Colonnine e potenze: quando la TWINGO carica più velocemente della Model 3

Una Renault TWINGO E-Tech Electric può caricare più velocemente di una Tesla Model 3 o di una Mercedes-Benz EQE?

Colonnine e potenze: quando la TWINGO carica più velocemente della Model 3
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Le auto elettriche sono ormai una realtà affermata in tutta Europa, anche se nel nostro Paese faticano non poco per via dei costi di acquisto ancora troppo alti e le infrastrutture di ricarica considerate ancora insufficienti dalla maggior parte della popolazione. Tutte affermazioni sicuramente vere, nonostante si stia lavorando alacremente per aumentare stazioni e punti di ricarica lungo tutto lo stivale. Stazioni che non sono tutte uguali, a differenza dei distributori di carburante che più o meno offrono la medesima benzina in tutta Italia.

Per caricare in modo adeguato la propria auto elettrica, e anche eventualmente sceglierla prima di acquistarla, è fondamentale guardare anche alla potenza delle colonnine presenti nella nostra zona e alla capacità dei vari caricatori di bordo, un mondo ancora sconosciuto per la maggioranza del pubblico. Questo articolo vuole aiutare proprio chi mastica poco il mondo delle BEV, spiegando come funziona solitamente una ricarica e quale caricatore di bordo scegliere.

Tipo 2 o CCS Combo 2?

Partiamo dalle basi, dai vari connettori disponibili in Europa e dunque anche in Italia. Posto che praticamente ogni brand propone adattatori per la ricarica casalinga presso una qualsiasi presa Shuko, alle colonnine pubbliche si ricarica soprattutto con cavi di Tipo 2 oppure CCS Combo 2. In circolazione c'è ancora qualche auto con connettore CHAdeMO ma è uno standard che sta scomparendo del tutto, dunque anche noi lo metteremo da parte.

La prima cosa da fare in fase di acquisto di un'auto elettrica è dunque capire se abbia un connettore di Tipo 2 o CCS Combo 2, con quest'ultimo che comunque integra anche il Tipo 2 e può essere usato in due modi differenti, permettendo l'accesso a praticamente tutte le colonnine più recenti presenti sul territorio italiano. La differenza fra i due connettori sta tutto nella potenza di ricarica: il Tipo 2 infatti sfrutta la corrente AC e può arrivare massimo a 43 kW, anche se la maggior parte delle colonnine in circolazione si ferma a 22 kW (e così anche i caricatori di bordo delle auto).

Il CCS Combo 2 è ovviamente più veloce grazie alla corrente DC: se l'auto lo permette, è possibile anche toccare i 350 kW a 800 V presso le colonnine compatibili, che però sono pochissime in Italia (come le auto compatibili con tale tecnologia). A tal proposito vediamo di scattare un'istantanea della situazione attuale, per capire a che punto siamo con le colonnine e le potenze di ricarica.

Le colonnine di ricarica in Italia a giugno 2022

Secondi gli ultimi dati Motus-E aggiornati al 30 giugno 2022, in Italia ci sarebbero oltre 30.000 punti di ricarica per auto elettriche. C'è ancora tanto da lavorare ma è comunque un numero discreto, che permette alle elettriche presenti oggi sul territorio di spostarsi in libertà da nord a sud. Il vero problema è nelle potenze di ricarica. Il 78% di queste colonnine ha una potenza compresa fra 7 e 43 kW, sono dunque AC e forniscono una ricarica relativamente lenta.

Solo il 2% del totale ha una potenza compresa fra 50 e 150 kW, mentre un altro 2% riguarda le potenze superiori a 150 kW. Restano poi il 14% di colonnine fino a 7 kW e il 4% di punti di ricarica fra i 43 e i 50 kW (in foto: in alto il connettore di Tipo 2 della TWINGO E-Tech, in basso il CCS Combo 2 della Tesla Model Y).
Un quadro ancora desolante che rende i lunghi viaggi un po' più difficili, da programmare con discreta attenzione (anche se grazie agli sforzi di brand come Free to X abbiamo ormai anche parecchie colonnine super veloci lungo le autostrade, presso gli autogrill). Alla luce di questi dati, dunque, quale caricatore di bordo ci conviene scegliere sulla nostra auto?

Le piccole battono le grandi? Dipende

Qui si entra in un territorio molto delicato, anche perché le aziende non ci aiutano nell'uniformazione - ed è anche difficile per noi spiegare come funziona il tutto.

