Boom di auto elettriche in Svezia ma manca l'energia: abbiamo un problema?

L'Europa sta spingendo sulle auto elettriche ma non ha tempo per aggiornare la rete: siamo davvero pronti per uno switch di massa?

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In Italia il mercato delle auto elettriche stenta ancora a decollare in modo massiccio, a causa di diversi problemi che sono davanti agli occhi di tutti. Pensiamo al numero di colonnine pubbliche che ancora mostra dei limiti, rispetto alla popolazione, ai costi delle auto, certamente superiori alle controparti a benzina, diesel o a metano, all'autonomia delle batterie, che ancora non soddisfa la maggior parte degli automobilisti.
Con l'arrivo dell'Ecobonus governativo, dopo lo scorso mese di marzo c'è stata sicuramente una leggera accelerata, e saranno molte le EV vendute da qui al dicembre 2021, siamo però ancora molto indietro rispetto ad altri Paesi europei - e la cosa potrebbe non essere del tutto negativa.
Uno switch di massa è certamente necessario per abbassare le emissioni inquinanti nel mondo, le auto "emissions free" però non si alimentano ad aria ma hanno bisogno di energia elettrica, e non tutti abbiamo pannelli fotovoltaici per produrre il nostro fabbisogno personale direttamente "in casa". Con una rivoluzione di massa, il bisogno di energia delle varie nazioni crescerebbe sicuramente a dismisura, un'eventualità a cui bisogna prepararsi a dovere e che forse la Svezia ha sottovalutato. E non solo lei.

Mercato a +253%

Nel Paese scandinavo, i recenti incentivi hanno determinato un vero e proprio boom di vendite di auto elettriche, con la popolazione spinta anche dalle notizie in arrivo dalla vicina Norvegia, il miglior mercato elettrico del momento, almeno nel vecchio continente. I dati parlano di una crescita del 253% nei primi cinque mesi del 2019, con la Tesla Model 3 assoluto best seller con 1.649 unità consegnate - un numero ovviamente parziale che cresce di giorno in giorno.
La seconda auto EV più venduta in Svezia è poi la Renault ZOE, che con l'arrivo della nuova generazione può migliorare ulteriormente la sua diffusione, mentre chiude il podio la Kia Niro. La Top 10 continua poi con la Nissan Leaf, la BMW i3, la Tesla Model S, la Hyundai Kona, la Hyundai Ioniq, la Volkswagen Golf (con il marchio tedesco che attende sicuramente di vedere l'accoglienza della sua nuova Volkswagen ID.3) e l'Audi e-tron.
Un risultato eccezionale, dunque, anche visti i prezzi che nel Paese differenziano le vetture elettriche da quelle tradizionali. Se in Norvegia a causa della tassazione le auto EV e a benzina costano quasi uguale, ulteriore motivo per scegliere un'elettrica, in Svezia un veicolo BEV costa mediamente quasi il doppio di un normale ICE, un po' come in Italia, dunque vedere una tale crescita certamente sorprende.
Il governo ha inoltre fatto sapere di voler fermare le vendite di auto tradizionali già nel 2030 per ridurre le emissioni veicolari del 70%, arrivando a essere nel 2045 una nazione "Carbon Neutral", questo però significa l'arrivo su strada di almeno 2,5 milioni di vetture elettriche e ibride plug-in, dalle 70.000 presenti oggi. Tutte queste nuove auto a batteria andranno ovviamente alimentate e il Paese svedese potrebbe aver fatto male i calcoli.

Dall'abbondanza alla mancanza

Se fino allo scorso anno la Svezia riusciva a esportare il 10% dell'energia elettrica nazionale, oggi le cose sono già molto cambiate, con le principali città che hanno visto crescere la richiesta in modo vertiginoso. Il Paese ha bisogno di potenziare la sua rete, questo però non si ottiene con uno schiocco di dita: secondo la società di distribuzione Ellevio, ci vorranno 10 anni per depositare nuovi cavi, significa che Stoccolma non avrà un boost di energia significativo fino al 2030. Nel frattempo, nei primi cinque mesi dell'anno nel Paese sono state vendute 6.694 auto elettriche e molte altre saranno immatricolate entro la fine dell'anno - in Europa si aspettano 500.000 nuove vetture EV nel 2019.
Secondo Johanna Lakso di Power Circle, le auto elettriche possono essere da una parte un disastro per la rete, dall'altra una manna: bisognerebbe infatti costruire infrastrutture smart in grado di prendere l'energia dalle auto ferme nelle fasce di maggior bisogno, non solo concederla.

È in fondo anche l'idea di Nissan, che proprio qualche settimana fa ha avviato in Italia la sperimentazione della sua tecnologica V2G, con le Nissan Leaf in grado di cedere energia alle colonnine, non solo di prenderla.
L'incognita è tutta legata ai tempi: per realizzare un piano Vehicle-To-Grid "di massa", bisogna aggiornare sia le colonnine esistenti (o comunque costruirne di nuove) che le vetture EV, che in futuro dovrebbero tutte avere la possibilità di cedere energia alla rete. Una sfida per la quale potremmo essere già fuori tempo massimo, anche se speriamo vivamente di no. (Dati: Bloomberg)