Un anno di monopattini elettrici, fra sogni green, incidenti e polemiche

Il 2020 è stato (anche) l'anno dei monopattini elettrici, c'è però ancora chi punta il dito e chi non ha ben capito come si utilizzano.

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Oltre a esser stati funestati in maniera clamorosa dal Coronavirus, i dodici mesi del 2020 hanno anche sancito il boom definitivo dei monopattini elettrici in Italia - e per diversi motivi. Nel dicembre 2019 è arrivata l'equiparazione alle biciclette, già a inizio 2020 dunque tanti appassionati non hanno certo perso tempo ad acquistare un modello da utilizzare in strada. A maggio poi, dopo i terribili mesi di lockdown, il regalo del Governo giallo-rosso: un Bonus Mobilità valido anche per l'acquisto di monopattini elettrici, mezzi green e individuali che avrebbero potuto ridurre l'afflusso dei cittadini sui mezzi pubblici delle grandi città. Approfittando del 60% di sconto/rimborso (iniziativa che tornerà anche nel 2021), tantissimi italiani hanno infine ceduto alla moda del monopattino, senza ovviamente dimenticare tutti i viaggi effettuati grazie allo sharing, con servizi di noleggio condiviso spuntati come funghi nei maggiori centri abitati. Insomma, tantissimi utenti hanno familiarizzato con questi nuovi veicoli, tanti però - soprattutto i giovanissimi - hanno preso la cosa sottogamba, ignorando del tutto le regole ufficiali e il normale buonsenso. Arrivati al 31 dicembre 2020, cerchiamo di fare un bilancio sulla questione, anche alla luce delle nuove proposte avanzate dalla Regione Lombardia - fra bisogni reali e sterili polemiche politiche.

Polemica a tutti i costi

Questa nostra riflessione parte dalle dichiarazioni di Riccardo De Corato, attuale assessore alla sicurezza della Regione Lombardia, secondo cui sarebbero stati oltre 240 gli incidenti con feriti nella sola città di Milano da giugno a dicembre 2020. Troppi, certamente, l'assessore però se l'è presa in modo diretto con il sindaco meneghino Beppe Sala, che in favore di biciclette e monopattini ha creato nuove piste/corsie ciclabili e autorizzato nuovi servizi di sharing. Pensiamo però che il problema della sicurezza sia solo in parte politico, che molto dipenda in maniera diretta dalla responsabilità personale di ognuno. Moltissimi utenti si sono approcciati al mondo della micromobilità elettrica senza conoscere le regole da seguire, motivo per cui in pochissimi - sempre a Milano - girano dopo il tramonto con un giubbetto o un copri zaino catarifrangenti. Tanti sono soliti andare anche in due su un singolo monopattino, oppure sfrecciare sui marciapiedi, tutte cose già vietate dalle attuali regole. È dunque colpa delle istituzioni o degli utenti? Se un automobilista va a 250 km/h su un'autostrada con limite esplicito di 130 km/h, è colpa in qualche modo delle autorità che permettono alle auto di circolare o di quel singolo conducente irresponsabile? Poi si potrebbe di certo discutere di un eventuale patentino, o magari lasciare la guida dei monopattini a chi è già munito di patente - visto che parte del problema sono proprio i giovanissimi.

È grazie a questo ragionamento che le polemiche politiche perdono ogni valore, con l'attenzione che invece vira naturalmente verso tutt'altro: la corretta informazione. Fra le proposte di De Corato ne abbiamo individuata una particolarmente utile: portare nelle scuole superiori lezioni teoriche su come si guida un monopattino elettrico, unite a confronti con volontari del 118 per comprendere fino in fondo tutti i rischi che si corrono su questi veicoli - che non sono affatto dei giocattoli.

Responsabilità politica, responsabilità personale

Una simile campagna di informazione sarebbe davvero cosa buona e giusta, perché è troppo semplice puntare il dito contro i veicoli quando il vero problema riguarda chi li guida senza coscienza. L'assessore lombardo ha anche scritto al Ministero dei Trasporti chiedendo l'obbligatorietà del casco, della targa e dell'assicurazione. Se sul primo punto (che si risolve con una spesa irrisoria) possiamo anche trovarci d'accordo, non a caso chi scrive utilizza regolarmente un casco per andare in monopattino a Milano, sul secondo e sul terzo abbiamo qualche riserva. Se i monopattini elettrici rispettano tutte le regole previste per l'omologazione, di potenza e di velocità massima, non hanno alcun bisogno di targa e assicurazione, seguono le stesse regole delle biciclette a pedalata assistita. Inoltre è molto facile parlare adesso, con centinaia di migliaia di cittadini che hanno già acquistato un veicolo simile proprio per non pagare un'assicurazione su un tradizionale scooter e muoversi in maniera economica ed ecologica. L'obbligo di assicurazione andava in caso deciso prima che tanti italiani venissero spinti ad acquistare un nuovo monopattino elettrico, sarebbero inoltre davvero troppe le incognite attuali. Quale compagnia di assicurazione stipulerebbe una polizza a un diciassettenne in monopattino? E quanto arriverebbe a costare? Quanti italiani sarebbero disposti a pagare davvero?

Siamo certi che, a tali condizioni, molti opterebbero per un classico scooter a benzina, la micromobilità elettrica verrebbe così soffocata e privata di tutti i benefici attuali. In poco tempo, con targa e assicurazione obbligatoria, il settore verrebbe probabilmente annientato quasi del tutto. Senza assicurazione, chi crea un danno in monopattino è tenuto a risarcire di tasca propria (un genitore in caso di conducente minorenne, motivo per cui forse si potrebbe lasciare la guida ai patentati), e questo ci riporta al nodo chiave della questione: un utente consapevole, bene informato, che guida in modo corretto seguendo tutte le regole, riduce anche il rischio di creare incidenti e di farsi male, è su questo chiodo che bisogna battere.

Nessun veicolo del resto è davvero sicuro al 100% se chi guida non ha buonsenso: una bicicletta ha i medesimi rischi di un monopattino, scooter e moto ne hanno anche di più, persino camminare a piedi ci mette in pericolo - c'è chi cammina guardando lo smartphone, le strade sono piene di buche, ci sono sempre automobilisti distratti che potrebbero investirci e potremmo continuare ancora. Bisogna dunque capire dove finisce la responsabilità delle istituzioni e dove inizia quella personale, speriamo che il 2021 faccia un po' di chiarezza in merito.