Dalla Delta alla Impreza: le 10 auto più iconiche del mondo del rally

Ricordiamo 10 delle auto più iconiche del mondo del rally, dalla Lancia Delta HF Integrale alla Subaru Impreza 22B passando per la Lancia Stratos HF.

Dalla Delta alla Impreza: le 10 auto più iconiche del mondo del rally
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"La cosa più bella che può fare un uomo vestito è guidare di traverso", sosteneva Miki Biasion, due volte campione del mondo rally con Lancia. Il brivido è dato dal correre a velocità da capogiro fra due ali di folla, con accelerazioni da F1 ed emozioni proprie di una grande salita del Giro d'Italia, su percorsi più o meno improvvisati e ogni tipo di superficie.
Una corsa contro gli altri ma prima di tutto con se stessi, il cronometro e la natura, provando l'ebbrezza di veder alzarsi dietro di sé solo la polvere. Vincere un mondiale rally elegge di diritto l'auto e il suo equipaggio al rango di leggende del volante, primeggiare sugli sterrati dei cinque continenti equivale a raggiungere lo stato dell'arte dell'abilità di guida. Andiamo così a elencare quelle che per noi sono state le 10 auto più iconiche del mondo del rally.

Lancia Stratos HF

Giovanni Bertone, l'uomo che aveva dato forma alla splendida Lamborghini Miura, tratteggia nel 1970 le futuristiche linee della Stratos "0".

All'occhio lungo degli uomini Lancia Cesare Fiorio e Ugo Gobbato non sfuggirono le potenzialità di quel concept e Bertone venne incaricato di sviluppare quel progetto che poteva rappresentare una base ideale per una moderna macchina da rally.
Egli realizzò una berlinetta compatta, con un passo di soli 2,18 metri, dalla linea cuneiforme con i fari primari a scomparsa e due elementi rettangolari ai lati della generosa "bocca" anteriore.
Il cuore dell'auto era costituito dal motore V6 di Maranello, adagiato in posizione trasversale posteriore centrale, capace di erogare 270 CV a 7.800 giri abbinato a un cambio a cinque marce di origine Lancia. La Stratos - iconica nella veste verde bianco rossa di Alitalia - otterrà una lunga serie di successi grazie a piloti come Munari, Larousse e Ballestrieri, la cui punta di diamante saranno le ben quattro affermazioni nel celeberrimo rally di Montecarlo.

Audi Quattro

L'era delle Gruppo B è stata indubbiamente la più spettacolare della storia dei rally, caratterizzata da vetture dal rombo ineguagliabile e da una cavalleria mozzafiato. Tra queste figurava l'Audi Quattro "sport", la prima dotata di quattro ruote motrici nella storia dei rally.
Il debutto avvenne al Tour de Corse 1984 con alla guida Walter Rohrl e ben presto divenne la macchina da battere, grazie al motore 2.142 cc da quasi 500 cavalli.

Il reparto corse Audi ideò diverse evoluzioni nel corso degli anni, fino ad arrivare alla bestiale S1 Corta da 570 cavalli, la quale fu chiamata in causa per battagliare contro la Delta S4 e la 205 T16 Evo2.
La Quattro è anche l'auto che permise alla fortissima Michèle Mouton di essere la prima donna ad aggiudicarsi una tappa nel mondiale rally (Sanremo, 1981) e di sfiorare la conquista del titolo l'anno successivo, con 3 successi, giungendo seconda in generale dietro al team-mate Walter Rohrl.

Peugeot 205 T16

Sotto le mentite spoglie di una semplice e piccola Peugeot 205 si celava un'auto dall'anima profondamente racing; solo il frontale e pochi altri particolari erano riconducibili all'utilitaria francese. Alla guida del team c'è un certo Jean Todt, pronto a non scendere a compromessi per la vittoria: vettura a motore centrale, trazione integrale e telaio realizzato appositamente per le competizioni.

