Autostrade e limiti di velocità: siamo davvero pronti per i 150 km/h?

Qualcuno vorrebbe portare il limite di velocità autostradale in Italia a 150 km/h, l'ASAPS però avverte: "Avremo solo svantaggi e rischi".

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La Germania è conosciuta nel mondo per la sua birra, le sue foreste e i suoi castelli, i würstel e i crauti, ma anche per il calcio, le automobili e gli ingegneri della Formula 1. C'è anche un altro elemento però che fa del Paese europeo un'eccezione: i limiti autostradali. Le autostrade tedesche sono il paradiso di chi ama la velocità e le auto di grande cilindrata, poiché non impongono alcun limite di marcia, mentre nel resto d'Europa si va dagli 80 km/h massimi di Malta ai 140 km/h della Polonia.
In Italia, come sappiamo bene, le automobili per il trasporto passeggeri non possono superare i 130 km/h, qualcuno però vorrebbe innalzare il limite a 150 km/h. In verità, questo è possibile già oggi, come recita l'articolo 142 del Codice della Strada. Si possono toccare i 150 km/h su "autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, dotate di apparecchiature debitamente omologate per il calcolo della velocità media di percorrenza su tratti determinati".
È dunque necessario che l'autostrada rispetti determinati canoni, inoltre enti proprietari o concessionari possono scegliere di innalzare il limite - segnalandolo in modo adeguato - solo dopo aver studiato attentamente "l'intensità del traffico medio, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell'ultimo quinquennio", è quindi una questione molto seria.

Sanzioni e spazi di frenata

Oggi invece si parla di elevare il limite su qualsiasi autostrada d'Italia, del resto 20 km/h in più possono sembrare pochi, l'ASAPS però - il portale della Sicurezza Stradale - ha snocciolato tutti i dubbi riguardanti un provvedimento simile. Se la velocità aumenta di appena il 15%, l'energia accumulata sale del 33%, questo significa che lo spazio di frenata a 150 km/h diventa ovviamente più alto che a 130 km/h.
A 130 servono 93,14 metri per fermarsi su strada asciutta, mentre a 150 si sale a 124,01 metri; con strada bagnata si parla di 130,40 metri contro 173,71. Inoltre un limite più alto ammorbidirebbe le sanzioni, concedendo più libertà agli amanti della velocità. Sempre ASAPS ha descritto questi esempi, tenendo conto del 5% di tolleranza sul misurato: fino a 157 km/h non ci sarebbe nessuna sanzione per l'automobilista, a 167 km/h di media si parlerebbe di appena 41 euro e nessun punto decurtato sulla patente, ci vorrebbero i 200 km/h (fino a) per pagare 169 euro di multa e perdere 3 punti, numeri che potrebbero spaventare davvero poco gli amanti della rapidità.
Del resto si stima che il 90% dei patentati abbia 26 punti sulla propria patente, bisognerebbe farsi pizzicare svariate volte per consumarli tutti. Le pene si fanno più importanti andando fino a 221 km/h, con 532 euro di sanzione e 6 punti decurtati, per arrivare agli 828 euro e 10 punti per chi li supera, di media, i 221 km/h.

Prima le infrastrutture

Non è però soltanto una questione di multe e punti sulla patente: è oggettivo che l'innalzamento della velocità può rendere più pericoloso il viaggio in autostrada. L'ASAPS immagina una situazione (neppure tanto) limite, con due corsie occupate da camion in sorpasso a 82 km/h: questo spinge anche chi viaggia fra i 130 e i 150 a spostarsi frequentemente sulla terza corsia, dove potrebbero sfrecciare di continuo auto a 157 km/h - con un potenziale aumento degli impatti ad alta velocità o delle situazioni di pericolo in generale.
Per il portale, i 150 km/h potrebbero dunque portare più svantaggi che vantaggi, con un aumento dei consumi medi, dell'inquinamento (si pensi all'Austria, che ha recentemente portato il limite autostradale per le vetture a carburante tradizionale a 100 km/h proprio per limitare le emissioni) e dei rischi, rispetto a un guadagno di tempo irrisorio.
Al di là della teoria, però, siamo davvero pronti a innalzare il limite a 150 km/h su tutte le autostrade d'Italia? Probabilmente no, soprattutto per via delle infrastrutture, basti pensare che nel 2016 soltanto l'1,8% delle autostrade italiane era a quattro corsie. Su una rete autostradale di 6.500 km, 4.073,5 risultavano ancora a due corsie per senso di marcia, 1.800 a tre corsie e appena 115,3 a quattro corsie. Inoltre sappiamo tutti cos'è successo al Ponte Morandi di Genova lo scorso ferragosto, con svariati altri viadotti autostradali tenuti sotto stretta sorveglianza su tutto il territorio.
Il confronto con la Germania è impari, su 12.845 km sono molti i tratti all'avanguardia con tre corsie più quella di emergenza, con diversi tratti a quattro corsie più l'emergenza (come ad esempio la A9 Monaco-Berlino); le autostrade peggiori si trovano nel territorio della ex-Germania Est, ma si sta lavorando per avere l'intera Autobahn a tre corsie.

Inoltre l'Italia non gode di un parco auto chissà quanto "giovane": a maggio 2018, l'età media dei 37,16 milioni di veicoli circolanti sfiorava gli 11 anni, con 1,5 milioni di vetture Euro 0 e 7,6 milioni Euro 3, immatricolate prima del 2001, e anche questo fattore può diminuire la sicurezza sulle autostrade con limite a 150 km/h.
Il buon senso ci porta dunque a dire: meglio mantenere i 130 km/h ed evitare rischi inutili. Questo però non dev'essere un'occasione per lasciare tutto invariato, non deve frenare lo sviluppo del Paese, che merita una rete autostradale migliore, all'avanguardia, al pari di altre nazioni Europee. Tocca in pratica preparare il terreno a dovere, per ottenere frutti di qualità.