Coronavirus, motori ed emissioni: in UE saltano tutti i piani

La crisi sanitaria e finanziaria legata al Coronavirus ha ormai investito l'Europa: in UE addio agli obiettivi sulle emissioni di CO2?

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L'Italia, come ormai gran parte dell'Europa e gli Stati Uniti, è attualmente intenta a combattere un nemico terribile quanto invisibile chiamato Coronavirus, una piaga che ha già messo in ginocchio diverse economie mondiali e probabilmente deve ancora "dare il suo massimo". Cosa intendiamo? Che una risoluzione della crisi sanitaria, al momento in cui scriviamo, è ancora lontana, non abbiamo neppure idea di quando vedremo la luce in fondo al tunnel, dunque di conseguenza i danni economici che ne deriveranno si potranno calcolare solo fra qualche settimana, più probabilmente fra qualche mese. Di certo i negozi al dettaglio sono chiusi, così le concessionarie e le officine (chi compra un'auto in un momento simile, quando è vietato persino uscire di casa?).
Da qualche ora, per decreto governativo, sono chiuse anche le fabbriche che producono materiali di "secondaria importanza", possiamo dunque soltanto immaginare quale crisi finanziaria ci aspetti dietro l'angolo, con il debito pubblico (italiano ma non solo) destinato a salire vertiginosamente fra le altre cose. Ebbene l'intera industria automotive europea sarà messa in ginocchio dalla pandemia e questo potrebbe far slittare anche i piani dell'Unione Europea in materia di emissioni di CO2.

Un 2020 sospeso

Come sicuramente saprete, di anno in anno l'UE sta abbassando gradualmente le emissioni di CO2 "gruppo per gruppo", significa che ogni produttore deve mantenere una determinata media per tutta la sua gamma, altrimenti può incappare in salate sanzioni economiche. Proprio per questo motivo il 2020 sarebbe stato un anno pieno di auto elettriche e ibride, poiché soltanto questi modelli possono contribuire ad abbassare le emissioni medie di ogni singolo brand, ora però con il Coronavirus in circolo nei polmoni del vecchio continente i paletti precedentemente imposti potrebbero saltare - o meglio, slittare. Se nel 2015 l'obiettivo era raggiungere i 130 grammi di CO2 per ogni chilometro percorso in Europa, nel 2021 si puntava ai 95 g/km, con consumi medi per la benzina pari a 4,1 litri ogni 100 km, 3,6 litri ogni 100 km per il gasolio. Le sanzioni sono alquanto chiare: dal 2019 ogni produttore deve pagare 95 euro per ogni g/km in eccesso. Senza adeguati progressi, è stato calcolato che la cifra da pagare all'UE sarebbe attorno ai 33 miliardi di euro per il biennio 20/21 - e negli ultimi anni si sono fatti pochissimi passi avanti a causa della moda dei SUV e dei crossover. Ora però la crisi Coronavirus potrebbe cambiare tutto.

Affrontare il caos

Come dichiarato dall'analista Frank Schwope della Norddeutsche Landesbank, "la crisi del Coronavirus ha posto problemi senza precedenti ai produttori automotive e ai loro fornitori. Produzione e vendite saranno paralizzate per almeno 4 settimane, motivo per cui gli obiettivi europei in materia di emissioni di CO2 o le multe ai vari brand potrebbero essere in qualche modo ammorbiditi oppure rinviati, così che le aziende abbiano il tempo per recuperare terreno e non essere ulteriormente penalizzate dalle sanzioni - in aggiunta alla crisi." Dello stesso avviso Guido Nelissen, esperto economico per l'IndustriAll-European Trade Union, che ha detto: "Le vendite in Europa sono andate giù dell'8% nei primi due mesi dell'anno e il vero crollo deve ancora arrivare. Penso ci sia occasione di chiedere all'Unione Europea di spostare gli obiettivi prefissati di un anno, così da non peggiorare una situazione già al limite."

La crisi attuale potrebbe persino rinviare l'obiettivo della CO2 Neutrality da raggiungere entro il 2050 in tutta Europa, salvo la Polonia che non fa parte dell'accordo, ma è ancora presto per dirlo. È presto anche per fare calcoli, e le perdite per il settore automotive potrebbero essere anche superiori alle aspettative. Una pandemia di dimensioni talmente spropositate come quella legata al Coronavirus però davvero non l'avevamo ancora sperimentata nell'era moderna, abbiamo ormai diversi produttori auto che hanno messo i loro impianti a disposizione per la costruzione di respiratori e mascherine, come accadeva in tempo di guerra (anche se all'epoca si producevano carri armati e aerei). Forse è davvero il caso di fermare un attimo gli obiettivi e rimetterci in piedi come lo eravamo appena qualche settimana fa, prima che arrivasse il caos. Già soltanto questo richiederà sforzi e sacrifici, su più fronti.