Benzina e diesel sempre più cari: settore auto a rischio Effetto Farfalla

Il settore auto, come l'economia italiana, rischia l'Effetto Farfalla: l'aumento dei carburanti può condizionare l'intera produzione.

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Il nostro Paese sta attraversando un momento di grandi incertezze, soprattutto a livello economico. Se entro la fine dell'anno il governo non troverà una copertura di 23 miliardi, utilizzati in questo 2019 soprattutto per la Quota 100 e il Reddito di Cittadinanza, dall'1 gennaio 2020 scatterà come previsto l'aumento dell'IVA al 25%, una misura che il Premier e i due Vice Premier vogliono scongiurare a tutti i costi.
Su queste pagine non ci occupiamo certo di economia, da automobilisti però dovremmo preoccuparci non poco, anche perché sembra che già altri servizi e beni siano già aumentati per le due e quattro ruote.
Come riportato dall'Osservatorio Autopromotec, nel 2018 abbiamo speso il 3,7% in più rispetto al 2017 per riparare le nostre vetture e garantire loro una corretta manutenzione. Si parla di 32,1 miliardi contro i 30,9 dell'anno precedente, un aumento di spesa dovuto anche al rincaro dei servizi di assistenza e dei pezzi di ricambio, degli accessori, degli pneumatici e dei lubrificanti.

Pochi centesimi diventano milioni di euro

Come se questo non bastasse, il Codacons ha appena lanciato un nuovo allarme riguardante il prezzo dei carburanti alla pompa, che rischia di diventare una nuova stangata per le famiglie - portando inoltre l'inflazione ad aumentare dell'1%. Queste le parole dell'associazione per la difesa dei diritti dei consumatori: "Il tasso di inflazione potrebbe subito uno scossone nelle prossime settimane, a causa del rialzo dei listini dei carburanti avvenuto nell'ultimo periodo".
Un rincaro subdolo, quello sui carburanti, che pochi centesimi alla volta può determinare una spesa superiore di 390 euro all'anno per una famiglia standard con due figli. Nel mese di marzo il prezzo del tanto odiato diesel è cresciuto del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2018, la benzina invece è salita del 2,4% rispetto al mese di febbraio 2019 - e crescite di questo tipo su base mensile possono davvero spaventare.
Un problema da non sottovalutare, poiché i carburanti aumentano non soltanto per i privati ma anche per le compagnie di trasporto pubblico, le aziende e chiunque utilizzi mezzi su gomma con motorizzazioni tradizionali. Questo può ovviamente causare rincari a catena per tutta la filiera dei trasporti e non è certo un qualcosa da prendere alla leggera.

The Butterfly Effect

L'unico settore che sembra non risentire di questo trend al rialzo - per ora - è quello delle assicurazioni auto, i cui prezzi secondo l'Ivass, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, sono scesi mediamente di 96 euro negli ultimi cinque anni. Dai 515 euro di fine 2013 siamo arrivati a 419 euro di fine 2018, con il 50% degli assicurati italiani che paga meno di 376 euro - sempre in media.
Mancano però i dati di inizio 2019, un anno che potrebbe ridurre leggermente il calo dell'ultimo periodo, con un aumento stimato del 3,83% per tutti quegli automobilisti protagonisti di un sinistro con colpa nel corso del 2018. E cosa succede quando i prezzi di beni e servizi aumentano? Calano ovviamente le vendite e la produzione, anche nel settore auto.
A marzo 2019 in Europa (più Paesi Efta, ovvero Svizzera, Norvegia e Lussemburgo) sono state immatricolate 1.770.849 nuove auto, -3,6% rispetto allo stesso mese del 2018, con il Gruppo FCA che ha perso addirittura l'11,7%. Se si guarda all'intero trimestre gennaio-marzo 2019, il calo generale è stato del 3,2% rispetto al 2018, con 4.032.881 nuove vetture consegnate.
Possiamo quasi parlare di Butterfly Effect: tradizionalmente, sembra che il battito d'ali di una farfalla possa provocare uragani dall'altra parte del mondo. Potremmo traslare tutto a livello economico: un minimo aumento dei carburanti può causare perdite all'intera industria automotive, anche per questioni legate alla sfiducia degli utenti e al pessimismo globale.

Basta la semplice idea o la percezione che tutto stia aumentando perché il pubblico sia più cauto e attento al proprio portafogli, figuriamoci quando i rincari avvengono per davvero e all'orizzonte può esserci la scure dell'IVA al 25% - che andrebbe di fatto a toccare qualsiasi bene o servizio del nostro quotidiano.
Probabilmente è proprio da un coinvolgente senso di ottimismo che bisognerebbe partire, affiancato da soluzioni governative concrete ovviamente. Sarebbe bello, per una volta, riportare notizie positive da regalare agli utenti, anche se questo non avverrà oggi. Chissà domani, dopotutto sarà un altro giorno.