La carica di Tipo 2 delle auto elettriche odierne tocca solitamente gli 11 kW e i 22 kW, mentre con il CCS Combo 2 si sta mediamente tranquilli, poiché anche con 50 kW di potenza in circa un'ora è possibile recuperare buona parte della propria autonomia (molte auto odierne infatti hanno batterie comprese fra i 22 kWh e i 64 kWh, mentre la fascia Premium può raggiungere i 100 kWh). Il vero problema attuale è l'infrastruttura di ricarica, che come abbiamo visto nella stragrande maggioranza dei casi offre colonnine AC fino a 43 kW. Il nostro consiglio dunque è questo: investire nel caricatore AC di Tipo 2 più potente che ci sia nel listino del vostro modello preferito, da almeno 22 kW quando possibile. Questo perché moltissime auto, anche tanto costose, presentano caricatori AC limitati a 11 kW, lasciandoci di fronte a un paradosso bello e buono: per esempio, una Renault TWINGO E-Tech Electric è in grado di caricare più velocemente di una Mercedes-Benz EQE da oltre 90.000 euro.
Questo accade perché la TWINGO E-Tech 2022 (proviamo la TWINGO E-Tech Urban Night 2022) è equipaggiata con caricatore di Tipo 2 a 22 kW, mentre la EQE viene limitata a 11 kW dal proprio caricatore di bordo AC (per dare più spazio alla ricarica veloce CCS Combo 2).

Nella pratica, se vi trovate in un punto con sole colonnine AC da 22 kW, con la TWINGO elettrica in circa 60-75 minuti avete una carica completa da 230 km di autonomia, con la EQE "super ultra premium" nello stesso tempo invece caricate 11-13 kWh, il che si traduce in un 10-14% di carica totale e circa 50-55 km di percorso con i consumi della berlina tedesca (in alto la EQE che carica a 11 kW). Per chi non fosse molto pratico dell'argomento: ricordiamo che 1 kW di potenza ricarica 1 kWh in un'ora di tempo.
Stesso esempio si può fare con due rivali dirette come la Renault ZOE e la MINI Cooper SE. Sulla carta la MINI vince, poiché ha il CCS Combo 2 fino a 50 kW, il Tipo 2 però si ferma a 11 kW, mentre la ZOE 2022 arriva di serie a 22 kW, anche nella sua variante base.

Significa che in un'ora presso una colonnina AC fino a 43 kW (che ricordiamo sono il 78% del totale in Italia) la ZOE ricaricherà il doppio dell'energia della MINI, che ha sì un connettore CCS Combo 2 più veloce ma allo stesso tempo più difficile da reperire sul territorio nazionale.
Lo stesso discorso va fatto nel caso in cui vogliate acquistare una Tesla, che pur contando sulla rete di ricarica Supercharger con potenze fino a 150 e 250 kW in CCS Combo 2 ha la carica di Tipo 2 limitata. Se dunque vi trovate invece in una zona sprovvista di Supercharger, tornate a essere comunissimi mortali come gli altri utenti elettrici: ricarica di Tipo 2 bloccata a 11 kW su Model 3 e Model Y, 22 kW su Model S e Model X.

Anche se vi abbiamo consigliato di investire il più possibile nella ricarica AC di Tipo 2, non sempre le aziende ve lo permettono, dunque dovete tenere in conto che se nella vostra zona ci sono pochissime colonnine DC (o sono del tutto assenti) e la vostra auto non va oltre gli 11 kW AC, meglio optare per una batteria di medie dimensioni, fino a 52-64 kWh.
Intraprendere un viaggio con una Ford Mustang Mach-E GT che ha una batteria da 99 kWh lordi/88 kWh utilizzabili, ad esempio, vi costringe a usare quasi sempre il CCS Combo 2 in DC, poiché una ricarica AC limitata a 11 kW può durare anche fino a 8 ore dallo 0% al 100%.

Ovviamente il nostro ragionamento focalizzato sulla ricarica di Tipo 2 dipende dall'attuale situazione italiana (sopra: la MINI Cooper SE in ricarica), se lungo i vostri percorsi classici avete colonnine DC Fast Charge, non avrete alcun problema con le auto con batteria più grande. Inoltre il Tipo 2 ha comunque delle limitazioni: anche se la TWINGO E-Tech batte le premium in AC, in autostrada o presso le colonnine DC non può ricaricare, visto che è sprovvista di connettore. Sono tutti elementi che vanno valutati in fase di acquisto, o prima di intraprendere un viaggio in elettrico.

Il mondo della ricarica elettrica può sembrare una giungla imperscrutabile, alla fine della fiera però tutto è basato su matematica spicciola, calcolare tempi di ricarica e autonomie reali è un gioco da ragazzi se si conoscono questi tre elementi: potenza massima dei propri caricatori di bordo, potenza della colonnina a cui avete intenzione di aggancarvi, capacità effettiva della propria batteria. Se conoscete questi tre aspetti potete viaggiare in elettrico in ogni dove, anche con una TWINGO elettrica (anzi soprattutto con la TWINGO elettrica in zone senza caricatori DC). Per eventuali dubbi o domande utilizzate pure i commenti in basso.