Auto elettriche e batterie: il rischio incendio è più alto delle termiche?

Appena qualche giorno fa una Tesla Model S ha preso fuoco dopo un incidente: le auto elettriche hanno un rischio incendio più alto delle auto termiche?

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Lo scorso 25 febbraio una Tesla Model S è stata protagonista di un brutto incidente in Florida, finito purtroppo in modo tragico. La vettura, secondo le testimonianze lanciata fra i 120 km/h e i 145 km/h, è uscita di strada impattando contro alcuni alberi, fino a rimanere incastrata e a prendere fuoco. Il conducente all'interno è rimasto, sempre secondo il racconto dei primi soccorritori, chiuso nel veicolo, poiché le portiere - per motivi ancora da accertare - sono rimaste bloccate in seguito all'impatto.
Sarà compito degli investigatori scoprire le cause di quest'ultimo motivo, noi invece vogliamo fermarci un attimo prima facendoci una domanda ben precisa: è facile che una macchina elettrica prenda fuoco?

Chimica ed elettricità

Iniziamo col dire che anche le macchine termiche possono ovviamente essere soggette a incendi, "spontanei" e non. Può accadere per un danno di tipo elettrico oppure per una perdita di carburante, è sempre molto difficile però capire le cause dei roghi perché il fuoco distrugge ogni prova. In caso di incidente poi, capita abbastanza di frequente che il carburante fuoriuscito generi fuoco e fiamme. Come ben sappiamo, il carburante tradizionale non ha nulla a che fare con le auto elettriche al 100%, al loro interno però c'è un elemento altrettanto pericoloso: la batteria.
Nonostante dalla pila di Alessandro Volta siano passati oltre 200 anni, il principio alla base dei moderni accumulatori è pressoché identico: questi sfruttano l'energia chimica per produrre energia elettrica. Mettendo da parte le classiche batterie alcaline, al nichel-cadmio, al piombo-acido, la nichel-metallo idruro, le più usate - a oggi - sono certamente quelle agli ioni di litio Li-ion. Parliamo di batterie sigillate presenti all'interno dei più comuni dispositivi elettronici (smartphone, tablet, macchine fotografiche e quant'altro) così come all'interno delle attuali auto elettriche - in attesa della tecnologia a stato solido.
Queste hanno un rapporto peso-potenza davvero ottimo e un effetto memoria molto ridotto, inoltre tendono a scaricarsi poco durante i periodi di inattività. Si tratta di batterie solitamente molto efficienti e affidabili, possono però ovviamente incappare in anomalie e problemi: uno di questi è chiamato Thermal Runaway, ovvero un innalzamento della temperatura in grado di rompere l'equilibrio termico del sistema e distruggere la batteria nella sua interezza. Questo accade quando gli ioni di litio si surriscaldano a tal punto da far reagire l'elettrolita con altri elementi chimici, producendo così gas e aumentando la pressione interna.
Può accadere nelle automobili come negli smartphone, del resto ricordiamo tutti la vicenda dello sfortunato Galaxy Note 7 di Samsung, che a causa di batterie fallate è stato ritirato dal mercato in seguito a centinaia di esplosioni in tutto i mondo.

Il thermal runaway è un caso limite e tutt'altro che comune, è comunque citato all'interno del manuale della Tesla Model S, ad esempio: la società americana avverte che le celle agli ioni di litio possono sviluppare dei gas solo in caso di incidente e/o rottura della batteria, con surriscaldamento superiore ai 150 gradi per un periodo di tempo prolungato o con sovraccarichi. Le auto di Elon Musk hanno diversi modi per "difendersi" e prevenire incendi di questo tipo, con dispositivi elettronici in genere molto affidabili, tutto però diventa più "caotico" quando si fa per l'appunto un incidente.
Un impatto a gran velocità può dunque determinare un pericoloso incendio, nonostante a bordo delle vetture EV non ci sia neppure una goccia di carburante infiammabile. A dirlo è anche la NHTSA, la National Highway Traffic Safety Administration americana, che diversi anni fa ha prodotto uno studio proprio sul pericolo incendi delle vetture elettriche. I risultati hanno restituito tre cause scatenanti generali: la prima riguarda ovviamente gli urti meccanici, la seconda eventuali problemi elettrici come il sovraccarico e il cortocircuito, la terza problemi termici come l'eccessivo surriscaldamento e l'errata ricarica.

Esiste un "pericolo elettrico"?

A oggi, non esistono ancora statistiche precise su quanti mezzi elettrici sono andati a fuoco dopo un violento sinistro, anche dal punto di vista legislativo (in Italia come all'estero) c'è un vuoto non indifferente in materia di prevenzione incendi su vetture elettriche. Di certo i grandi produttori sono al corrente del problema e stanno cercando di proteggere i loro pacchi batteria il più possibile, provando così a evitare pericolose rotture in caso di impatto o a raffreddare le batterie in caso di necessità.
Sempre Tesla, dopo i primi roghi e lo studio della NHTSA, ha modificato il suo software per permettere alle sue vetture di alzare leggermente il pianale in autostrada, evitando così di urtare eventuali oggetti. C'è dunque bisogno di andare nel panico e temere le auto elettriche? Non siamo certo a questi livelli di allarme, nonostante le diverse notizie di incendi arrivate da tutto il mondo in questi ultimi anni (in questo articolo ad esempio abbiamo visto una moto elettrica prendere fuoco in fase di marcia) parliamo di un numero di anomalie molto basso, nella quasi totalità causate da incidenti stradali - e in questo, anche i veicoli tradizionali sono assolutamente a rischio.
Anche la carica presso le stazioni veloci è considerata più che sicura, con sistemi di controllo sia sui veicoli che sulle colonnine. Molto probabilmente le tanto agognate batterie a stato solido andranno a risolvere anche questo problema, è però ancora presto per parlare. (Dati: Antincendio-Italia)