensato ad accumulatori con intelligenza artificiale, c'è chi invece ha puntato tutto sulle nanotecnologie, chi alle batterie litio-zolfo - già in uso in forma sperimentale sugli aerei. Potremmo continuare ancora all'infinito, citando le ormai leggendarie batterie allo stato solido e arrivando alle litio-ferro-fosfato. Insomma, un autentico caos che confonde gli utenti e crea dubbi e sospetti attorno al nuovo mercato elettrico; il nome di John Goodenough però, questa volta, dona alle cose un sapore diverso. Parliamo dell'uomo che ha vinto un Premio Nobel per la chimica proprio per avere inventato e sviluppato le batterie agli ioni di litio, insieme allo statunitense Michael Stanley Whittingham e al giapponese Akira Yoshino. Se il suo team annuncia dunque una nuova, rivoluzionaria batteria, non possiamo che accendere tutti i riflettori in nostro possesso.

Rivoluzione di vetro

Presentata nel 2017, con il team che ne ha richiesto il brevetto nel 2019, la batteria di vetro del team di lavoro di Goodenough promette oggi di accelerare lo switch dalle auto tradizionali a quelle elettriche. I punti chiave di questo accumulatore sono: una grande densità di energia e una capacità di ricaricarsi in brevissimo tempo, alla pari di un pieno di benzina presso un distributore, proprio le caratteristiche che gli utenti abituati ai carburanti fossili chiedono a gran voce da anni. Una batteria di vetro è capace di offrire 1.600 km di autonomia in seguito a 1 minuto di carica. Questo grazie all'uso del sodio o del litio applicati al vetro, una soluzione che aumenta di tre volte l'attuale densità delle batterie al litio. Inoltre non sembrano essere batterie facilmente infiammabili e non perdono la loro capacità nel tempo. Un accumulatore di questo tipo potrebbe avere, per ora soltanto in teoria, migliaia di cicli di carica e scarica, non circa 1.000 come altri tipi di batteria in uso oggi. Se il litio poi teme le basse temperature, perdendo capacità se esposto al freddo, il vetro resiste senza problemi fino a -20 gradi centigradi, sopportando sul fronte opposto anche i 60 gradi centigradi. Siamo dunque dinanzi a una scoperta eccezionale, seppur non sia esente da problemi.

Creata la tecnologia in laboratorio, infatti, poi bisogna "confezionarla" per l'utilizzo di massa - e John Goodenough, a 98 anni, ha dichiarato di non essere interessato a questo aspetto. Toccherà ai produttori di automobili ottimizzare le batterie al vetro per la produzione seriale, il chimico però è fiducioso: "L'obiettivo è creare batterie di vetro in grado di conservare una grande quantità di energia. Quando i problemi ai catodi saranno risolti, saremo pronti per produrre celle su larga scala, sono certo che ci riusciremo. Poi la palla passerà ai produttori ma è solo questione di tempo. Non ho interesse a fare sviluppo, non voglio fare affari, a 98 anni i soldi sono l'ultima cosa che mi servono". Chissà che una nuova intuizione di John Goodenough non riesca davvero a cambiare il mondo. Ancora una volta.