Soluzioni tecniche ancora più competitive del benchmark Audi Quattro che verranno subito riprese anche da altri costruttori. Le ultime gare del 1984 sono solo il preludio ai quattro titoli che la Casa del Leone conquisterà nei due anni seguenti. Con la fine dei "mostri" del gruppo B, al termine della stagione, la Peugeot decide di iscrivere le sue 205 T16 alla Parigi-Dakar, trionfando anche lì. Un'auto che ha contribuito ad accrescere il mito della già popolare utilitaria.

Lancia Delta HF Integrale

La Lancia Delta è l'auto più vincente nella storia dei rally con 10 mondiali - 6 costruttori consecutivi tra il 1987 e il 1992 e 4 piloti per un totale di 50 vittorie. La maggior parte di queste vittorie centrate con la versione HF Integrale, che fece il suo debutto nel rally del Portogallo 1988 portando una serie di aggiornamenti rispetto alla precedente 4W: parafanghi allargati, un nuovo disegno di paraurti e minigonne, nuove prese d'aria anteriori e sul cofano motore, cerchi in lega da 15 anziché da 14 pollici e una potenza passata da 165 CV a 185 CV.

La venerata Integrale prima "8v", poi "16v" ed infine "evoluzione" sarà capace di raccogliere dal 1988 al 1993 35 vittorie, 96 podi, 3 titoli piloti e 5 costruttori alimentando, fra le mani di piloti come Miki Biasion o Juha Kankkunen, il mito di auto invincibile avvolta nella sua inconfondibile veste Martini Racing (se siete appassionati, guardate questa Lancia Delta Integrale Martini 5 Evoluzione con pochi km all'asta).

Toyota Celica GT-Four ST185

Alter ego della sopracitata Delta, è l'ultrasportiva giapponese che - con la sua linea filante - si contrapponeva anche visivamente alla robusta e compatta vettura torinese.

La ST-185 è il secondo modello della Celica GT-Four, elaborato dal colosso nipponico per partecipare al mondiale rally dal 1992 al 1994. Il palmarés parla di 3 titoli piloti, in altrettanti tentativi, e due costruttori (1993-94).
16 i successi ottenuti, quasi equamente distribuiti fra lo spagnolo Carlos Sainz (padre dall'attuale driver Ferrari), il finlandese Juha Kankkunen e il francese Didier Auriol, tutti campioni una volta a testa - in quest'ordine - con questa vettura.
La sfortuna più grande della Celica è stata solo quella di incrociare sulle strade dei rally il portento Lancia Delta, l'auto che ha contribuito a ridefinire il mito di questa categoria. Ma guardando a un quadro più grande, la Celica ha posto le basi per una generazione di auto da rally giapponesi in grado di dare filo da torcere ai marchi europei e, con la sua livrea Castrol bianca, rossa e verde a far perdere la testa a molti appassionati.

Subaru Impreza 22B

Il 1997 è un anno di grandi cambiamenti regolamentari per il mondiale rally, questi ultimi richiedono un target più basso in quanto a numero di esemplari stradali venduti per poter far partecipare la vettura al campionato, e non richiedono che la vettura sia strettamente derivata da quella di serie.

Il primo marchio a rispettare il nuovo regolamento sarà proprio Subaru con la sua iconica Impreza 22B.
Nelle prime tre gare Liatti, Eriksson e McRae vincono a Montecarlo, in Svezia e in Kenya mentre nelle restanti gare della stagione arriveranno altre 5 vittorie (quattro per McRae e una per Eriksson) che permetteranno a Subaru di conquistare, per il terzo anno di fila, il campionato costruttori, ma non quello piloti, che McRae perse per un solo punto contro Makinen.
Un'auto, la 22B, divenuta leggendaria per la bellezza mozzafiato della sua livrea blu elettrico e giallo dello sponsor di tabacchi State Express 555 e le imprese dei suoi assi al volante, su tutti lo spettacolare e compianto scozzese Colin McRae, in onore del quale sarà diffuso anche un famosissimo videogioco.

Mitsubishi Lancer Evo

Creando la Lancer Evolution Mitsubishi ha iniziato uno scontro tra titani, durato più di vent'anni, con la gloriosa Subaru Impreza. Prodotte nello stesso momento, rivali da sempre. Come motore usò il quattro cilindri 4G63 2.0L della Galant VR-4, ma con ulteriori accorgimenti. Il vecchio cuore pulsante venne aperto e dotato di bielle e pistoni più leggeri, un intercooler maggiorato e un rapporto di compressione aumentato.

Ciò portò un beneficiò di 10 cavalli in più, arrivando così a 250. Per limitare l'aumento di peso venne completamente eliminato il rivestimento antivibrazione. Il risultato di tutti questi interventi fu ottimo.
Rispetto alla sua antenata perse 200 chili, combinati alla buona potenza sotto il cofano, la Evo fu da subito un'auto estremamente competitiva. I trionfi iridati arrivarono solo qualche anno più tardi, con le versioni III-IV-V e VI della Lancer Evo: quattro titoli piloti consecutivi (1996-99) con il finlandese Tommi Makinen e un titolo costruttori nel 1998.

Citroen C4 WRC

Sette mondiali rally conquistati sugli otto disponibili: tre costruttori (2008, 2009, 2010) e 4 piloti (2007-10), tutti con la leggenda di Haguenau Sebastien Loeb. Presentata nel settembre 2006 - nata per rimpiazzare la Xsara e derivata dalla C4 Coupé - l'auto rosso-blu sponsorizzata dalla RedBull montava la trazione integrale e un motore 2.0 turbo benzina da oltre 300 CV e all'esordio, al Rally di Montecarlo 2007, fece subito il botto, vincendo con Sébastien Loeb e occupando anche la piazza d'onore con Dani Sordo.

36 vittorie totali (su 56 gare) nel WRC di cui 13 su asfalto, superficie sulla quale non è mai stata battuta.
Un'auto guidata solo da grandi nomi: i già citati Loeb-Sordo nella squadra ufficiale, un giovane Ogier e addirittura Kimi Raikkonen, nel 2010, nel suo anno sabbatico dalla F1.

Volkswagen Polo R WRC

Due gare, tanta è stata "lunga" l'attesa per assistere al primo centro iridato del costruttore tedesco, con l'astro nascente dei rally Sebastien Ogier, in Svezia, nel secondo appuntamento mondiale della stagione 2013. È solo la prima delle 43 affermazione della Casa del Popolo, un dato ancor più strabiliante se si considera che sono state ottenute nello spazio di sole 52 gare nel WRC.

Quattro titoli mondiali in bacheca, tutti conquistati dall'asso transalpino, uno per ogni anno in cui la Polo ha divorato nevi, sabbie, sterrati e asfalti del World Rally Championship, dal 2013 al 2016, lasciando agli avversari solo le briciole. È questo l'incredibile record della vettura sviluppata dalla divisione sportiva di Wolfsburg. Una parabola vincente interrotta poi bruscamente.
A novembre del 2016, Jost Capito annuncerà il ritiro dai rally in seguito allo scandalo "Dieselgate", lasciandoci l'amaro in bocca per non aver visto in prova speciale la Polo Wrc Plus, ormai pronta a rimpiazzare la plurivittoriosa sorellina.

GR Yaris Rally1

L'ultimo grande cambiamento regolamentare del WRC è quello della stagione in corso (a tal proposito: Toyota ha presentato la GR Yaris Rally1 per il WRC 2022).

Da questa edizione il mondiale utilizza le nuove auto "Rally1" con powertrain ibrido plug-in, che permettono ai piloti di attraversare alcuni tratti scelti in modalità completamente elettrica. Il propulsore elettrico fornisce 100 kW (135 CV) di potenza in più alle vetture, per un totale di circa 500 CV, le vetture sono più semplici nell'aerodinamica e nelle sospensioni, mentre il cambio ha perso le palette al volante tornando alla leva.
La dominatrice finora è la nuova GR Yaris che in particolare - grazie alle prestazioni del classe 2000 Kalle Rovanpera - sta dominando le due classifiche piloti e costruttori. La Yaris - nella bella veste bianco-rosso-nera approntata dal team Gazoo Racing - dopo aver conquistato dall'ormai lontano 1999 il cuore degli automobilisti di tutti i giorni, promette di conquistare anche gli appassionati dei terreni accidentati.